Automotive/Di Lucente al Mimit: più investimenti e più progetti di ricerca, basta disuguaglianze che penalizzano Termoli
- redazione informamolise
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“Se Cassino piange, Termoli non ride”. Con questa considerazione si è aperto
l’intervento dell’assessore regionale Andrea Di Lucente nel corso dell’incontro
sulla filiera automotive tenutosi oggi presso il Ministero delle Imprese e del
Made in Italy, alla presenza del ministro Adolfo Urso e delle Regioni coinvolte.

Il riferimento ai due stabilimenti di Cassino e Termoli si inserisce in un quadro
generale in cui il Sud Italia continua a risultare fortemente penalizzato dal
piano industriale oggetto della riunione.
Un intervento lineare e concreto, quello di Di Lucente, che ha posto al centro
il futuro dello stabilimento di Termoli e il ruolo strategico del Mezzogiorno nel
Piano Italia di Stellantis, cogliendo l’occasione per rivolgere al ministro Urso
una serie di richieste puntuali e operative.
In primo luogo, la necessità di destinare nuovi investimenti su Termoli,
valorizzando la vocazione storica dello stabilimento nella produzione di motori
ibridi e cambi, cuore delle competenze delle maestranze locali.
Alla luce delle recenti adesioni di Stellantis alle Fondazioni di Torino e Pavia,
l’assessore ha poi rimarcato l’importanza di un impegno da parte del Governo
per riequilibrare la distribuzione territoriale dei progetti di ricerca e sviluppo,
affinché il Sud non resti escluso dalle traiettorie dell’innovazione industriale.
In questo contesto, ha sollecitato il coinvolgimento diretto di Stellantis per
favorire l’atterraggio di nuovi progetti, in particolare su Termoli, evitando che
le opportunità si concentrino esclusivamente all’estero. “Non si tenga conto
soltanto della Francia – ha rimarcato Di Lucente – visto che in Italia anche
Stellantis viene a prendere le risorse”.
Infine, l’invito a promuovere un tavolo con Enel e le grandi aziende per
potenziare il territorio e favorire gli investimenti.
“Non possiamo pensare – ha evidenziato – di competere per grandi
insediamenti industriali con interruzioni continue e cabine primarie piccole ed
inefficaci. L’energia è una condizione abilitante: senza infrastrutture
adeguate, qualsiasi strategia di sviluppo rischia di restare sulla carta”.