Le mani del malaffare sul Molise: corridoio per facili traffici

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di Massimo Dalla Torre


“Il malaffare corre lungo le strade Molisane”. Questo, è, il titolo di un articolo che potrebbe apparire sulle prime pagine di un giornale qualsiasi, non necessariamente locale, in quanto, le rivelazioni dei vari pentiti da anni attraggono l’attenzione dei network sulla nostra regione. Rivelazioni che, a dir la verità, non dovrebbero lasciare stupiti, perché se la memoria non c’inganna qualche anno fa furono scoperti alcuni terreni contaminati nel basso Molise e nella piana di Venafro.

Terreni in cui si coltivavano regolarmente prodotti orto-frutticoli che finivano, anzi finiscono, sulle nostre tavole nonostante la pericolosità che si nasconde nel sottosuolo. Terreni vittime e complici di un traffico durato anni, al centro di inchieste televisive che ciclicamente tornano sull’argomento, leggasi decisioni recentissime del ministro Costa sulle coltivazioni inquinate appunto nella piana di Venafro, che fa gridare allo scandalo l’intera comunità molisana.

Mentre i palazzi della politica si domandano e s’interrogano, o forse no!!! sul perché è potuto accadere tutto questo, la magistratura continua il proprio operato con l’intensificazione delle azioni che mettano fine al traffico di sostanze che inquinano la terra Molisana. La quale, si è svegliata dal letargo, ma non ne siamo del tutto sicuri, che la portava a credere di vivere in un giardino fiorito senza sapere che viviamo in un “giardino malato” come lo definirebbe Giacomo Leopardi che appellò la sua Recanati “Borgo selvaggio”.

Appellativo, che, consentiteci di appropriarci della definizione, in questo momento si può adattare alla ventesima regione dello stivale. Realtà un tempo virtuosa che, come abbiamo avuto modo di scrivere varie volte, è ridotto a corridoio di passaggio del malaffare dove la commistione tra delinquenza organizzata, gruppi di potere e soprattutto interessi economici, fuori dalla portata dei cittadini, è l’humus su cui prolifera “la dissolvenza” di una identità che, visto gli accadimenti, è realtà.

Identità “disciolta e inquinata” che mette in allarme chi, forse pur avendo sentito dire che certe cose accadevano e accadono, perché se ne è parlato da sempre, ha cercato di allontanare lo spettro contraddistinto da un triangolo giallo e nero. Colori che il Molise ha imparato a conoscere tant’è, che si possono vedere, ora fortunatamente di meno, soprattutto di notte quando si superano i mezzi, che trasportano “il killer silente”, perché impressi sugli portelloni posteriori a volte neanche sigillati.

Disseminatori di morte che corrono veloci lungo le direttrici che ci collegano con altre realtà “malate terminali”. Una corsa che, se non sarà arrestata in tutti i sensi, scaricherà chissà ancora per quanto tempo “il non futuro” specialmente quello delle nuove generazioni.

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