IACP/Greco: accanimento giudiziario della Regione sugli inquilini morosi

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In Aula abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora: parliamo dei problemi di migliaia di inquilini delle case popolari, messi sul lastrico dalle procedure ingiuntive. Un accanimento giudiziario feroce nei loro confronti, da parte di chi dovrebbe occuparsi di edilizia popolare e finisce per essere uno “strozzino” per i cittadini. È così che la Regione, – afferma Greco – invece di garantire il diritto alla casa, distrugge la vita delle persone.

Sono ben 152 gli incarichi legali esterni nella provincia di Campobasso e 52 nella provincia di Isernia, dal 2016 al 2019, conferiti dagli Iacp per recuperare crediti dai morosi.

Attenzione, gli Iacp di Campobasso e Isernia sono in liquidazione dal 2014, in seguito all’istituzione dell’Eres con una legge regionale varata a dicembre di quell’anno. Si apriva una fase commissariale, che sarebbe dovuta durare 180 giorni, per provvedere alla ricognizione dei rapporti attivi e passivi degli enti soppressi. Ma a distanza di quasi sei anni il commissario liquidatore, confermato già due volte dalla giunta Toma, non ci sa dire a quanto ammontino quei rapporti, né quante siano le consulenze legali affidate all’esterno e quanto ci costano. Il commissario sostiene che non sia suo dovere saperlo, nonostante venga remunerato con circa 18mila euro ogni sei mesi. Ma insisto col dire che è il presidente a metterci la faccia su dichiarazioni così contraddittorie e su atteggiamenti così vessatori. Ciò che sappiamo è che il numero di contenziosi è abnorme e i nomi dei legali sono spesso ricorrenti.

Per capire cosa intendo quando parlo di accanimento giudiziario, vi riporto un esempio che ho ascoltato dal diretto interessato. L’inquilino moroso aveva un debito con lo Iacp di 2.000 euro che, tra decreti ingiuntivi e more è salito rapidamente a 10.000 euro, ‘grazie’ al lavoro incessante di ben quattro avvocati. Quattro legali per una causa da 2.000 euro? Se non è accanimento questo! Ma c’è di più. Il malcapitato ha tentato una conciliazione per un importo di 5.000 euro ed ha ricevuto un sonoro e avido ‘no’. Ora, l’obiettivo degli istituti di case popolari è garantire il diritto all’alloggio ai cittadini meno fortunati o vessarli per ottenere quanto più denaro possibile?

Ma quella della persecuzione legale non è l’unica avversità che gli inquilini degli alloggi popolari si trovano a fronteggiare. Infatti, è previsto un ricalcolo dei canoni di locazione solo a partire dall’anno prossimo. Eppure, con l’emergenza Covid siamo certi siano stati in molti a vedere ridursi il proprio reddito. Nel mentre, possiamo prevedere che anche quest’anno si accumuleranno grandi pendenze nei confronti dell’ente e così si innesca, magicamente, un circolo vizioso che vede questi cittadini sempre più alla canna del gas.

Non sono soddisfatto della risposta del presidente Toma alla mia interrogazione sul caso Iacp, nonostante si sia detto sensibile alla questione ed abbia promesso approfondimenti. Chiederò che la Commissione competente ascolti in tempi rapidi i revisori dei conti sui 4,4 milioni di euro di pendenze. Perché è evidente che se un debitore non è in grado di pagare un importo, non riuscirà a pagare neanche quello maggiorato dalle more. Il risultato sarà quello di aumentare l’importo nominale dei crediti Iacp e la relativa esposizione delle famiglie morose. In sostanza, l’ente non recupererà i crediti e migliaia di persone saranno sempre più disperate. Un massacro gratuito, che dovremmo evitare: abbiamo ricevuto padri e madri di famiglia in lacrime, che si sentono vittime di un vero e proprio strozzinaggio, seppure ‘legale’. Questa persecuzione deve finire.

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