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“Non un euro per le armi. Tutti i soldi per la sanità, i servizi, i territori”

  • redazione informamolise
  • 3 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Questo è stato il grido forte che si è alzato dall’assemblea che si è tenuta mercoledì 27 maggio a Termoli in largo Santoro.



In cerchio, assiepate sui gradoni della piazza, quasi duecento persone hanno preso parte all’incontro. La chiusura di emodinamica a Termoli è solo un pezzo della questione, il punto di partenza.


Lo sottolinea Roberto De Lena, che facilita l’assemblea: “Il tentativo è quello di leggere la nostra situazione in una cornice più grande, che parla di un sistema economico che ci sta portando sempre più alla deriva, verso guerra, autoritarismo, smantellamento del welfare”. “Se non attacchiamo la logica che c’è alla base di questi tagli tra un anno saremo qui a lottare di nuovo per la chiusura di un altro reparto”, dice poi in apertura Italo Di Sabato, della Casa del Popolo di Campobasso.


La sua presenza non è casuale, non vogliamo difendere solo il nostro reparto, il nostro ospedale, la nostra città, vogliamo un sistema sanitario efficiente in tutta la regione, vogliamo che la salute sia un diritto per tutte.


“Termoli è una trincea”, dice il messaggio di Piero Castrataro, sindaco di Isernia, che non ha potuto partecipare per impegni istituzionali. “Questo territorio sta pagando, insieme a Isernia e provincia e ad Agnone, l’intero Alto Molise, il prezzo più alto e ingiusto”. L’invito è a mobilitarsi insieme.


L’economia di guerra uccide due volte, sia con le bombe che cadono su altri popoli, sia togliendo risorse alle nostre società e desertificando il tessuto produttivo. Un euro investito in servizi, infrastrutture e lavori pubblici produce il triplo o il quadruplo dei posti di lavoro creati dall’industria militare: ce lo dicono gli studi che ha illustrato Antonio De Lellis di Pax Christi.


Non solo. È dimostrato che a ogni aumento di spesa militare, corrisponde sempre un taglio altrettanto grande al servizio sanitario, come ha evidenziato Marcella Stumpo. Possibile che le risorse per le armi si trovano sempre, mentre quando si tratta di sanità e servizi ci dicono sempre che “i soldi non ci sono”? I soldi ci sono, eccome, sta a noi imporre ai governi di spenderli per il benessere delle persone. Nel 2025 il bilancio della Difesa è stato di oltre 40 miliardi di euro, una cifra che da sola basterebbe a garantire anni di investimenti nella sanità. Possibile che le spese in armi vengono sottratte ai vincoli di bilancio, e quelle che salvano vite no?


È in atto una guerra, sì, ma si tratta di una guerra alle regioni marginali, alle aree interne, alle classi popolari, che sottrae ricchezza ai territori e ai lavoratori per redistribuirla agli speculatori, alle multinazionali e ai mercanti di morte.


In questa guerra, una regione fragile come il Molise finisce per essere condannata alla morte. Come si può parlare di diritto alla salute se per raggiungere l’ospedale più vicino in caso di ictus o aneurisma da un paese possono volerci anche tre ore, contando il tempo che impiegano (andata e ritorno) le ambulanze sulle strade dissestate, tra frane e chiusure? È Nicoletta Radatta a portare la voce dei piccoli comuni, senza guardie mediche, pediatri, farmacie, uffici postali, e che dopo l’alluvione di aprile sono ancora più isolati e soli di prima.


Serve allora un’inversione di tendenza, è questa l’esigenza che emerge. Bisogna chiudere per sempre la stagione del “privato è bello”. Il privato in Molise si sta sostituendo al pubblico nella sanità, siamo la terza regione in Italia per spesa pro capite in cure private. Inutile dire (come fanno i manifesti taglia XXL comparsi in tutta la regione) che non fa differenza. Non è vero: per il pubblico siamo cittadini, per il privato siamo “clienti”.


“Dobbiamo seguire l’esempio degli studenti, che a Isernia e Termoli hanno già indicato la via”, dice Sabrina Del Pozzo segretaria CGIL Molise: “Manifestare e scendere in piazza”. Il suo intervento fa eco a quello di Di Sabato: “La nostra sanità pubblica esiste non perché ce l’hanno concessa dall’alto, ma perché è stata conquistata con una lunga stagione di lotte per i diritti”.


È possibile e necessario ricostruire una vertenza larga, a partire dall’opposizione a questo disastroso Piano sanitario.


Uno strumento che abbiamo in mano da subito sono le leggi di iniziativa popolare per il servizio sanitario e per il lavoro negli appalti: oltre a dire NO a un modello distruttivo, poniamo le basi di una visione alternativa di società (si può firmare anche online: https://www.cgil.it/proposte-di-legge-di-iniziativa-popolare/diritto-alla-salute/firma-le-leggi-di-iniziativa-popolare-su-sanita-e-appalti-istruzioni-per-luso-ga6odp8a).


Ana Vargas Garcia di Termoli Bene Comune ci ricorda che la brutalità con cui Israele sta compiendo il suo genocidio in Palestina è solo un’altra faccia della violenza di questo sistema. E conclude “L’organizzazione non è facile”, ma è necessario fare questo sforzo di ricucire la società e costruire alleanze.


Abbiamo fatto una tappa importante di questo cammino.

Il prossimo appuntamento è il 2 giugno su Corso Nazionale a Termoli, per una festa della Repubblica disarmata. Vogliamo riprenderci questa data che è diventata uno sfoggio della potenza militare, per farne una giornata di lotta e di celebrazione, per la sanità, per i diritti, per il welfare, per il lavoro.

La vera sicurezza è la cura.

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