Pietracatella/Di Giacomo: Il caso è scientificamente complesso, ma investigativamente sempre più ristretto
- redazione informamolise
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“Non condividiamo l’impostazione secondo cui la svolta nell’indagine sul duplice omicidio di Pietracatella debba arrivare necessariamente soltanto quando tutti gli elementi del ‘grandissimo puzzle’ saranno arrivati a destinazione. È proprio su questo punto che continuiamo ad avere forti perplessità”. Lo afferma Aldo Di Giacomo, tornando sulle dichiarazioni rese dalla Procuratrice Elvira Antonelli in merito ai tempi dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita.

“Comprendiamo perfettamente che un caso eccezionale come quello di Pietracatella
richieda accertamenti scientifici particolarmente complessi. Ma una cosa è attendere il
completamento del quadro scientifico, altra cosa è ritenere che ogni decisione processuale debba necessariamente essere rinviata fino a quando l’ultimo tassello del puzzle non sia stato collocato”. “Il puzzle non deve essere completo per iscrivere una persona nel registro degli indagati. È anche attraverso l’approfondimento delle posizioni emerse durante le indagini che quel puzzle viene progressivamente completato. Diversamente, si rischia di trasformare l’iscrizione nel punto di arrivo dell’inchiesta, quando invece dovrebbe rappresentare una fase del suo corretto svolgimento e una garanzia per chi viene coinvolto”.
Secondo Di Giacomo, il caso Pietracatella presenta una caratteristica che rende ancora più difficile comprendere l’attesa. “Parliamo di un’indagine scientificamente molto complessa, ma investigativamente sempre più ristretta. Gli accertamenti più importanti continuano a concentrarsi sul medesimo ambiente domestico, sugli stessi spazi e sui reperti provenienti da quel contesto. Non siamo davanti a un’indagine dispersa tra ambienti criminali differenti, città diverse o una platea sterminata di possibili autori”.
“Dopo sette mesi di attività investigativa, centinaia di persone ascoltate, telefoni e dispositivi analizzati, rapporti familiari e personali approfonditi, prelievi biologici, sequestri e consulenze affidate a specialisti di altissimo livello, è difficile pensare che il campo investigativo sia ancora realmente indistinto”. Di Giacomo prosegue: “La nostra valutazione, che sosteniamo da tempo, è che l’attenzione investigativa sia ormai concentrata su pochissime posizioni, realisticamente due o tre.
Potrebbe avere agito una sola persona oppure potrebbero esserci state forme di concorso. Ma proprio questa è una delle questioni che l’indagine deve chiarire: non è necessario avere già stabilito con certezza definitiva chi abbia fatto cosa prima di formalizzare le posizioni”.
“Il fatto che persino gli accertamenti scientifici più sofisticati continuino a cercare risposte sostanzialmente nello stesso ambiente è, a nostro giudizio, significativo. Se la prova viene cercata sempre nello stesso luogo, inevitabilmente anche il numero delle persone che potevano avere accesso, opportunità e conoscenza delle abitudini delle vittime tende a restringersi”. Sul piano criminologico, Di Giacomo ribadisce che “tutto continua a indicare un omicidio di prossimità”.
“L’utilizzo della ricina presuppone preparazione, capacità di procurarsi o ricavare la sostanza, conoscenza dei tempi della famiglia, possibilità di intervenire su alimenti o bevande e soprattutto la possibilità di agire senza destare immediatamente sospetti. Sono caratteristiche difficilmente conciliabili con uno scenario casuale o con un autore completamente estraneo alla quotidianità delle vittime”.
“È per questo che continuiamo a ritenere, anche dal punto di vista criminologico e psicologico, che si sia ormai molto vicini alla verità. Il problema, a nostro giudizio, non è più individuare genericamente dove cercare, ma trasformare il quadro investigativo maturato in atti processuali”.
Di Giacomo richiama poi il tema dei tempi. “Il tempo necessario alla scienza non può
automaticamente diventare il tempo necessario alla Procura per assumere ogni decisione.
Alcuni esami richiedono settimane o mesi ed è inevitabile. Ma testimonianze, dati digitali,
dinamiche relazionali, accessi, comportamenti e opportunità sono elementi investigativi
autonomi che possono e devono essere valutati insieme alle risultanze scientifiche”. “Se
questa impostazione dovesse proseguire fino al completamento di tutti gli accertamenti
scientifici, il rischio concreto è arrivare a ridosso di un anno dalla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita senza iscrizioni per il duplice omicidio. Sarebbe un tempo difficilmente
spiegabile alla luce dell’enorme mole di attività investigativa già svolta, degli elementi
raccolti e del progressivo restringimento del campo investigativo”.
“Il trascorrere del tempo, inoltre, non è sempre neutro. I ricordi possono perdere precisione, le dinamiche personali possono modificarsi e ricostruire alcuni comportamenti diventa progressivamente più difficile. Per questo un’indagine non diventa necessariamente più solida semplicemente perché si prolunga”. Secondo Di Giacomo, “la straordinarietà di questo caso può avere determinato un livello di cautela comprensibile, ma proprio qui emerge il rischio che abbiamo denunciato da tempo: una cautela eccessiva può trasformarsi nella ricerca di una certezza quasi assoluta prima ancora delle iscrizioni”.
“Non mettiamo in discussione l’enorme lavoro svolto dagli investigatori né le difficoltà oggettive di un duplice omicidio mediante ricina, certamente fuori dall’ordinaria esperienza investigativa. Ma proprio la particolarità del caso impone di distinguere la complessità scientifica dalla complessità nell’individuazione del possibile autore”.
Di Giacomo richiama infine anche il rinvio a data da destinarsi dell’audizione spontanea
richiesta da uno dei medici indagati nel distinto filone per omicidio colposo. “Anche questa scelta ci lascia perplessi. Se un indagato chiede spontaneamente di essere ascoltato e ritiene di poter fornire elementi utili sulla gestione sanitaria e sulla conoscenza dell’ipotesi di avvelenamento, non comprendiamo perché quell’audizione debba essere rinviata in attesa delle consulenze tecniche. Se davvero si vuole completare il puzzle, ogni elemento conoscitivo utile dovrebbe essere acquisito e poi verificato, non necessariamente rinviato”.
Di Giacomo conclude: “Se davvero si dovesse attendere che ogni elemento del puzzle sia
arrivato a destinazione prima di procedere alle iscrizioni, continueremmo a considerare
questa impostazione difficilmente condivisibile. Il puzzle serve per arrivare alla verità
definitiva; per aprire formalmente un’indagine su una posizione non occorre avere già
collocato l’ultimo tassello. Dopo sette mesi, con un campo investigativo così ristretto, la
prudenza resta necessaria, ma non può trasformarsi nella ricerca della certezza assoluta”.



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