Raccontare Campobasso non basta più: chi governa risponda dei risultati e inizi a governare
- redazione informamolise
- 7 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min
Azione Universitaria Unimol smonta le narrazioni e presenta un piano operativo con tempi e responsabilità.

“Tutto il resto lo abbiamo già sentito. Caro consigliere Nicola Messere, noi giovani vi chiediamo una cosa semplice: non parlate più di noi se non siete disposti ad ascoltarci e, soprattutto, ad agire.” Inizia così la nota di Azione Universitaria Unimol, che interviene con fermezza dopo le recenti dichiarazioni sul futuro del centro storico da parte del consigliere Messere del centro sinistra. Le criticità evidenziate da Il Sole 24 Ore non sono percezioni: sono fatti. E i fatti, a differenza delle narrazioni, non si possono aggirare. Non servono nuove idee tirare all’aria, servono tavoli di confronto, progettazione, vision e Serve fare quello che già si è detto. Subito.
“Non si può parlare di ‘città universitaria’ se uno studente fatica a muoversi, se la sera la città si spegne, se l’accessibilità è un ostacolo e non un diritto. Orari del trasporto pubblico, corse serali, abbattimento delle barriere architettoniche: non è visione strategica. È amministrazione ordinaria. È il minimo sindacale.” Secondo Azione Universitaria, continuare a evocare progetti come lo “studentato diffuso” senza aver reso il centro storico vivibile, sicuro e funzionale significa alimentare aspettative che la realtà quotidiana smentisce.
“Gli studenti non si attirano con le conferenze stampa. Restano dove trovano servizi, opportunità, qualità della vita. Se il centro è un ‘ferito’, allora qualcuno deve spiegare perché la cura, da anni, non ha prodotto risultati.” Azione Universitaria Unimol non si limita alla critica, ma mette sul tavolo una proposta concreta, chiara e soprattutto verificabile. Perché il tempo delle analisi è finito: oggi servono interventi immediati, con scadenze precise e responsabilità definite. Sul tema del trasporto pubblico, non si può più rimandare.
Entro 60 giorni è necessaria una rimodulazione completa degli orari, costruita sulle reali esigenze di studenti e lavoratori come già abbiamo evidenziato più volte . È indispensabile garantire corse serali almeno fino alle 24, perché una città che si spegne nel tardo pomeriggio è una città che si condanna da sola. Allo stesso tempo, serve trasparenza: frequenze e puntualità devono essere pubbliche e consultabili, perché i cittadini hanno diritto di sapere come funziona un servizio essenziale. Per quanto riguarda il centro storico, entro 90 giorni devono partire interventi visibili e concreti. Non servono grandi annunci, ma azioni immediate: un piano straordinario per abbattere le barriere architettoniche, interventi sulle pavimentazioni dissestate — dalle basole ai marciapiedi — e un potenziamento dell’illuminazione pubblica nelle aree più critiche.
L’accessibilità e il decoro urbano non sono dettagli: sono le condizioni minime per rendere una città vivibile se si è intenzionati a sviluppare un progetto rivolto a studenti Sul fronte della sicurezza e della vivibilità, entro 120 giorni è necessario garantire una presenza stabile e visibile nelle ore serali. Non si tratta di alimentare allarmismi, ma di dare certezza ai cittadini e a chi vuole vivere il centro. Serve inoltre un protocollo operativo con commercianti e residenti, per affrontare in modo coordinato le criticità quotidiane, e la creazione di spazi di socialità controllata per i giovani, che offrano alternative sane e sicure. Il capitolo giovani e socialità non può più aspettare. Gli interventi devono partire subito.
Occorrono incentivi reali per chi vuole investire in attività culturali e imprenditoriali, ma anche una gestione intelligente degli spazi pubblici oggi inutilizzati, attraverso bandi semplici e rapidi. Parallelamente, è fondamentale costruire un calendario stabile di eventi che renda il centro storico vivo durante tutto l’anno, e non solo in occasioni sporadiche non solo il centro storico. Infine, il rapporto tra città e università deve diventare strutturale. Entro sei mesi è necessario arrivare a un accordo operativo con Università degli Studi del Molise, attraverso un tavolo permanente che coordini servizi e strategie. Trasporti, alloggi e servizi digitali devono essere integrati in un sistema coerente, capace di rispondere davvero alle esigenze degli studenti. Solo così Campobasso potrà diventare una vera città universitaria: non proclamata, ma vissuta quotidianamente. Questa non è una lista di promesse.
È un impegno concreto, misurabile e verificabile. Perché amministrare significa scegliere, agire e rispondere dei risultati. Oggi Campobasso vive una stagione politica segnata più da equilibri interni che da visione esterna, più da logiche di convenienza che da scelte coraggiose. Una politica fatta di piccoli interessi, di egoismi, di continue mediazioni al ribasso, dove troppo spesso nessuno decide davvero e tutto viene rinviato, condiviso, diluito fino a diventare inefficace. E mentre si rimanda, la città si svuota. Mentre si media, i problemi restano. Mentre si gestiscono equilibri, si perde il contatto con la realtà. Questa non è guida amministrativa: è galleggiamento.
E i cittadini lo percepiscono. Lo vivono ogni giorno.
Lo vedono nei servizi che non funzionano, nelle opportunità che mancano, nei giovani che vanno via o che restano senza prospettive. Noi giovani, oggi, non siamo più disposti ad accettarlo. Non siamo più disposti a chiedere ciò che dovrebbe essere garantito. Non siamo più disposti a sentirci dire che “serve tempo”, quando il tempo è già stato consumato.
Chiediamo normalità amministrativa.
Chiediamo responsabilità.
Chiediamo rispetto.
Perché una città senza decisioni è una città senza futuro.
E una politica che non decide, prima o poi, viene superata dalla realtà. Non servono slogan, né contrapposizioni sterili. Serve una classe dirigente che torni ad assumersi il peso delle scelte.
Perché i cittadini possono anche aspettare.
Ma non aspettano per sempre.
Il gruppo di Azione Universitaria Unimol



Commenti