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Pietracatella/ Di Giacomo: Su Di Vita non vedo un quadro accusatorio convincente. Le posizioni da chiarire sono altre

redazione informamolise
1 ora fa
Tempo di lettura: 2 min

“Da più parti, nelle ricostruzioni giornalistiche di questi giorni, sembra ormai quasi attesa una possibile iscrizione di Gianni Di Vita nel registro degli indagati. Una delle circostanze maggiormente richiamate è la mancata presenza di ricina nel suo organismo, quasi che questo elemento possa essere letto automaticamente a suo sfavore. Dal punto di vista criminologico non condivido questa impostazione”.




Lo afferma il criminologo Aldo Di Giacomo tornando sul duplice omicidio di Pietracatella. “La negatività alla ricina è un elemento oggettivo. Ci dice che, negli accertamenti effettuati, quella sostanza non è stata rilevata nel suo organismo. Ma da qui a trasformare questo dato in un indizio di responsabilità c’è una distanza enorme. Un dato scientifico deve essere inserito nel complesso della ricostruzione investigativa, non utilizzato da solo per sostenere una tesi accusatoria”. “Alla luce esclusivamente degli elementi oggi conosciuti e pubblicamente disponibili, continuo a non vedere nei confronti di Gianni Di Vita un quadro accusatorio convincente. Vedo molti accertamenti, molte verifiche, interrogatori e approfondimenti. Ma essere al centro di verifiche investigative non significa automaticamente essere il destinatario di un quadro indiziario”. “Al contrario, nella vicenda sono emerse altre posizioni e altri passaggi che, a mio giudizio, meritano ancora spiegazioni molto più approfondite. Rapporti personali, contatti avvenuti nei giorni precedenti alla morte di Antonella e Sara, eventuali incontri, accessi a determinati ambienti e alcune coincidenze temporali devono ancora essere ricostruiti fino in fondo. Non significa attribuire responsabilità a qualcuno. Significa dire che le domande aperte non riguardano soltanto Gianni Di Vita”. Di Giacomo mantiene prudenza anche rispetto all’ipotesi di iscrizioni imminenti. “Personalmente dubito che questa sarà la settimana dell’iscrizione nel registro degli indagati. Potrei sbagliarmi, naturalmente, perché noi conosciamo soltanto una parte dell’attività investigativa. Ma sappiamo anche che restano accertamenti scientifici importanti da completare e che la Procura fino ad oggi si è mossa con grande cautela”. “Una cosa invece considero certa: di Pietracatella si parlerà e si scriverà ancora a lungo. Non soltanto in Italia. Dal punto di vista criminologico siamo davanti a un caso con caratteristiche eccezionali: due vittime della stessa famiglia, l’utilizzo della ricina, una dinamica di prossimità, una modalità di somministrazione ancora da definire completamente e un’indagine scientifica estremamente complessa”. “È un caso destinato a essere studiato anche dopo la sua soluzione giudiziaria. Perché la criminologia non studia soltanto chi ha commesso un delitto, ma anche come è stato possibile commetterlo, perché è stata scelta una determinata modalità, quale rapporto esisteva tra autore e vittime e quali segnali possono essere stati sottovalutati”. Anche l’interesse del pubblico dà la misura della straordinarietà della vicenda.


“I nostri interventi su Pietracatella hanno raggiunto complessivamente circa un milione e trecentomila lettori. Solo in Molise abbiamo superato le 180 mila visualizzazioni, delle quali circa 156 mila su Informamolise. Sono numeri impressionanti per una vicenda nata in un piccolo centro molisano e dimostrano che Pietracatella ha ormai superato completamente i confini della cronaca locale”. “La verità arriverà dagli atti e dalle prove. Fino a quel momento dobbiamo continuare a fare una cosa molto semplice: distinguere ciò che sappiamo da ciò che immaginiamo. Ed evitare che un elemento oggettivo venga trasformato, senza altri riscontri, in una prova contro qualcuno”.

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