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Morti sul lavoro, la strage continua: 1266 vittime in dieci mesi

redazione informamolise
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Tempo di lettura: 2 min

Quattro decessi al giorno secondo l’Osservatorio indipendente, crescono gli infortuni denunciati all’Inail, mentre appalti e sicurezza tornano al centro del dibattito politico.

Quattro morti al giorno, uno ogni sei ore è il bilancio della strage sul lavoro che continua a insanguinare l’Italia. 



Secondo l’Osservatorio indipendente sui morti sul lavoro, nei primi dieci mesi del 2026 hanno perso la vita 1.266 lavoratori, 965 dei quali durante l’attività lavorativa e 300 nel tragitto tra casa e lavoro, numeri che raccontano un’emergenza strutturale, fatta di cantieri, fabbriche, magazzini e campi agricoli dove troppo spesso la sicurezza continua a essere considerata un costo anziché un diritto.


A confermare la gravità della situazione sono, anche, i dati ufficiali dell’Inail, che utilizzano criteri di rilevazione differenti. Nei primi otto mesi del 2026 le denunce di infortunio in occasione di lavoro, esclusi gli studenti, sono state 285.811, il 5,1% in più rispetto al 2025., i casi mortali denunciati durante l’attività lavorativa sono stati 498, ai quali si aggiungono 191 decessi in itinere. Complessivamente 689 denunce mortali, contro le 674 dell'anno precedente.


Particolarmente preoccupante l’aumento delle vittime nelle costruzioni, nei trasporti e nella logistica, settori nei quali il ricorso agli appalti, la frammentazione produttiva e la precarietà rendono ancora più difficile garantire controlli e prevenzione.

A riaccendere i riflettori sulla sicurezza è stata la morte di Andrea Moretti, l’operaio di 22 anni precipitato mentre lavorava all’impianto di illuminazione del Colosseo, un episodio che ha riportato al centro del dibattito il sistema degli appalti e dei subappalti, soprattutto dopo l’introduzione, con il Codice dei contratti pubblici del 2023, del cosiddetto subappalto a cascata.


Dietro ogni vittima c’è una famiglia, spesso costretta ad affrontare anni di battaglie giudiziarie.


Il 22 ottobre la Camera ha approvato all’unanimità, con 220 voti favorevoli, la proposta di legge sul patrocinio a spese dello Stato per i familiari delle vittime e per chi abbia subito un’inabilità totale a causa di gravi violazioni delle norme antinfortunistiche. 

Un passo avanti per garantire l’accesso alla giustizia indipendentemente dalle condizioni economiche, ma la vera sfida resta quella di impedire che quelle morti avvengano perché nessuna sentenza, nessun risarcimento e nessuna legge approvata dopo una tragedia potranno restituire una vita spezzata.


Il continuare a morire per lavorare non può essere considerato il prezzo inevitabile della produzione.

Alfredo Magnifico 

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