Il caso/ Le finte crisi e il balletto dei politici

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Commentare gli ultimi eventi politici molisani non è facile, soprattutto nel tentativo di dare una ‘ratio’ allo sviluppo di situazioni che un nesso logico chiaro non sembrano avere. Le ‘finte crisi’ al Comune di Campobasso ed alla Regione Molise (perché le verifiche di Giunta alla fine non sono altro che piccole crisi) hanno messo in luce un’interpretazione fantasiosa della gestione politica di un territorio. Razionalmente una verifica si chiede quando c’è un problema, non per gusto personale di chi detiene il potere; ci vuole una motivazione seria e dei comportamenti pratici conseguenti. Nei due casi citati non c’è stato nulla di tutto questo, ma una sorta di ‘abbiamo scherzato’ finale a danno delle istituzioni e ancor più della collettività. Tutti al proprio posto come prima, tranne un assessore comunale che non ha inteso certificare la soluzione proposta dal sindaco, cioè la firma di un documento che non ha valore legale e ancor meno politico, soprattutto a pochi mesi da una nuova tornata elettorale.
In sostanza Antonio Battista e Donato Toma hanno voluto far capire chi comanda, facendo intendere che o ci si allinea al proprio dettato a si va a casa. Bene, è legittimo, solo che nella scuola politica classica, che aveva fondamenta solide, questo si faceva organizzando riunioni politiche e dibattendo, non con atti istituzionali che bloccano l’attività per settimane. Quello che manca alla politica molisana, oramai è chiaro, è la formazione stessa dei politici, che non a caso vengono dalla società civile e a volte non hanno un percorso partitico di lunga durata; allora interpretano l’amministrazione gestita più o meno come un lavoro d’ufficio, dove possono fare scelte anche non condivise e decidere d’imperio la soluzione finale. Comune e Regione vengono interpretate in maniera privatistica come un bene proprio da gestire nella maniera che si ritiene più opportuna; ovviamente non è così perché c’è da rendere conto ad una collettività, che delle trattative segrete, degli accordi tra un pranzo ed una cena e del balletto delle deleghe e dei politici di certo non ne vuol sapere e soprattutto non ne può pagare le conseguenze.
In altri tempi la ‘finta crisi’ al Comune si sarebbe risolta con alcune telefonate ed in sintonia tra tutti e quella alla Regione con due o tre documenti istituzionali: ma erano, appunto, altri tempi quando la politica si poneva il problema di come sarebbero stati percepiti i suoi comportamenti dalla collettività. Questo è quanto, ad ognuno la scelta del giudizio finale.

Stefano Manocchio

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