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Pietracatella/Di Giacomo: non solo pista sentimentale, bisogna guardare all'interno dell'universo affettivo e relazionale delle vittime

  • redazione informamolise
  • 8 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Le notizie degli ultimi giorni sembrano riportare con sempre maggiore insistenza l’attenzione degli investigatori sulla cosiddetta “pista sentimentale” nel duplice omicidio di Pietracatella. Una definizione che, tuttavia, rischia di essere troppo semplice per spiegare un caso di questa complessità.



Pietracatella potrebbe essere, prima ancora che il delitto di una relazione sentimentale, il delitto dei sentimenti mancati, negati, perduti o percepiti come traditi. È questa la chiave psicologica e criminologica sulla quale ritengo necessario riflettere. Fin dall’inizio ho definito quello di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara un omicidio di prossimità. Ma prossimità non significa esclusivamente famiglia e non significa necessariamente cercare l’autore soltanto tra i parenti più stretti.


Esiste una prossimità familiare, ma ne esiste anche una affettiva, relazionale, sociale e ambientale. È vicino alle vittime chi conosce la loro quotidianità, le loro abitudini, le frequentazioni, le relazioni personali, le tensioni e gli equilibri di una famiglia. Ed è proprio questa forma di vicinanza che può assumere un'importanza particolare quando ci troviamo davanti a un avvelenamento. La possibile pista sentimentale, quindi, non dovrebbe essere letta semplicemente attraverso lo schema dell’amante, della gelosia o del tradimento. Il terreno psicologico è molto più vasto.


Un sentimento non corrisposto, una relazione terminata, il sentirsi sostituiti, respinti o esclusi, una promessa affettiva ritenuta tradita, una rivalità oppure un rancore sedimentato possono diventare elementi importanti nell’analisi di un movente. Naturalmente essere traditi, lasciati o respinti non rende assassini. Il passaggio criminologicamente significativo avviene quando la sofferenza viene trasformata nella convinzione di avere subito un torto che deve essere riparato o vendicato. È il passaggio psicologico dal “mi hai fatto soffrire” al “devi pagare”.


Ed è proprio qui che, in alcuni delitti relazionali, amore, possesso, frustrazione, esclusione e rancore possono finire per confondersi. C'è poi una domanda ancora più importante. Antonella e Sara sono due vittime appartenenti allo stesso nucleo familiare. Se gli accertamenti dovessero un giorno dimostrare che entrambe erano consapevolmente destinatarie dell’avvelenamento, dovremmo chiederci se l’obiettivo fossero realmente due singole persone oppure, simbolicamente, quella famiglia e ciò che essa rappresentava per l’autore.


È una distinzione criminologica fondamentale. Talvolta nei delitti di natura relazionale non viene colpita soltanto una persona: viene colpito un legame, una relazione o un intero sistema affettivo percepito come causa della propria esclusione o della propria sofferenza.

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