top of page

Affitto impossibile, si mangia lo stipendio

redazione informamolise
2 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Il report Italy 2026, commissionato dalla comunità europea fotografa,sul versante affitto, una situazione disastrosa per le famiglie italiane poiché nelle grandi città italiane il costo dell’abitare assorbe gran parte delle entrate e trovare un impiego lontano da casa rischia di diventare un lusso.



Per milioni di lavoratrici e lavoratori, esiste una voce capace di portarsi via una fetta enorme del reddito prima ancora che il mese cominci: la casa.

A Milano il canone di un appartamento di 60 metri quadrati arriva a pesare per il 76% sulla retribuzione media, a Roma siamo al 65% , a Bologna al 48%.


Il problema non riguarda solo chi vive nelle grandi città. 

Il caro casa sta diventando un ostacolo alla mobilità del lavoro; un insegnante, un infermiere o un giovane laureato possono trovare un impiego lontano e scoprire che accettarlo non conviene.


La Commissione europea avverte che nelle aree metropolitane del Centro-Nord gli affitti sono ormai sproporzionati rispetto ai salari, una situazione che ostacola la mobilità professionale e può contribuire persino alla carenza di lavoratori.


In Italia soltanto il 24,1% delle famiglie vive in affitto, contro il 31,6% nell’Unione europea, ma chi non possiede una casa è molto più esposto. 

Il 19,4% degli inquilini sostiene costi abitativi superiori alla soglia europea di sostenibilità. 

Per le famiglie in affitto a prezzi di mercato la casa assorbe mediamente il 20,2% del reddito disponibile, mentre per quelle sotto la soglia di povertà si arriva al 31,1%.


Sono percentuali che diventano scelte obbligate: restare nella casa dei genitori, rinunciare a trasferirsi, comprimere consumi e risparmi, rimandare l’autonomia o rifiutare un’offerta di lavoro. 

Il caro affitti non impoverisce soltanto ma riduce la libertà di scegliere dove vivere e lavorare.


Dietro l’emergenza c’è la debolezza dell’intervento pubblico, secondo i dati della Commissione europea l’Italia destina alla protezione sociale legata all’abitazione appena lo 0,04% del Pil, contro lo 0,3%  della media europea, anche lo stock di edilizia sociale resta insufficiente, mentre le liste d’attesa sono lunghe.


Il Piano Casa dell'attuale governo prevede circa 100mila alloggi in dieci anni attraverso recupero del patrimonio pubblico, edilizia sociale e altri interventi, ma la dimensione del problema richiede ben altro passo.


La questione abitativa è diventata una questione salariale. Aumentare le retribuzioni è indispensabile, ma se contemporaneamente crescono senza controllo i costi incomprimibili della vita, una parte di quegli aumenti viene immediatamente cancellata.


Il diritto all’abitare si coniuga con il diritto al lavoro. Se un posto c’è, ma non può essere accettato perché nella città dove si trova non ci si può permettere un tetto, non siamo più davanti soltanto a un problema immobiliare. Siamo davanti a una nuova forma di disuguaglianza.

Servirebbe un cambio radicale di politiche. 


La casa è un diritto, come la salute, l’istruzione e il lavoro, occorre un’inversione di rotta rispetto alle scelte del governo e a un Piano Casa giudicato “insufficiente e privo delle risorse adeguate” per rispondere all’emergenza sociale, al caro affitti e alla speculazione immobiliare.


Servirebbe riportare l’intervento pubblico al centro delle politiche abitative, attraverso investimenti strutturali e una regia nazionale capace di sottrarre la casa alle sole logiche del mercato. 


L’obiettivo per una nuova politica abitativa dovrebbe fare del diritto all’abitare uno dei pilastri del welfare, al pari della sanità, dell’istruzione e del lavoro.

Alfredo Magnifico

Commenti


bottom of page