Pietracatella/Di Giacomo: entro giugno si capirà su chi sono concentrate le attenzioni
- redazione informamolise
- 10 giu
- Tempo di lettura: 2 min
«Gli inquirenti hanno le idee chiare. Non siamo più nella fase dell’indagine a largo raggio, né nella ricerca generica di una pista. Siamo nella fase in cui si sta lavorando per trasformare una convinzione investigativa in prova processuale. Entro giugno, a mio avviso, si capirà su chi sono realmente concentrate le attenzioni di chi indaga».

Lo afferma Aldo Di Giacomo, psicologo, esperto di criminologia e con trent’anni di esperienza maturata nel sistema penitenziario, intervenendo sugli sviluppi del duplice omicidio di Pietracatella. «Gli ulteriori interrogatori non devono essere letti come il segnale di un’inchiesta incerta. È esattamente il contrario. Dopo oltre 150 persone ascoltate, ogni nuova audizione serve a chiudere spazi, verificare versioni, mettere in fila contraddizioni, confermare rapporti, ricostruire movimenti e tempi.
Gli investigatori non stanno più cercando una direzione: stanno cercando gli elementi per blindarla». Secondo Di Giacomo, il numero altissimo di persone sentite è un dato decisivo. «Più di 150 verbali sono un’enormità per un’indagine di questo tipo. Significa che è stato ricostruito quasi tutto il mondo relazionale delle vittime: famiglia, amicizie, conoscenze, abitudini, frequentazioni, contatti. Quando si arriva a questo livello di approfondimento, non si procede più alla cieca. Si lavora su un perimetro ristretto. E quel perimetro, ormai, porta inevitabilmente verso chi ha avuto accesso, possibilità, conoscenza e movente».
Di Giacomo insiste sulla differenza tra sospetto e prova. «A mio avviso gli inquirenti sanno già dove guardare. La difficoltà non è più capire se il delitto sia maturato dentro un contesto di prossimità: questo appare ormai il dato più solido. La vera difficoltà è costruire una prova capace di reggere in aula. Perché una cosa è avere un quadro investigativo chiaro, altra cosa è presentare elementi certi, tecnici, oggettivi e non attaccabili».
Poi il passaggio sulla possibile svolta entro giugno: «Entro giugno non mi aspetto necessariamente una verità definitiva, perché in un caso così complesso sarebbe perfino imprudente dirlo. Ma mi aspetto che emerga con molta più chiarezza su chi siano concentrate le attenzioni degli investigatori. Potrebbe essere il momento in cui il sospetto investigativo comincia a prendere una forma ufficiale. Non la fine dell’indagine, ma l’inizio della fase più delicata».
Per Di Giacomo, il delitto mantiene una chiave precisa. «La ricina non è l’arma dell’improvvisazione. È l’arma della prossimità, dell’accesso, della fiducia tradita. Chi ha colpito conosceva le vittime, i loro tempi, le loro abitudini e il loro ambiente familiare. Non ha agito da lontano. Ha agito da vicino, probabilmente molto più vicino di quanto si voglia ammettere».



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