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Molise, una regione in default, a pagare sono sempre i cittadini

redazione informamolise
1 ora fa
Tempo di lettura: 3 min

Dai bilanci regionali al disavanzo sanitario.

Il Molise è una Regione che, dal punto di vista finanziario, presenta una situazione talmente compromessa da poter essere considerata, di fatto, fallita.


Le recenti dichiarazioni del consigliere regionale Massimo Romano riportano al centro dell'attenzione una questione che, a mio avviso, non può più essere ignorata.

Come Regione stiamo andando avanti, trascinando debiti e squilibri di bilancio, senza arrivare a quella dichiarazione formale che, in altri enti locali, imporrebbe di affrontare una situazione di dissesto finanziario.

La cosa che trovo ancor più significativa è che persino l'assessore regionale al Bilancio, Gianluca Cefaratti, esponente della maggioranza di centrodestra che governa la nostra Regione, abbia riconosciuto pubblicamente la gravità della situazione finanziaria.

Lo stesso assessore ha parlato di un disavanzo sanitario che continua ad aumentare ogni anno, che vanno ad aggiungersi ai debiti pregressi, e della necessità di un intervento dello Stato...e quindi "non siamo più in grado attraverso il bilancio regionale, di dare copertura al disavanzo sanitario." 

Da una parte, credo sia giusto apprezzare l'onestà di chi riconosce pubblicamente un problema, anche quando fa parte della maggioranza che governa.

Dall'altra, però, mi sorge spontanea una domanda.

E adesso?

Continuiamo ad amministrare quel poco che resta, aspettando che prima o poi qualcuno da Roma ci dica cosa fare?

Perché, nel frattempo sono passati altri 3 anni, e mentre la politica discute di bilanci, disavanzi e coperture finanziarie, sono i cittadini molisani a pagarne le conseguenze.

E non parlo soltanto di numeri.

Parlo di una sanità pubblica che continua a perdere servizi, di liste d'attesa interminabili o che richiedono spostamenti, di cittadini costretti a rivolgersi al privato o ad andare fuori regione per curarsi.

Parlo, ad esempio, del Pronto Soccorso del San Timoteo di Termoli, dell'Oncologia del San Timoteo, delle difficoltà degli ospedali di Termoli, Campobasso, Isernia e Agnone, delle carenze di personale sanitario in generale e delle continue incertezze sul futuro dei nostri presidi.

Basta guardare le scelte contenute nel nuovo Piano operativo sanitario: la chiusura dell'Emodinamica di Termoli, successivamente fermata in sede cautelare e oggetto di una deroga, (questo non significa che il problema sia risolto) oppure la chiusura del Punto nascita di Isernia o il ridimensionamento previsto per l'ospedale di Agnone.

Ma arriviamo al punto centrale.

Perché una proposta concreta, che considero tra le strade più logiche e importanti per affrontare questa situazione, esiste già. E non nasce oggi.

Insieme a Massimo Romano, attraverso le iniziative portate in Consiglio regionale e un percorso giudiziario nel quale mi sono impegnato personalmente, con il supporto degli avvocati Pino Ruta, Margherita Zezza e Antonio Di Pietro, abbiamo sostenuto una tesi molto precisa:

Il Molise è sottoposto al commissariamento della sanità dal 2009. Sono ormai 17 anni.

Diciassette anni durante i quali la gestione del piano di rientro sanitario è stata affidata a commissari nominati dal Governo nazionale, con decisioni condizionate dalle indicazioni e dalle prescrizioni dei Ministeri competenti.

E allora la domanda è molto semplice.

Se da 17 anni le decisioni fondamentali sul risanamento sanitario sono sottoposte al controllo dello Stato, perché il peso economico dei disavanzi maturati durante questa gestione deve continuare a ricadere sui molisani?

Lo Stato deve assumersi una responsabilità economica diretta per il debito sanitario maturato durante il lungo periodo di commissariamento, nella misura in cui quel debito sia riconducibile alle scelte e ai vincoli della gestione commissariale.

È una battaglia giuridica, ma è soprattutto una questione politica che, a mio avviso, merita di essere affrontata con serietà.

La nostra è una proposta nell'interesse dei molisani.

Nel corso del tempo, in Consiglio regionale (lontano dalle telecamere), abbiamo ascoltato esponenti politici di destra e di sinistra condividere la nostra battaglia e la necessità di attribuire, quindi, allo Stato centrale responsabilità per il debito sanitario.

Se questa tesi viene condivisa anche da chi governa, per quale ragione non si è costruita un'iniziativa politica comune per portarla avanti fino in fondo, per i molisani?

Non possiamo continuare a riconoscere pubblicamente la gravità della situazione e poi comportarci come se non esistessero alternative.

Le Regioni possono e devono assumere iniziative politiche e giuridiche per contestare decisioni statali che ritengono lesive per il proprio territorio.

L'obiettivo deve essere quello di ottenere il riconoscimento delle responsabilità statali, una diversa ripartizione del debito sanitario e una soluzione strutturale che consenta al Molise di uscire finalmente da questa situazione.

Liberare risorse oggi vincolate al ripiano del disavanzo sanitario significherebbe avere maggiori possibilità di investimento, ridurre la pressione sui bilanci, le tasse ai cittadini e creare le condizioni per migliorare i servizi pubblici.

A partire, naturalmente, dalla sanità pubblica.

Sarebbe un passaggio fondamentale per restituire alla nostra Regione una prospettiva economica e finanziaria diversa.

Andrea Montesanto

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