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Precarietà, salari, inflazione, difficile arrivare a fine mese 

redazione informamolise
3 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Troppi lavoratori non arrivano a fine mese, troppa precarietà, salari troppo bassi, costo della vita troppo alto è questa la fotografia della realtà del nostro Paese, dove avere un impiego non garantisce più a milioni di famiglie una vita dignitosa, i rincari svuotano le tasche, i part-time e la discontinuità occupazionale allargano l’area del lavoro povero.



Mentre la ricchezza si concentra sempre di più nelle mani di pochi e le disuguaglianze crescono, infatti, troppe persone lavorano ma non riescono ad arrivare a fi­ne mese: poche ore, stipendi bassi, contratti brevi, appalti, periodi di disoccupazione tra un impiego e l’altro, tra gli ingredienti del fenomeno del working poor.

Secondo le statistiche di Eurostat, nel 2025 è a rischio di povertà il 10,2% dei lavoratori italiani contro una media Ue dell’8,3% è a rischio il 14,1% dei dipendenti con un contratto a termine, più del doppio rispetto al 6,8  registrato tra i dipendenti a tempo indeterminato.

La differenza è ancora più marcata per le donne: tra coloro che hanno un contratto a termine il rischio di povertà raggiunge il 17,7%, contro il 10,4% degli uomini nella stessa condizione lavorativa.

Ad agosto 2026 in Italia si contano 24 milioni 300 mila occupati, con un tasso di occupazione generale che continua a essere fermo al 63% con una componente giovanile e femminile lontana dagli obiettivi che si era data l’Europa a Lisbona. 

La componente maschile del mercato del lavoro è al 71,6%, mentre quella femminile è al 54,3%. 

Il tasso di disoccupazione giovanile è tra i più alti d’Europa, pari al 20,3%per cento, quello generale è al 6,2%, è uno dei punti di maggiore criticità del nostro mercato del lavoro.    

Secondo l’Istat, nel 2024 circa 5,7 milioni di persone vivevano in povertà assoluta, il 9,8% della popolazione, tra loro oltre 1,28 milioni di minori ed è in povertà assoluta l’8,7% delle famiglie con persona di riferimento che è lavoratore dipendente, quota che sale al 15,6%se operaia o assimilata.

Quindi sempre più spesso la povertà entra nelle case di chi un impiego ce l’ha, di persone che stanno dentro al mercato del lavoro, ma dalla parte più fragile. L’altro aspetto critico è soprattutto il part-time, che rappresenta il 28-29% dei contratti dei dipendenti, spesso nei settori più fragili e con basse retribuzioni per questo bisogna mettere in atto politiche di carattere settoriale, per rafforzare quelli più esposti, e interventi sulle tipologie contrattuali, per ridurre l’incidenza dei temporanei e dei part-time.

Cresce il costo della vita e si riduce il potere d’acquisto, carrello della spesa, casa, energia e trasporti assorbono gran parte del salario e della pensione e la distanza si vede soprattutto davanti agli scaffali.

Una ricerca del Sole 24 Ore ha rilevato che negli ultimi cinque anni il carrello della spesa è aumentato del 31% pasta più 24%, frutta più 28%, carne più 31%, caffè oltre 50%.

Le retribuzioni reali nel settore privato tra il 1990 e il 2026 si sono ridotte in media del 6,6% per cento, con un picco del 40,8% per il 10%  dei lavoratori più poveri, secondo l'ufficio parlamentare di Bilancio, nello stesso periodo il lavoro si è fatto più precario: dal 1990 al 2018 gli operai e gli impiegati assunti part-time sono passati da 500 mila a 4,8 milioni.

La Costituzione indica una strada precisa, quella di un Paese fondato sul lavoro, sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza e sulla pace , oggi, però, l’Italia va nella direzione opposta. 

Alfredo Magnifico 

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