La guerra è contro il mondo del lavoro
- redazione informamolise
- 3 ore fa
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L’articolo 11 della Costituzione,“ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Dovrebbe essere naturale, per chi oggi ha in mano le redini del potere; condannare i conflitti in corso, rifiutare la partecipazione diretta o indiretta, sostenere le popolazioni civili, rafforzare l’azione diplomatica, investire nel lavoro e destinare risorse alla tutela dell’occupazione e alla riduzione del costo dell’energia.
La guerra distrugge ciò che il lavoro costruisce ogni giorno; dalle fabbriche ai bilanci pubblici, i conflitti armati colpiscono salari, diritti e democrazia.
Ogni guerra brucia risorse pubbliche e private, sottraendole a sanità, scuola, trasporti, pensioni, welfare, li dove avanzano le armi arretrano i diritti, a pagare il prezzo più alto sono lavoratrici e lavoratori, insieme alle loro famiglie.
La guerra è il peggiore strumento contro l’umanità; a morire sono civili, donne, uomini, bambini, a questo si aggiunge un’altra ferita meno visibile e altrettanto profonda: l’erosione delle libertà democratiche.
In nome della “difesa” si comprimono spazi di diritti e libertà, nessuna democrazia si è mai esportata con le bombe. Si limita la partecipazione, i diritti sindacali, si giustificano misure eccezionali che diventano prassi normale.
Nei diversi scenari di crisi, dall’Iran all’Ucraina e alla Palestina c’è stata la violazione del diritto internazionale. Fino ad arrivare alla speculazione sulle macerie come il “board of peace” evocato da Donald Trump, dietro la retorica della sicurezza si muovono interessi economici e finanziari che nulla hanno a che vedere con la pace.
Il blocco degli scambi e delle materie prime fa impennare i prezzi di gas e petrolio, alimenta l’inflazione, gonfia le bollette, i profitti delle grandi compagnie energetiche crescono, mentre salari e pensioni perdono potere d’acquisto, le borse oscillano, gli investimenti industriali rallentano, l’occupazione diventa più fragile, l’effetto domino attraversa confini e settori produttivi.
La pace, a cui si richiama il Papa, non è un auspicio astratto è una scelta politica che riguarda il modello di sviluppo, la qualità della democrazia, la dignità umana e del lavoro, ogni bomba che cade lontano finisce per colpire
Alfredo Magnifico



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