I prezzi corrono, l'economia stagna. Il mondo a rischio stagflazione
- redazione informamolise
- 4 giorni fa
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Il commissario europeo all’ economia Valdis Dombrovskis, ha affermato che: “se la guerra in Iran dovesse durare a lungo, rischiamo uno «choc stafglazionistico sostanziale con effetti negativi su; fiducia e interruzioni delle catene di approvvigionamento».

“Stagflazione” sta a significare economia stagnante e prezzi che galoppano, termine che unisce inflazione e stagnazione, nemici del benessere economico.
La abbiamo conosciuta una prima volta negli anni ‘70, dopo il grande choc petrolifero che ha seguito la guerra dello Yom Kippur, ed è riapparsa durante la pandemia, in una fase di ripresa incerta e di crescita dei prezzi a due cifre, ora si rischia di ritrovarcela di nuovo davanti.
I responsabili della politica monetaria sono chiamati a cercare il giusto equilibrio, tra azioni di contrasto alla crescita dei prezzi (alzare i tassi di interesse) e strategie per sostenere la crescita economica ( abbassare il costo del denaro), l’ultima volta, non è andata granché bene: i governatori centrali sottovalutarono l’ondata di inflazione tra il 2021 e il 2022.
Semplicisticamente, i banchieri considerarono l’aumento dei prezzi un fenomeno passeggero, salvo rendersi conto, troppo tardi, che la situazione sfuggiva di mano.
In Europa la Bce è intervenne con una serie di rialzi che portarono il tasso di riferimento della zona euro da 0 al 4,5% in un anno e mezzo, con l’effetto di indebolire, drasticamente, la crescita dei Pil, poi è sceso fino al 2,15% dello scorso giugno.
La Bce parla di un’economia europea con «capacità di tenuta malgrado il difficile contesto internazionale», le previsioni di crescita del Pil sono indicate all’1,2% per quest’anno, in frenata rispetto all’1,4% del 2025.
L’incognita Trump pesa sulle importazioni dall’estero, i prezzi di gas e petrolio, volano e sono molto più alti del previsto: la Bce faceva i calcoli con un petrolio a 63 dollari al barile e un gas sotto i 30 euro per Mwh, ma il prezzo di riferimento del petrolio europeo, oggi è sui 100 dollari al barile, mentre l’indice del gas Ttf si muove attorno ai 50 euro per Mwh.
Il calo dell’inflazione dal 2,1% all’1,9% è una chimera, gli analisti si aspettano un’accelerazione dei prezzi verso un 2,5%.
I banchieri centrali hanno un approccio attendista, dell’ultima impennata dei prezzi è che essere troppo attendisti, in economia, può rivelarsi più pericoloso di agire in maniera precipitosa.
Prima della guerra all’Iran una riduzione del costo del denaro sembrava scontata, oggi oltre al mercato del lavoro con segni di peggioramento, anche il rischio di inflazione causato dal conflitto scoraggia un intervento in questo momento.
Diversi analisti economici mondiali hanno cambiato le loro previsioni, indicando un’alta probabilità di tassi fermi invece che una riduzione, di tagli si potrà parlare solo, forse, una volta “risolta” la crisi iraniana.
Un 2026 che sembrava potesse essere un anno di ordinaria amministrazione per i responsabili della politica monetaria mondiale si è improvvisamente trasformato in un momento difficile in cui sbagliare potrebbe essere imperdonabile.
Alfredo Magnifico



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