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2,5 milioni di uomini fuori dal mondo del lavoro

  • redazione informamolise
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 2 min

La ricerca “Imperfetti sconosciuti” offre un'analisi dal punto di vista quantitativo, psicologico e sociologico, degli uomini inattivi, che non lavorano e non cercano lavoro.



Gli uomini adulti sono, da sempre, considerati la categoria vincente del mercato del lavoro, senz’altro lo sono rispetto ai giovani e alle donne, alle quali, nel pensiero diffuso, è stato quasi sempre affidato il lavoro di cura della casa e della crescita dei figli.


Storicamente il maschio si è costruita si è costruita l’immagine di “colui che guadagna il pane”, generando profonde conseguenze anche per quanto riguarda le aspettative sociali.


Suona strano il fenomeno degli uomini adulti inattivi, che non lavorano e non cercano lavoro, oggi in Italia se ne contano quasi 2 milioni e mezzo.


Si tratta del più basso tasso di attività tra i Paesi dell’Unione europea; nella fascia d’età tra i 55 e i 64 anni, il tasso di inattività maschile è pari al 25,3%, mentre tra i 25 e i 34 anni si attesta al 17,8%.


Lo studio evidenzia cinque profili diversi di uomini inattivi;

·        la prima categoria sono gli inattivi caregiver, che rappresentano il 10,7%, in questi casi spesso l’inattività è una condizione forzata. Sono uomini con discrete risorse formative e un passato professionale «tipico», anche in impieghi qualificati. Spesso desiderano ricominciare a lavorare non appena possibile e 6 su 10 percepiscono un assegno di accompagnamento. 

·        la seconda categoria sono gli inabili al lavoro, il 12,3% in questi casi, l’inattività è una condizione forzata, Il 62,7% ha una bassa scolarizzazione e il 70% vive in una condizione economica inadeguata, si tratta di un gruppo vulnerabile, sia per le condizioni fisiche legate a problemi di salute, sia per il livello di istruzione e formazione.

·        Il terzo profilo corrisponde agli inattivi per scelta, anch’esso pari al 12,3%, gruppo generalmente ben istruito, con circa il 60% di laureati, e spesso in una condizione economica privilegiata, sono persone che hanno scelto di uscire dal mercato del lavoro rinunciando a professioni spesso qualificate e autonome.

·        Il quarto sono gli stabilmente inattivi, che corrispondono al 30,8% del campione, sono persone che si ritrovano in quella condizione da molto tempo: oltre i due terzi lo sono da più di cinque anni, sono spesso  coinvolti nell’economia sommersa (il 55,9% dei casi), oltre la metà ha percorsi scolastici incompiuti, con un’elevata capacità lavorativa, ma in 9 casi su 10 non cercano un lavoro.

·        Ultimo profilo sono gli inattivi sfiduciati, il 33,9% del campione, di questi il 39,8% afferma di non cercare lavoro per via dei tentativi falliti o la mancanza di opportunità e quasi tutti hanno una situazione economica svantaggiata, in questo caso, spesso si tratta di una condizione di lunga durata.

Alfredo Magnifico

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