Pietracatella/Di Giacomo: il caso è ormai entrato in una fase personale e dolorosa
- redazione informamolise
- 10 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
Sul caso di Pietracatella bisogna avere il coraggio di dire due cose insieme: da una parte l’indagine sembra ormai entrata in una fase molto avanzata; dall’altra non tutto ciò che appare strano, fuori posto o emotivamente discutibile può essere trasformato
automaticamente in prova.

Lo dichiara Aldo Di Giacomo, criminologo, giurista e profondo conoscitore delle dinamiche criminali e penitenziarie, intervenendo sui nuovi elementi emersi nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo l’avvelenamento da ricina.
“Personalmente ritengo che il quadro investigativo sia molto più avanti di quanto emerga pubblicamente. Non escludo affatto che vi siano già persone iscritte nel registro degli indagati, o che comunque questo passaggio sia ormai inevitabile. In un caso così grave, complesso e delicato, l’iscrizione non rappresenta una condanna, ma uno strumento necessario per garantire tutti: gli investigatori, le persone eventualmente coinvolte e soprattutto la ricerca della verità”.
Di Giacomo invita però alla massima cautela sulle ultime notizie relative a un viaggio a
Madrid e a una festa successiva ai fatti.
“Questi elementi, presi da soli, non hanno alcun valore probatorio decisivo. Un viaggio, una festa, un comportamento che può apparire freddo o poco coerente con il lutto non dimostrano la responsabilità di nessuno. Il dolore umano non segue sempre regole comprensibili dall’esterno. A volte chi è vicino a una tragedia cerca una fuga, una distrazione, un modo disordinato e magari sbagliato per non restare schiacciato da ciò che è accaduto”.
Secondo Di Giacomo, dunque, bisogna distinguere con nettezza tra il piano emotivo, quello comportamentale e quello giudiziario. “È evidente che certi comportamenti possano colpire l’opinione pubblica, soprattutto se riferiti a persone molto vicine alle vittime. Ma il processo penale non si costruisce sulle impressioni. Si costruisce sui riscontri, sulle tracce, sulle consulenze, sulle analisi dei dispositivi elettronici, sui reperti, sulle testimonianze e sulla coerenza complessiva del quadro indiziario”.
Per Di Giacomo il punto centrale resta un altro: l’indagine non può più essere letta come una ricerca generica nel buio. “Qui non siamo davanti a una pista vaga. Siamo davanti a un omicidio di prossimità, a una sostanza rarissima come la ricina, a una rete familiare e relazionale molto ristretta, a dispositivi sequestrati, a testimonianze ripetute, a consulenze tecniche di altissimo livello. Tutto lascia pensare che gli investigatori abbiano già individuato un perimetro preciso”.



Commenti