Turbogas Presenzano /Testamento:le criticità dell’impianto non si possono ignorare

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«Con l’avvicinarsi della Conferenza dei Servizi del prossimo 8 febbraio per il riesame complessivo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, ho chiesto con una lettera inviata ai Ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e della Salute, oltre che a ISPRA e Istituto Superiore di Sanità, di verificare nuovamente la compatibilità ambientale dell’impianto turbogas che Edison sta costruendo nel territorio del Comune di Presenzano, al confine con la Piana di Venafro, nonché di procedere a una opportuna valutazione di impatto sanitario del progetto secondo le linee guida predisposte dall’Istituto Superiore di Sanità e approvate con decreto del Ministero della Salute del 27 marzo 2019». A dichiararlo Rosa Alba Testamento, Portavoce molisana del M5S alla Camera dei Deputati.

«Nella lettera, all’esame anche delle direzioni generali competenti dei Ministeri – – continua la parlamentare pentastellata –  ho elencato ancora una volta tutte le criticità dell’impianto: i limiti emissivi imposti dal Ministero dell’Ambiente, fissati tenendo conto di un inverosimile utilizzo a ciclo continuo della centrale piuttosto che di un più realistico funzionamento con frequenti accensioni e spegnimenti e carichi molto più bassi, i dubbi che Edison non sia in grado di adempiere alle prescrizioni imposte in merito al calcolo su base oraria delle emissioni di ossido di azoto a partire dal 19° mese di esercizio dell’impianto, l’assenza di studi che dimostrino l’efficacia del previsto sistema catalitico di riduzione degli ossidi di azoto a fronte delle ricorrenti accensioni e spegnimenti».

«In aggiunta – prosegue – la nuova centrale termoelettrica a ciclo combinato andrebbe a inserirsi in un contesto ambientale e sanitario già fortemente compromesso che vede un’indagine epidemiologica condotta dal CNR di Pisa, tuttora in corso, sulla popolazione dei comuni della Piana di Venafro e la presenza nel raggio di pochi chilometri di altre installazioni altamente impattanti come gli impianti “gemelli” di Sparanise e Aprilia, la centrale idroelettrica ENEL sempre a Presenzano e gli inceneritori HERAMBIENTE di Pozzilli, quello ACEA di San Vittore del Lazio, oltre al cementificio COLACEM di Sesto Campano.

È paradossale che un impianto con così tante criticità venga inserito nell’ambito di un sistema di incentivi e premi, quello del capacity market, che nella versione italiana va a coprire non solo i costi fissi legati all’obbligo di tenere l’impianto pronto alla produzione, ma anche il capitale che verrà utilizzato per costruirlo fisicamente. Siamo, quindi, di fronte a un paradosso: un impianto con limiti emissivi errati, privo della valutazione d’impatto sanitario e in procinto di inserirsi in uno scenario ambientale e sanitario già problematico verrà anche pagato dai cittadini. Siamo alla follia!». 

«L’impianto, inoltre,  è previsto in un’area del paese che non necessita di ulteriore produzione elettrica oltre quella già esistente, come peraltro evidenziato anche da Terna S.p.A. nel suo “Rapporto 2019 di adeguatezza del Sistema elettrico italiano” in cui si precisa che per la nuova capacità occorre porre particolare attenzione alla adeguatezza delle zone Nord e Centro Nord del Paese, caratterizzate da un’elevata domanda, da un minore sviluppo della fonte rinnovabile  e da una forte importazione energetica dai paesi confinanti.

Tuttavia, il confronto tra tali affermazioni e la realtà è impietoso perché per la localizzazione delle nuove centrali si continuano “inspiegabilmente” a preferire le regioni meridionali con gran parte della produzione che non viene utilizzata in loco ma trasmessa, appunto, alle regioni del centro- nord, provocando un ulteriore aumento degli oneri di sistema addebitati agli utenti in bolletta» – conclude Testamento.

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