La città invisibile / La città possibile - Un decennale per guardare avanti
La Città Invisibile di Termoli compie 10 anni dalla prima uscita pubblica, un’inchiesta
sociale sulle gravi forme di marginalità e sfruttamento presenti nel basso Molise. Venerdì 18 settembre dalle 17, presso la Comunità Il Noce in via delle acacie 4, per l’occasione si terranno un incontro in modalità laboratoriale e un cerchio dialogico.

A seguire un aperitivo conviviale con possibilità di sostenere il crowfunding “Un mattone per la nostra casa” dell’associazione FACED ODV.
Di seguito una lettera alla città che accompagnerà i lavori del decennale, al quale sono invitate a partecipare tutte le persone che in questi anni hanno contribuito allo sviluppo dei progetti.
“Termoli, che città vuoi essere o diventare? Quanta disumanizzazione sei disposta ad
accettare? Quanta sofferenza riesci a tollerare tra le tue case, le vie del centro, le tue
celebri spiagge?”
Sono passati poco meno di tre anni da quando, alla fiaccolata per le vie del centro in
ricordo di una persona senza dimora tragicamente deceduta pochi giorni prima, ci
ponevamo queste domande.
Che città stai diventando, oggi, Termoli? Che città sei già diventata?
Il nostro è il punto di vista di operatori e operatrici sociali, quotidianamente impegnati a stare al fianco delle persone in difficoltà. Da qui, dai nostri margini, vediamo che dietro alla città-vetrina, quella promossa e messa in mostra nelle trasmissioni televisive per attrarre capitali e turisti, montano e crescono tante e diverse sofferenze: le sofferenze di giovani e giovanissimi, che chiedono di essere ascoltati, riconosciuti, di essere protagonisti; quelle degli anziani soli, in cerca di vicinanza e supporto; quella delle persone in difficoltà economica (come spesso siamo anche noi che lavoriamo nel sociale), che faticano a trovare o a mantenere casa e lavoro, che emigrano altrove; quella delle persone senza casa o sotto sfratto; o di chi sprofonda nelle dipendenze.
Delle donne vittime della violenza maschile, di un sistema patriarcale. Le sofferenze delle persone migranti sfruttate o respinte; delle persone con disabilità abbandonate a loro stesse.
C’è qualcosa che accomuna tutte queste forme di sofferenza, e che le fa diventare
strutturali nella società: la solitudine che in tante e in tanti avvertiamo e il fatto di vedere intorno a sé che gli orizzonti di possibilità si restringono, che le speranze che le cose possano migliorare si affievoliscono.
Oggi la Città Invisibile compie dieci anni. Dieci anni dalla sua prima uscita pubblica nel maggio 2016, una inchiesta sociale sulle estreme sofferenze urbane: in questo lasso di tempo abbiamo cercato di camminare insieme a quel pezzo di città ferita, di stare con coloro che spesso infrangono, con la loro semplice e fastidiosa presenza, la città-vetrina.
Di rimettere al centro del discorso e delle politiche pubbliche le persone marginalizzate.
Qualcosa è stato fatto: basti dire che alcuni anni fa, dire a Termoli diritto alla casa per le persone senza dimora sembrava un’eresia; ora, invece, al netto dei limiti e delle
contraddizioni, si tratta di una realtà per diverse persone. Ciò dimostra che è possibile
ripensare la città a partire dalle persone che rischiano di rimanere escluse. Politiche
sociali, cultura, diritti, responsabilità, solidarietà, cura, contro e oltre le politiche
dell’attrattività e della competitività. Un’altra città è dunque possibile, necessaria.
Ma molto, moltissimo, forse troppo (troppo per farlo da soli, certamente) resta ancora da fare per rimuovere alla radice le cause di tante ingiustizie, che ogni giorno abbiamo sotto gli occhi, nelle orecchie, tra le mani. Tanto da fare per immaginare e costruire insieme la città della cura oltre la città del mercato e del profitto.
Per questo, continuando a camminare al fianco di chi viene reso invisibile, continuiamo a domandarci (e a domandare): Termoli, che città vuoi diventare? Quanta sofferenza, quanta disumanizzazione sei ancora disposta ad accettare?



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