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Continua la catena di morti sul lavoro

  • redazione informamolise
  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Al 30 giugno del 2026 si contavano 482 morti sul lavoro,di cui 132 in itinere, certamente la strage non si è bloccata e solo negli ultimi giorni ci sono stati 6 morti sul lavoro: in Calabria un elettricista di 40 anni fulminato da una scossa elettrica, uno a Modena un operaio schiacciato da un muletto, a Firenze un operaio che lavorava in una fabbrica di imballaggi, due giovani per malore, uno raccoglieva pomodori e l'altro in un cantiere edile, spostato come un sacco di letame perché senza contratto.



Queste tragedie mettono in luce il: 

-mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro;

-il totale menefreghismo delle ordinanze anti calore;

- il faccio come mi pare con i lavoratori in appalto o con il caporalato.


Intanto il governo si appresta a varare una modifica alla legge 231 del 2001 che, prevedeva " la colpa di organizzazione e impone ai committenti di verificare che le imprese appaltatrici non impieghino lavoratori irregolari la riforma, spinta da Confindustria con il silenzio complice delle grandi organizzazioni porta il regalo di togliere la responsabilità legale alle aziende che saranno sgravate da obblighi e non risponderanno più delle violazioni di società terze sulle norme fiscali, previdenziali e di sicurezza sul lavoro.


L' articolo principale riguarda l'inversione dell' onere della prova,che renderà impossibile sanzionare un'azienda per i reati di caporalato e sfruttamento di lavoratori.


Si prevedono anche: la riduzione retroattiva della pena per omicidio colposo.


Questa modifica serve anche a bloccare le varie inchieste sugli appalti nell' industria e sui colossi della logistica, e sui rider.


Parafrasando un grandissimo politico della prima repubblica che ripeteva spesso a pensare male si pecca, ma il più delle volte ci si azzecca, non vorrei che l'oggetto dell' ultimo incontro sindacato con la Confindustria sia stato come aggirare questi illeciti penali, con il principio che un committente può ignorare che chi opera all'interno della sua azienda utilizza lavoratori a nero o irregolari, viola le norme fiscali e previdenziali e addirittura mette a rischio la vita dei propri dipendenti, ovvero legalizzare l'illegale, e non il tanto sventolato aumentare il salario, rinnovare i contratti.


Alfredo Magnifico 



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