Negli appalti corruzione e morti “una ferita aperta”
- redazione informamolise
- 24 apr
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Il presidente dell’Anac Giuseppe Busia nella sua relazione annuale al parlamento ha evidenziato che;il Decreto correttivo al Codice degli appalti ha lasciato aperte faglie insidiose, la più evidente è l'esplosione degli affidamenti diretti per servizi e forniture, fra i quali anche le consulenze e nel 2025 hanno interessato quasi il 95% delle acquisizioni totali, con un significativo addensamento a ridosso della soglia, tra i 135 mila e i 140mila euro (e con il conseguente incremento degli acquisti, in tale fascia d'importo, dai 1.549 del 2021 ai 13.879 del 2025).

L'86% dei lavori pubblici viene affidato direttamente a imprese di fiducia o attraverso procedure ristrette che non prevedono la pubblicazione di un bando.
64.211 procedure di assegnazione di appalti di lavori pubblici di importo superiore a 40mila euro (sotto questa cifra l'assegnazione è fiduciaria di default).
55.185 (pari all'86%) hanno riguardato affidamenti diretti (possibili fino a 150mila euro,
34.434 casi, pari al 53,5%) o procedure ristrette senza bando (le vecchie trattative private, (20.841 casi, pari al 32,5%).
Le forme di gara più o meno aperte (procedure aperte, ristrette o negoziate precedute da bando) sono state soltanto 9.009, pari, appunto, al 14% del totale.
Secondo Busia, "dietro questa prassi, si annidano sovente sprechi, opportunismi, frazionamenti artificiosi, talvolta perfino infiltrazioni criminali e in qualche contesto, gli amministratori onesti restano più esposti a pressioni indebite, non potendo più opporre, sotto tale soglia, la necessità di un confronto competitivo".
Busia ha affermato che “Non può esserci inclusione se chi lavora rischia la vita”, ed ha legato direttamente il tema della sicurezza con i 1450 morti e 597.000 infortuni alla qualità del sistema produttivo e, in particolare agli appalti, “Le vittime nel 2025 sono una tragedia quotidiana che interroga la coscienza del Paese”.
Il punto centrale dell’intervento riguarda il funzionamento delle gare e delle filiere degli appalti. Secondo l’Autorità, è in questo ambito che devono essere rafforzate le tutele: più controlli, maggiore responsabilità lungo tutta la catena, tracciabilità dei flussi di manodopera, cantieri digitali e formazione obbligatoria.
Il passaggio cruciale riguarda il sistema dei subappalti, i rischi maggiori si annidano li, soprattutto quando si moltiplicano a cascata, un meccanismo che finisce per erodere trasparenza e responsabilità, rendendo più difficile garantire condizioni di lavoro sicure.
Quando il subappalto non risponde a reali esigenze tecniche, ma nasce da una cattiva progettazione delle gare, gli effetti si ripercuotono su tutto il sistema. “Perdono tutti”, ha sottolineato il presidente dell’Anac: le piccole imprese, costrette a comprimere i margini; i lavoratori, privati di garanzie fondamentali; la collettività, che riceve servizi di qualità inferiore.
Tra le proposte avanzate dall’Autorità c’è il rafforzamento degli strumenti di controllo attraverso l’integrazione delle banche dati Anac con la cosiddetta “patente a punti” e con gli altri sistemi digitali già utilizzati nel settore. L’obiettivo è evitare duplicazioni, migliorare l’efficacia dei controlli e rendere più trasparente l’intera filiera.
Il fenomeno della corruzione "si è fatto più insidioso e sfuggente, per insinuarsi in ogni interstizio della vita pubblica; non più soltanto le tradizionali tangenti - rileva l'Autorità anticorruzione - ma una costellazione di condotte subdole: dalle consulenze fittizie alle sponsorizzazioni opache, dai concorsi inquinati alla distrazione dei fondi dell'Unione (in crescita del 35% lo scorso anno, secondo la Procura europea, a volte, arriva a lambire i livelli istituzionali più alti: non si limita a violare le regole, ma punta a riscriverle, privatizzando la sovranità".
Quella del presidente Anac è la migliore risposta a tutti quei soloni-rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali e associazioni datoriali che al tavolo del ministero del lavoro sulla sicurezza pontificavano che la colpa fosse dei Contratti siglati non da lor signori e la mancanza di formazione.
Ritengo importanti i richiami al rapporto tra la qualità degli appalti e l’esigenza di una maggiore tutela dei lavoratori per quanto riguarda la sicurezza e la regolarità del lavoro, soprattutto lungo la filiera dei subappalti e appalti a cascata.
Il subappalto una volta era penalmente perseguito come intermediazione di manodopera oggi è diventato uno strumento troppo spesso abusato per abbassare la qualità del lavoro e dell’opera o del servizio dovrebbe esserne limitato l’uso in termini di livelli (subappalto a cascata), oltre a dover essere sempre motivato da specifiche esigenze tecniche.
Alfredo Magnifico



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