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Ospedale di Isernia, Tridico: «Solidarietà al sindaco Castrataro. Il Molise non può essere lasciato solo»

  • mteresadilallo
  • 7 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

«Nell’apprendere della protesta del sindaco di Isernia, Piero Castrataro — che da oltre due mesi dorme in una tenda davanti all'ospedale Ferdinando Veneziale per difendere il diritto alla salute dei suoi concittadini — ho provato ammirazione profonda e, insieme, una indignazione che conosco bene. Perché quella tenda piantata sotto un ospedale è lo specchio di un'Italia a due velocità, di uno Stato che abbandona i suoi territori più fragili al peso di debiti che non sono stati contratti dai cittadini, ma dalle cattive gestioni politiche che si sono succedute nel tempo.


Esprimo la mia piena e incondizionata solidarietà al sindaco Castrataro e a tutta la comunità di Isernia. Quello che sta facendo è un atto di responsabilità istituzionale e di amore civico raro: non lascia sola la sua gente davanti allo smantellamento di un presidio sanitario che è l'unico punto di riferimento per circa 80mila abitanti. Il Molise ha la sanità commissariata da 17 anni, eppure, i servizi non migliorano. Oggi si parla di chiudere il reparto di emodinamica e il punto nascita del Veneziale — senza nemmeno indicare criteri trasparenti per la scelta — come se Isernia e Termoli dovessero fare a gara tra poveri per stabilire chi merita ancora di curarsi a casa propria.



La sanità pubblica nelle aree interne del Mezzogiorno muore non per mancanza di risorse in assoluto, ma per come quelle risorse vengono — o non vengono — indirizzate. I fondi del PNRR per la sanità territoriale rischiano di restare sulla carta: in Italia è stato speso appena un terzo degli stanziamenti disponibili, proprio nelle regioni che ne hanno più bisogno.



Quali sono le soluzioni? Non si tratta di utopia, ma di scelte politiche concrete.

La prima è la depoliticizzazione della gestione sanitaria: basta con le nomine calate dall'alto per logiche di partito. Serve un modello di governance pubblica, trasparente, basata su criteri di competenza, economicità e qualità delle prestazioni, come ho dimostrato nella mia esperienza alla guida dell'INPS.



La seconda è un piano straordinario di assunzioni di personale medico e infermieristico nelle aree interne e nel Sud. Non possiamo lamentarci del calo delle prestazioni se non offriamo condizioni dignitose a chi dovrebbe lavorare in questi ospedali.

La terza è la rinegoziazione del debito sanitario con il governo centrale. Questi debiti vengono scontati con minore aspettativa di vita, maggiore mortalità evitabile, ospedali svuotati. Non possono continuare a essere una condanna eterna per i cittadini del Molise, che non ne hanno colpa.



La quarta è l'utilizzo pieno e immediato dei fondi europei e del PNRR per rafforzare — non per sostituire — gli ospedali di prossimità e costruire reti territoriali di assistenza che decongestionino i pronto soccorso e riducano i rischi per le popolazioni più vulnerabili.



Chiudo con una considerazione politica più ampia. Stiamo discutendo in Europa di riarmo, di destinare fino al 5% del PIL a missili e sistemi d'arma. Ogni euro sottratto alla sanità pubblica, alla scuola, alle infrastrutture sociali del Sud è un euro che accelera lo spopolamento delle aree interne, che spinge i giovani a emigrare, che lascia gli anziani soli davanti a ospedali che chiudono. È una forma di abbandono che ha un costo umano enorme e che nessun bilancio contabile sa misurare. La tenda del sindaco Castrataro mi ricorda che ci sono ancora persone disposte a resistere. Io sono con lui, con Isernia, con il Molise. E porterò questa battaglia anche nelle sedi europee che mi competono». È quanto dichiara Pasquale Tridico, capodelegazione del M5S al Parlamento europeo. 

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