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Contrastare i licenziamenti e avviare una nuova stagione contrattuale

  • redazione informamolise
  • 8 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

In Italia il settore Information and Communication Technology si conferma un motore di crescita straordinario, con un valore di mercato che nel 2025 ha superato gli 85 miliardi di euro, ma oggi è il più esposto e si trova dinanzi a una trasformazione strutturale senza precedenti, paragonabile alle grandi rivoluzioni industriali del passato.


Nel contesto del grande cambiamento e incertezza generata dall’Intelligenza Artificiale è fondamentale tutelare i lavoratori e governare con un uso responsabile e consapevole questa innovazione tecnologica, servirebbe un intervento legislativo a supporto del processo di transizione in modo da non produrre un impatto negativo sulla professionalità e sull’occupazione dei lavoratori.


Il rischio che oggi riscontriamo, è rappresentato dalla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi e la crescita delle disuguaglianze, le aziende da una parte dichiarano una crescita di produttività ed efficienza legata all’Intelligenza Artificiale e dall’altra annunciano esuberi tra i lavoratori.


Per i “colletti bianchi” si profila una preoccupante “compressione professionale”, come nel caso delle mansioni legate alla programmazione di software, data entry, reportistica, le funzioni vengono sempre più  automatizzate per il 50%- 70%, rischiando non solo la sostituzione fisica, ma lo svuotamento dell’autonomia decisionale e delle competenze. Parallelamente, per i “colletti blu”, il pericolo risiede nell’adozione di sistemi di “algorithmic management e AI agentica”, che possono trasformarsi in strumenti di sorveglianza continua e pressione psicologica.


Le performance vengono valutate su basi puramente statistiche ignorando l’esperienza umana e il contesto reale di lavoro con il rischio di discriminazioni nei processi di valutazione del personale basate su dati sensibili raccolti in modo non trasparente.


Il benessere collettivo non sarà effetto automatico della tecnologia, ma il risultato di una nuova e sfidante stagione di contrattazione e di relazioni industriali, occorre mettere al centro la redistribuzione della produttività generata dall’AI attraverso la riduzione dell’orario di lavoro (ricordo il motto di Carniti “Lavorare meno, lavorare tutti” a parità di salario e l’uso degli extra-profitti per finanziare premi di risultato, welfare e formazione.


È fondamentale garantire la trasparenza degli algoritmi assicurando che ci sia sempre un intervento umano competente a verificare e contestare le decisioni automatizzate.


La formazione deve diventare un diritto soggettivo esigibile da ogni lavoratore attraverso un monte ore individuale per l’aggiornamento digitale, rispolverare le 150 ore?.


Servono interventi che vadano oltre l’AI Act europeo, Industria 5.0 e la normativa nazionale vigente, introducendo clausole di divieto di licenziamento per cause legate all’automazione e attivando piani sociali obbligatori.


Diverse aziende in Italia hanno aperto procedure di riduzione degli organici giustificando con l’Intelligenza Artificiale “AI washing”, dell’azienda Invest Cloud di Venezia 37 dipendenti, IBM del sito di Milano ha aperto la procedura di licenziamento collettivo per 154 lavoratori a causa dell’implementazione di processi di intelligenza artificiale, Oracle e Capgemini che hanno annunciato migliaia di esuberi in alcuni paesi d’Europa.


Ben venga la tecnologia, ma occorre impedire che l’innovazione si traduca in una riduzione di; diritti, autonomia, dignità professionale e/o sistemi di discriminazione ancora più complessi da intercettare.


Serve definire trasparenza degli algoritmi, che li­miti l’uso dei dati, divieto di valutazioni automatizzate non contestabili, tutela della privacy e diritto del lavoratore a co­noscere come viene selezionato, misurato e valutato.


In questo contesto, il tema della formazione assume un ruolo strategico sia come argine ai licenziamenti sia come motore per lo sviluppo economico e la competitività in molti settori.


Studi recenti indicano che entro il 2030 circa il 23% della forza lavoro italiana potrebbe essere colpita dai processi di sostituzione tecnologica.


Servono: incentivi specifici per assunzioni entry-level di giovani, colpiti dalla sostituzione dei compiti standardizzati, nuove forme di ammortizzatori sociali che sostengono i lavoratori nei processi di transizione, un rafforzamento dello Statuto dei Lavoratori in materia di controllo a distanza, divieto di discriminazioni e libertà di opinione.

Alfredo Magnifico

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