Stabilizzazione ex precari cantonieri, PCL: ingiustificabile inerzia della provincia di Isernia

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Tra le varie scelte antisociali dei governi locali v’è sicuramente quella della Provincia di Isernia che dal 2017 non procede ad attuare l’art.20 del D. lgs 75/2017 stabilizzando i circa 30 ex precari part time operai cantonieri, nonostante il loro fosse un servizio fondamentale dell’ente e la pianta organica fosse totalmente deficitaria di tali unità lavorative. E le deficienze del servizio si sono viste subito, quando al minimo fiocco di neve le strade andavano in tilt, per non parlare della manutenzione ordinaria fa acqua in tutta la provincia.

Questi lavoratori – si legge in una nota stampa del PCL Molise – avevano svolto per anni un encomiabile servizio per la collettività assicurando un ottimo e tempestivo servizio per sgombero neve, sale antighiaccio ecc., oltre che la ordinaria manutenzione delle strade e quant’altro; il tutto con salari miseri e sotto le peggiori intemperie, peraltro lamentando pessime condizioni di sicurezza sul lavoro.

Durante la vertenza degli anni scorsi iniziata dal Comitato Operaio “Osvaldo Pallotta” con il sostegno del sindacalista provinciale Di Schiavi e il PCL Molise, ci si è scontrati con un muro di gomma: al fine di superare la politica di ostilità ottusa dell’ente, i lavoratori avevano persino offerto di comporre la vertenza con l’accordo che prevedeva l’avvio della procedura di stabilizzazione e la contestuale loro rinuncia alle indennità per abuso di precariato a cui la Provincia era stata condannata. Una soluzione che avrebbe favorito l’interesse pubblico da ogni lato: la collettività avrebbe risparmiato i circa 225 mila euro di risarcimento per abuso di precariato causato dalla mala gestio dell’ente, si sarebbe tornati ad assicurare un servizio fondamentale efficiente, e si sarebbe risolto il dramma sociale di circa 30 famiglie, evitando peraltro la dispersione di un consolidato ed eccellente patrimonio di professionalità. Ma anche questa proposta fu assurdamente rifiutata, pur di attivare privatizzazione, con tutte le opacità che comportano gli appalti, i maggiori costi con servizi meno qualificati, con minori occupati e peggiori condizioni di salario fino al lavoro nero.

La legge del profitto di pochi a spese dell’interesse pubblico e sociale. Sicché alcuni di essi sono stati costretti ad emigrare al Nord con l’ANAS, peraltro subendo anche i maggiori disagi del Covid-19, altri sono disoccupati o cercano di sbarcare il lunario come possono in precarietà. Ma non ci fermiamo: a parte l’esposto in corso di elaborazione per danno erariale relativo ai suddetti risarcimenti pagati per abuso di precariato, onde far ristorare la collettività, insistiamo con la vertenza tanto più che l’art.20 è ancora vigente per la stabilizzazione.

E invero anche la recente Ordinanza del TAR Molise 87/2020 sull’omessa stabilizzazione dei precari della Protezione Civile conferma la nostra posizione: la discrezionalità amministrativa del potere pubblico non può mai trascendere nell’arbitrio. Dunque anche la Provincia è avvisata qualora non dovesse procedere alla stabilizzazione.

Ciò premesso, atteso che ancora è vigente l’art.20 del D.Lgs 75/2020, si sollecita il Presidente Ricci – si legge a conclusione della nota – a dare riscontro alla piattaforma già consegnata all’ente, con cui, oltre alle rivendicate ragioni sociali, si dimostra con dovizia di dettaglio l’esistenza di tutti i requisiti finanziari e giuridici di cui al citato art.20 per attivare la detta stabilizzazione dei circa 30 precari part time, con tutti i benefici per il servizio pubblico essenziale e verso il dramma sociale del precariato e della disoccupazione, tanto gravi più in questo periodo di emergenza.

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