Più si è poveri, prima si lascia la scuola

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Oxfam: nel nuovo rapporto pubblicato ha lanciato l’allarme, i bambini nati in famiglie povere hanno 7 volte meno probabilità di terminare la scuola rispetto a chi è nato in famiglie ricche. 

Esiste un mondo spaccato in due, in cui la grande disuguaglianza di accesso alla scuola nei paesi più poveri condiziona il futuro di intere generazioni ma anche nei paesi ricchi chi nasce in famiglie povere ha il 15% di possibilità in meno di terminare gli studi secondari rispetto ai coetanei più ricchi.

L’Italia è il fanalino di coda in Europa per investimenti in istruzione pubblica, infatti l’abbandono scolastico è al 14,5% nel 2018, tra i più alti nel Vecchio Continente.

Una disuguaglianza che non risparmia, neppure, chi ha avuto la fortuna di nascere nei paesi più ricchi, dove solo il 75% dei ragazzi nati in famiglie con reddito basso termina le superiori contro il 90% dei figli delle famiglie più ricche.

Una situazione strettamente correlata a investimenti inadeguati nell’istruzione pubblica e gratuita, basti citare il caso del Pakistan, uno dei paesi più poveri al mondo, con livelli bassissimi in spesa pubblica per l’istruzione, dove oltre 24 milioni di bambini non vanno a scuola.

I governi mettono a repentaglio il futuro dei bambini di tutto il mondo non investendo in un’istruzione pubblica di qualità gratuita, ad ogni bambino dovrebbero essere date le stesse possibilità di realizzare il proprio potenziale, non solo chi ha genitori che possono permettersi di pagare.

Tantissimi ragazzi e ragazze dei paesi poveri partono svantaggiati perché devono fare i conti con la malnutrizione cronica, che pregiudica il loro sviluppo e la loro capacità di studiare, mentre la spesa pubblica per l’istruzione si concentra nelle aree ricche a discapito di quelle povere, dove le scuole sono sovraffollate, prive di insegnanti qualificati, libri scolastici e anche semplicemente di servizi igienici.

L’investimento in istruzione pubblica di qualità ha dimostrato invece di essere la leva più efficace per ridurre le disuguaglianze e costruire società più eque che sfruttano al massimo i talenti e il potenziale di tutti i bambini.

In paesi come Malawi, Burkina Faso, Madagascar, Lesotho e  Senegal, più della metà della spesa stanziata per l’istruzione dai rispettivi governi va a beneficio del 10% più ricco della popolazione, mentre nel mondo, secondo l’UNESCO – oltre 330 milioni di bambini, pur andando a scuola, non riescono a sviluppare competenze di base minime.

Per questo Oxfam chiede a governi e donatori di investire per garantire un’istruzione pubblica di qualità

In Italia uno dei più alti tassi di dispersione scolastica in Europa e uno dei più bassi livelli di investimento in istruzione e il tasso di dispersione scolastica ha ripreso a crescere dopo anni di riduzione e evidenzia livelli più alti nelle regioni più povere del Mezzogiorno.

Secondo gli ultimi dati Eurostat l’abbandono precoce degli studi in Italia è aumentato nell’anno scolastico 2017/2018, il 14,5% dei ragazzi tra 15 e i 24 anni è in possesso della sola licenza media. Un dato in crescita dello 0,7% su media nazionale rispetto all’anno precedente, con una forbice che va da un tasso di dispersione dell’11,7% nel nord-ovest al 18,5% nel Sud del Paese, e che ci porta a essere il quarto paese per abbandoni precoci in Europa, dopo Malta, Spagna e Romania, ben al di sopra della media europea del 10%.

Secondo il rapporto Asvis 2018, l’Italia investe appena il 4% del PIL in educazione rispetto alla media europea del 4,9% e, in termini di quota sulla spesa pubblica, l’Italia è passata dal 9,1% del 2008 al 7,9% del 2015, a fronte di valori del 9,6% della Germania e della Francia e del 9,3% della Spagna: un dato che ci pone dietro alla gran parte dei paesi Ue, un quadro che fa sì che nel nostro paese il 26% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 e i 29 anni (e addirittura il 37% delle ragazze tra i 25 e i 29 anni) non studi e non lavori rispetto a una media del 13% dei paesi dell’area Ocse, per cui insieme alla Grecia, il paese nel quale più della metà della popolazione dei 18-24enni è rimasta senza lavoro per almeno un anno.

E’ fondamentale che il nuovo Governo ponga al centro della propria azione maggiori e più efficaci investimenti nell’istruzione pubblica, con l’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa, abbattendo le disuguaglianze tra regioni ricche e povere, includendo un sempre più alto numero di ragazzi che sono tagliati fuori.

Che tali risorse possano essere effettivamente reperite e investite, in modo coordinato, nella qualificazione degli insegnanti, in politiche di pre-scolarizzazione efficaci, in innovazione didattica, per un orientamento scolastico tra un ciclo di studi e l’altro che faciliti la riduzione del numero degli studenti respinti nei primi anni delle superiori, per potenziare il contrasto alla povertà educativa e l’educazione alla cittadinanza globale.

Occorre rimuovere gli ostacoli che causano povertà educativa ed esclusione sociale e a rafforzare la capacità del sistema educativo, garantire a tutti la possibilità di partecipare attivamente a processi di apprendimento efficaci, sviluppando la capacità di essere cittadini attivi.

Alfredo Magnifico

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