Pietro Maio: il PD non è un Luna Park

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Tre mozioni congressuali diverse che fanno capo a Cuperlo, Civati e Renzi, che disegnano tre diverse prospettive per il futuro del PD, le scelte da assumere a livello europeo, le alleanze da costruire ed il blocco sociale da rappresentare nelle politiche di Governo. Il dibattito forte ma leale che si è avviato nel partito coinvolge correttamente i simpatizzanti, gli elettori ed i dirigenti del PD nella ricerca di una proposta programmatica per il futuro che sappia offrire risposte all’Italia e agli italiani in un’ottica di solidarietà, uguaglianza e giustizia sociale. L’esito delle primarie nazionali del PD non sarà neutro per l’assetto del Governo Letta e per il quadro politico, e giustamente c’è attenzione da parte di altre forze e di altri partiti a ciò che accade nel Partito Democratico.

Ma in nessun territorio italiano accade ciò che sta accadendo in Molise. Non si immagina e non si concepisce in alcuna regione o città al di fuori dei confini molisani che dirigenti, esponenti e amministratori di altri partiti si intromettano a gamba tesa nel congresso del PD con dichiarazioni roboanti, prese di posizioni e annunci di mobilitazioni dei propri iscritti.
Non è serio questo atteggiamento. Se si dirige o si è esponenti di un altro partito ci si concentri sulle proprie attività senza inserirsi scorrettamente nelle dinamiche del PD. La politica è confronto programmatico, è capacità di tradurre in proposte e progetti le istanze dei cittadini, può essere più o meno attenta a questo o a quell’atro ceto sociale, ma in nessun caso è e non può essere tutto ed il contrario di tutto, altrimenti perde di senso e di credibilità. Il PD non è un Luna Park dove portare i propri iscritti a giocare e divertirsi, ha una storia che affonda le radici nei grandi partiti popolari di massa italiani e non ha bisogno di truppe cammellate.
    
Pietro Maio

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