Giovani tra incertezza e sfiducia
- redazione informamolise
- 19 ore fa
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Non chiamiamola più crisi occupazionale per i giovani italiani, ma crisi di prospettive e di fiducia nel futuro. Tra la paura dello sfruttamento, l’attenzione al proprio benessere e la ricerca di equilibrio tra vita professionale e vita privata, alle nuove generazioni sembra mancare una bussola per orientarsi in un mercato del lavoro sempre più competitivo.

Secondo l’indagine Ipsos Doxa, i giovani italiani under 35 manifestano una profonda preoccupazione per il proprio futuro professionale: la mancanza di prospettive e l'instabilità lavorativa (entrambe al 32%) sono indicati come i principali problemi della società moderna.
Per gli intervistati, inoltre, il lavoro è visto soprattutto come fonte di reddito (79%) e strumento di indipendenza (81%). Emergono, però, forti timori legati alla qualità del proprio lavoro: il 40% degli under 35 ha paura di essere sfruttato, il 28% teme di non avere più tempo per sé e il 24% è preoccupato per l'assenza di tutele o per un ambiente relazionale negativo con i colleghi.
I giovani cercano opportunità di crescita: il 29% considera prioritario poter fare esperienza, mentre il 23% indica come aspetto fondamentale la possibilità di imparare un mestiere, la formazione non sia più un optional, ma la risposta alla richiesta del 14% dei giovani che vede nella riforma del sistema educativo una delle sfide principali per l'Italia nei prossimi dieci anni.
La formazione non è più un costo, ma l’unica leva strategica capace di generare valore reale. Sebbene i dati Istat indichino un’occupazione in crescita, non possiamo ignorare la situazione preoccupante legata alla disoccupazione giovanile e ai Neet; la formazione di qualità è il solo strumento in grado di ricucire lo strappo tra aspirazioni dei giovani e necessità delle aziende con beneficio di tutti. Per due giorni proviamo ad accendere un faro su questi temi, dando risposte concrete.
La ricerca mette in evidenza che i giovani aspirano a un modello lavorativo flessibile, meritocratico e attento al benessere; il 56% ha espresso preferenza per il settore privato, il 62% richiede smart working e il 64% orari flessibili, mentre il 23% punta l’attenzione sulla meritocrazia e cerca un capo capace di ascoltare e di riconoscere i meriti di ciascuno.
I giovani rivendicano un equilibrio non sono pigri, né viziati: sono semplicemente esigenti, vogliono che il lavoro sia coerente con la loro vita, non che la vita ruoti interamente intorno al lavoro, hanno, magari, visto i genitori prigionieri di un’idea di sacrificio come unica strada per il riscatto, e ne hanno visto gli effetti quando è scollegata da un senso riconoscibile, per questo rivendicano un rapporto onesto con il lavoro, chiedono autonomia, una flessibilità che non si traduca in precarietà e stipendi più equi, senza compromessi sulla salute mentale, rivendicano apertamente il diritto di lavorare bene, non solo di lavorare, non è disimpegno, ma è una forma di lucidità, i giovani non rifiutano la dedizione: rifiutano lo squilibrio.
Alfredo Magnifico