Sanità/ Commissario ad acta, gli errori di Toma e il boicottaggio che non c’è

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Adesso che la notizia è ufficiale, la diatriba è destinata a terminare, con conseguenze per il Molise che è difficile ancora valutare. Come noto ieri il governo ha approvato il decreto fiscale e il disegno di legge sul bilancio di previsione, che prevede l’incompatibilità tra commissario ad acta della sanità e presidente di Regione.

E’ facile pensare che si aprirà una seconda fase di polemiche diffuse, tanto veementi quanto inutili; la fase dei contrasti non ha agevolato in Molise, ma neanche influito sulla scelta nazionale. Allora cerchiamo di capirci e di affrontare la questione con chiarezza. Personalmente ho espresso una posizione che ribadisco in premessa: l’attuale situazione del sistema sanitario molisano e lo sconquasso che ne deriva non sono dovuti alla mannaia imposta da burocrati ministeriali, o almeno non solo da quella determinati, ma dall’assoluta disobbedienza politica che il livello regionale ha opposto a quello nazionale, nella certezza che l’autonomia amministrativa di Palazzo D’Aimmo avrebbe impedito qualunque misura forte al governo nazionale.

Il fatto che di norma la maggioranza parlamentare è stata quasi sempre più o meno omogenea nel colore politico rispetto a quella molisana, ha permesso al Molise di vedere assegnato l’incarico di commissario ad acta al governatore di turno; questo fatto ha fatto crescere questa sensazione di onnipotenza, paragonabile in parte a quella dei governatori locali dell’Impero romano, atteso che nell’un caso e nell’altro tutto era dovuto all’indifferenza della politica nazionale verso i fatti delle periferie. Il clima non è quello di un tempo e Roma non intende cedere più quote di controllo e potere alle regioni, soprattutto a quelle che hanno una gestione politica di colore differente ed antitetica rispetto a quella nazionale; ma da qui ad arrivare ad affermare che è in atto un boicottaggio politico contro il Molise ce ne passa, perché di fatto il boicottaggio non c’è.

Il governo cosiddetto ‘gaillo-verde’ segue logiche ben diverse dalla politica come l’avevamo intesa finora; i ragionamenti si fanno a livello centrale perché questa alleanza è nata sul livello nazionale ed ha scarsi collegamenti e rappresentanza a livello regionale, essendo ‘spuria’ cioè nata dall’esito elettorale e costruita in maniera da garantire una governabilità al Paese dopo un risultato anomalo. In sintesi: Lega e Cinque Stelle si sono alleati dopo il risultato e non prima e non hanno nelle regioni una rappresentanza scaturita da quell’accordo. Non è una questione di lana caprina, come non è discrezionale il fatto che si vada verso una nuova politica, perché i partiti al governo sono nati dalla protesta popolare contro il vecchio sistema, che adesso combattono.

Detto questo e stante il fatto che tutto ciò era risaputo dalla maggioranza alla Regione Molise, logica politica avrebbe dovuto vedere il prevalere di un ragionamento pratico differente dalla ricerca del contrasto e dalla polemica, anche perché il rapporto di forze in campo era fortemente sbilanciato in favore del governo nazionale. Allora che senso ha agitare la mannaia della protesta locale, pubblicare comunicati stampa di fuoco a ripetizione? E ancora: urlare ad un boicottaggio politico che tale non era? Tale non era semplicemente perché la questione non riguardava solo il Molise, ma anche regioni ben più importanti sul quadro nazionale. Insomma nessuna posizione anti-Toma, se nel discorso rientravano, ad esempio, anche De Luca e Zingaretti, ma in generale il riordino della sanità a livello nazionale.

La politica non vuole altra politica a governare i conti delle regioni dove la sanità è commissariata, ma vuole i tecnici; ed il tecnico non può essere Toma, con tutte le competenze che gli vengono giustamente riconosciute, me deve essere un referente ministeriale che abbia svolto quel ruolo o che sia ‘naturalmente’ più che competente in tema di risanamento del comparto sanitario. Allora sarebbe stato molto più utile non cavalcare l’onda della protesta perdente, ma cercare di individuare insieme una figura adatta allo scopo, cioè un tecnico ministeriale che avesse contezza della situazione locale, in un clima di dialogo e non di contrasto con il governo nazionale; è una logica di strategia, anche politica, che forse sa di antico ma che segue il solco della ragionevolezza, nella certezza che la sanità così come è e come la vuole la politica regionale è irrazionale ed ingestibile in un clima di ristrettezze economiche. Si può ancora recuperare il tempo perduto, a patto di volerlo.

Sefano Manocchio

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