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Pietracatella/Di Giacomo: la pista della torta preparata dalla 91enne non convince. L'indagine entra nella fase della prova scientifica

  • redazione informamolise
  • 6 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

“La pista della torta preparata il 24 dicembre da una donna di 91 anni, così come emerge dalle indiscrezioni giornalistiche, presenta molte criticità e non può essere trasformata nella chiave del duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita”. Lo dichiara Aldo Di Giacomo, sindacalista, poliziotto, psicologo ed esperto di criminologia, intervenendo sul caso di Pietracatella.



Oggi a Campobasso, è prevista la firma dell’incarico ai consulenti nominati nell’ambito dell’inchiesta. Un passaggio che secondo Di Giacomo conferma

l’ingresso dell’indagine in una fase decisiva.


“La firma dei consulenti a Campobasso non è un atto formale qualunque. Significa che l’inchiesta passa dal piano delle ipotesi alla fase della verifica scientifica. Da questo momento diventa centrale capire quantità, tempi, modalità di somministrazione, compatibilità tossicologica e ruolo effettivo della ricina nella morte delle due donne”.


Secondo Di Giacomo, il primo elemento da valutare resta l’assenza, allo stato, di un

movente chiaro e plausibile.


“Un duplice omicidio con ricina non è un gesto improvvisato. A maggior ragione se si

ipotizza il coinvolgimento di una donna di 91 anni: quale interesse concreto avrebbe avuto? Quale vantaggio? Quale ragione tale da spingerla a un’azione così estrema, fredda e complessa? Senza un movente credibile, ogni ricostruzione resta fragile”.

Anche l’ipotesi della torta deve essere letta con grande prudenza.


“Se la ricina fosse stata inserita nell’impasto di un dolce condiviso, la torta sarebbe diventata un veicolo difficilmente controllabile. Sarebbe stata mangiata da più persone e non solo dalle due vittime. Diventa quindi complicato spiegare perché altri commensali non abbiano manifestato alcun sintomo. Un alimento comune rende meno credibile una somministrazione selettiva”.


In questo quadro, assume particolare rilievo l’arrivo a Campobasso dei due esperti nominati dalla Procura, Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni di Pavia, e Daniele Merli, chimico forense. “Locatelli e Merli dovranno dare risposte sui punti più delicati dell’indagine: la presenza della ricina, la sua eventuale quantità, la compatibilità con i tempi della morte, le modalità di assunzione e il possibile veicolo attraverso cui è stata somministrata. È su questi aspetti che si gioca la tenuta scientifica dell’inchiesta”.


Di Giacomo distingue poi il dato tecnico dalla lettura criminologica. “Il professor Locatelli ha già evidenziato il carattere eccezionale del caso sotto il profilo tossicologico. Sul piano criminologico aggiungo che, se fosse confermata l’ipotesi di una donna di 91 anni capace di procurare, preparare e somministrare ricina fino a uccidere due persone, ci troveremmo davanti a uno scenario rarissimo, probabilmente senza precedenti conosciuti. Proprio per questo servono riscontri solidi, non suggestioni”.


Per Di Giacomo, la direzione investigativa deve restare ancorata alla somministrazione

mirata.


“Il veleno è l’arma della prossimità, ma non della casualità. Chi ha agito doveva conoscere abitudini, accessi e destinatari. Per questo appare più coerente una somministrazione selettiva, attraverso un alimento o una bevanda destinati specificamente alle vittime, rispetto alla contaminazione generica di un dolce mangiato da più persone”.


Di Giacomo conclude: “La pista della torta preparata dalla 91enne va verificata, ma non caricata di significati che oggi non sembrano reggere. Se davvero quel dolce è stato mangiato anche da altri senza conseguenze, allora non può essere considerato, da solo, la spiegazione del duplice avvelenamento. La verità va cercata nei tempi della

somministrazione, negli accessi alla casa, nei dispositivi sequestrati, nei reperti e soprattutto in un movente reale, coerente e dimostrabile”.

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