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Pietracatella/Di Giacomo: non dicenti un nuovo caso Garlasco. Servono direzione e e tempi processuali chiari

  • redazione informamolise
  • 10 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Il caso Pietracatella non è il caso Garlasco e sarebbe scorretto sovrapporre vicende criminali profondamente differenti. Tuttavia, proprio l’esperienza di Garlasco dovrebbe rappresentare un monito: quando una grande mole di accertamenti non viene tempestivamente ricondotta a una sintesi investigativa chiara, il rischio è quello di trascinare per anni dubbi, piste alternative e contestazioni che finiscono per indebolire la fiducia nella giustizia.



A sostenerlo è Aldo Di Giacomo, che da mesi segue e analizza il duplice omicidio di

Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, morte per avvelenamento da ricina.


«A Pietracatella sono stati compiuti accertamenti imponenti: oltre 200 audizioni

complessive, considerando anche le persone convocate più volte; analisi di telefoni,

computer, modem e altri dispositivi; centinaia di pagine di consulenze autoptiche e

tossicologiche; esami in Italia e in Germania; ripetuti sopralluoghi e verifiche sui rapporti

familiari e personali delle vittime. Non siamo, quindi, davanti a un’indagine priva di

materiale. Al contrario, siamo davanti a una quantità enorme di elementi che, dopo tanti

mesi, deve essere ordinata e trasformata in determinazioni processuali comprensibili».

Secondo Di Giacomo, il parallelismo con Garlasco può essere utilizzato esclusivamente

come avvertimento sui rischi derivanti da indagini troppo lunghe e incapaci di giungere

tempestivamente a una conclusione.


«Garlasco insegna che gli errori iniziali, le piste non approfondite, le prove controverse e

l’assenza di una ricostruzione immediatamente solida possono produrre conseguenze che durano decenni. A Pietracatella non risultano gli stessi errori sulla scena del crimine e non intendiamo attribuire responsabilità agli investigatori. Ma il rischio di un progressivo logoramento dell’inchiesta esiste quando, per mesi, si parla di svolte vicine, di sospettati e di significativi passi avanti senza che emerga pubblicamente una chiara evoluzione processuale».


Di Giacomo sottolinea che l’iscrizione nel registro degli indagati non rappresenta una

condanna, ma un atto dovuto quando nei confronti di una persona emergono elementi che ne impongano formalmente l’iscrizione, anche a tutela del suo diritto di difesa.

«Non chiediamo iscrizioni simboliche né arresti costruiti sulla pressione mediatica. Le misure cautelari richiedono gravi indizi di colpevolezza e concrete esigenze previste dalla legge. Ma nemmeno si può attendere una prova assoluta e definitiva prima di iscrivere una persona o di valutare una misura: quella prova sarà sottoposta al vaglio del processo.


Se le indiscrezioni secondo le quali gli investigatori avrebbero ormai individuato l’autore o gli autori fossero fondate, bisognerebbe spiegare che cosa impedisce ancora di compiere i passaggi conseguenti. La prudenza è indispensabile; l’immobilismo, invece, non può essere scambiato per prudenza».


Per Di Giacomo, il sopralluogo nell’abitazione con gli specialisti italiani e tedeschi potrebbe rappresentare il tentativo di trovare il riscontro materiale finale a un quadro investigativo

già delineato.


«È legittimo cercare ogni conferma scientifica possibile, soprattutto in un caso eccezionale come un duplice omicidio con la ricina. Ma la scienza deve sostenere l’indagine, non rinviare indefinitamente le sue conclusioni. Un procedimento penale non può restare sospeso nell’attesa della prova perfetta, perché la prova perfetta spesso non esiste: esiste una catena di indizi gravi, precisi e concordanti che deve essere valutata dagli inquirenti e, successivamente, dal giudice. Pietracatella non è oggi un nuovo caso Garlasco.


Bisogna però agire con attenzione e tempestività affinché non lo diventi: un delitto destinato a essere discusso ancora tra dieci o vent’anni perché le decisioni necessarie non furono assunte nel momento in cui gli elementi investigativi lo consentivano».

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