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Precarietà/ Il silenzio dei giovani che vivono sospesi, in bilico, senza certezze

  • redazione informamolise
  • 3 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

D’Alessandro, CISL Molise, riferisce che la precarietà non è un concetto astratto: «È una ferita. Una ferita che non si vede, ma che scava dentro: impedisce di immaginare un futuro, di progettare una casa, di chiedere un mutuo, di costruire una vita. E non riguarda solo i ventenni: cresce con loro, li accompagna, li rende invisibili».



Il Coordinatore prosegue descrivendo una realtà che la CISL Molise incontra ogni giorno:

«Sono lavoratori fantasma: giovani che lavorano, ma non esistono socialmente. Non esistono perché il loro contratto è troppo breve per essere considerato stabile. Non esistono perché non possono programmare nulla. Non esistono perché vivono in un limbo che li costringe ad aspettare sempre una conferma che non arriva».


D’Alessandro sottolinea con fermezza la posizione del sindacato:

«Noi, come CISL Molise, questo non possiamo accettarlo. Non possiamo accettare che un giovane diventi un fantasma. Non possiamo accettare che il talento venga trattato come un ripiego. Non possiamo accettare che la prima occupazione sia un salto nel vuoto invece che un ponte verso la vita adulta».


«Per questo diciamo no alla precarietà», precisa. «Per questo diciamo che i giovani non devono essere fantasmi, ma persone: persone con diritti, dignità, prospettive. Persone che devono essere messe nelle condizioni di restare, crescere, scegliere».


Il Coordinatore osserva che la realtà del Molise parla chiaro:

«Lo vediamo nei racconti dei ragazzi che cercano un lavoro vero, nelle storie di chi vorrebbe restare ma non può, nelle testimonianze di chi ha competenze che il territorio non riesce a trattenere».


D’Alessandro aggiunge che il compito del sindacato è concreto e quotidiano:

«Accompagnarli, formarli, sostenerli, farli crescere. Lo facciamo con percorsi di formazione, con iniziative di aggregazione, con esperienze che aprono la mente e il cuore. Lo facciamo creando spazi dove i giovani possono confrontarsi, imparare, scambiarsi storie e visioni. Lo facciamo perché crediamo in loro, davvero». «La precarietà non è un destino», ribadisce.


«È una battaglia. E noi la combattiamo ogni giorno, perché un territorio che non si prende cura dei suoi giovani è un territorio che rinuncia al proprio futuro».


Infine, D’Alessandro conclude:

«Vogliamo persone, non fantasmi. Vogliamo giovani che possano costruire, scegliere, restare. Vogliamo un Molise che non li costringa a partire per essere riconosciuti. Vogliamo un lavoro che sia dignità, non sopravvivenza. Perché il futuro non è un concetto astratto: ha un volto, un nome, una storia. Il futuro sono loro. E noi, come CISL Molise, siamo qui per difenderlo».

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