Prezzi salari : la grande anomalia
- redazione informamolise
- 10 mag
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Lo stipendio dei lavoratori dipendenti non regge il passo dell’aumento dei prezzi e nel carrello della spesa non si riesce più a mettere le stesse cose di sei anni fa.
La causa vera è determinata dai contratti scaduti e dai rinnovi contrattuali più bassi dell’inflazione, a cui si aggiungono; misure fiscali distorsive che discriminano e non risolvono, per una buona parte la colpa è anche di sindacati e aziende con regole ferme al 1993, formalizzate nel Protocollo del 23 luglio 1993, che prevede relativamente al contratto nazionale di categoria, una durata di quattro anni per la parte normativa, e di due anni per la parte economica, e tre mesi prima della scadenza, le organizzazioni dei datori e dei lavoratori si incontrano per avviare le trattative per il rinnovo.
Fra il 2015 e il 2021 le retribuzioni sono cresciute in linea con i prezzi, in alcuni casi anche poco sopra, ma il quadro cambia con l’inflazione alta, infatti nel 2022 i prezzi aumentano dell’8,5%, nel 2023 del 6,4%.
Nel Terziario il contratto scaduto nel 2019 è stato rinnovato soltanto nel 2024, con un ritardo di 5 anni!
Per i Metalmeccanici il rinnovo del contratto scaduto nel 2024 è arrivato nel 2025, dopo 17 mesi di trattativa e 40 ore di sciopero.
Nel complesso oggi tra scadenza e firma passano in media 14 mesi nel pubblico e 13,7 mesi nel privato.
Se guardiamo al rapporto tra salari e prezzi, vediamo che rispetto al 2019 le retribuzioni lorde sono aumentate del 12,2%, mentre i prezzi sono saliti del 19,7%, questo scarto di 7,5 punti è quantificabile in una perdita annua di potere d’acquisto di oltre 3.000 euro per un insegnante, di circa 3.200 per un infermiere, arriva quasi a 3.400 per un commesso ed è pari a 1.755 per un metalmeccanico.
Nel periodo 1991/2024 i salari lordi reali, cioè al netto dell’inflazione, sono aumentati del 32% in Francia, del 33% in Germania e del 48% nel Regno Unito, al contrario l’Italia, sola tra i grandi Paesi Ocse, registra un meno 2,4%.
Categorie
Diverse categorie di lavoratori, a seconda del beneficio fiscale a cui hanno accesso, pur avendo lo stesso reddito finiscono con il pagare imposte differenti.
Per evitare che i già esigui aumenti concessi dai contratti vengano poi erosi dal sistema fiscale che il governo, con la legge di Bilancio 2026, introduce una misura temporanea sugli aumenti legati ai rinnovi contrattuali: si applica un prelievo del 5%.
In pratica un metalmeccanico C3 con una retribuzione annua lorda di 30 mila euro nel 2024 riceve 638 euro lordi in più, con il prelievo agevolato del 5% paga 32 euro di imposte, con il sistema ordinario ne pagherebbe 227, una differenza non da poco, questa misura, però, è temporanea: dal 2027, salvo proroghe, si tornerà al regime ordinario.
L’ intervento, attenua per un periodo limitato e, nello stesso tempo, introduce nuove differenze; la misura si applica ai dipendenti del settore privato e non a quelli del pubblico, inoltre crea differenza tra chi rinnova il contratto entro il 2026 e chi lo rinnova dopo: i primi possono usufruire del prelievo ridotto, i secondi no.
I redditi da lavoro dovrebbero crescere prima di tutto attraverso la contrattazione e non per via fiscale.
La partita dei salari la devono giocare i sindacati, che dovrebbero ritrovare unità forza e ruolo, oggi sono tanti, disuniti e deboli, spesso arrivano ai tavoli di trattativa in posizione difensiva, dopo quasi 40 anni passati a trattare più per salvare posti di lavoro che per migliorare i salari, perché le regole della contrattazione sono ancora, come dicevo, quelle fissate a luglio del 1993.
Nel frattempo le imprese competono solo sul costo del lavoro e tengono i salari bassi, minacciano di chiudere, è ormai diventata una regola quella di arrivare a firmare i rinnovi contrattuali quando il triennio è già scaduto da tempo, con la busta paga ferma.
I sindacati sono sempre più fragili per colpa dei cambiamenti strutturali dell’economia, o dal loro asservimento alla politica o dalla loro incapacità di trovare nuove forme di contrattazione.
Alfredo Magnifico



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