DL Semplificazione/ I giochi di parole e 48 articoli che non fanno ripartire l’Italia

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La riunione fiume del Consiglio dei ministri, in notturna, conclusa alle 4:30, ha licenziato un D.L. Semplificazione che non ha niente di immediatamente operativo, per dirla alla popolana l’elefante ha partorito solo un topolino, per di più rachitico, destinato a spappolarsi nella prassi giudiziaria e giurisprudenziale del nostro Paese.

L’unica norma approvata importante della riforma per la semplificazione è quella che rende più difficile applicare la fattispecie di reato dell’abuso d’ufficio che fino a ieri frenava molti funzionari pubblici dal compiere non tanto gli abusi quanto il loro dovere.

Si fa riferimento ai direttori generali degli uffici ministeriali, la novità è aver superato le «norme di legge o di regolamento » che il codice penale e di procedura penale stabilivano  sull’abuso di ufficio come criterio per capire se un atto era abusivo oppure no ( dizione molto larga e “inclusiva”), con la nuova scrittura: sarà punibile per abuso di ufficio chi violerà «specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali residuino margini di discrezionalità».

Grande sottigliezza? Prima poteva essere addebitata dal giudice al funzionario qualunque violazione di norme di legge o di regolamento, ora potranno esserlo solo “specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti….” la differenza sta tutta in quell’aggettivo e in quell’avverbio: “specifiche” ed “espressamente”. Secondo il noto assioma, “in un sistema liberale è consentito tutto ciò che non sia “espressamente vietato”, mentre in un sistema dirigista lo è soltanto ciò che è “espressamente permesso”, la norma ritiene di aver attenuato la morsa delle regole precedenti con queste due paroline.

La formula del “salvo intese”, non lascia presagire velocità operativa,infatti è destinato, a divenire operativo non prima di fine anno; e lascia in sospeso alcuni punti determinanti come l’individuazione delle grandi opere da rilanciare “per 200 miliardi di euro di investimenti” sulle quali la rissa politica tra soci di governo sarà più accesa che mai, soprattutto perchà i Cinquestelle vogliono stoppare la “cementificazione” dell’Italia e il P.D. rilanciarla.

Nei 48 articoli del testo, di semplificante, tecnicamente significativo non c’è nulla anzi,si  fa ossessivamente riferimento al ruolo della Presidenza del Consiglio, come se fosse un superministero, e che,  come rileva Sabino Cassese, il più competente giurista italiano in materia, diventa il “nuovo collo di bottiglia del sistema, perché la Presidenza del consiglio non è attrezzata per gestire e a mala pena riesce a svolgere il compito di indirizzare l’azione governativa”.

I tempi lunghi sono ipotizzabili dal fatto che non è stato allegato al decreto l’elenco delle opere pubbliche da avviare, una cinquantina, e i commissari cui saranno affidate le più urgenti saranno nominati,a Dio piacendo entro l’anno.

Palazzo Chigi rassicura,in una trasmissione radio ascoltavo il sottosegretario, che i nodi coperti dalla formula «salvo intese» riguarderebbero pochi aspetti «tecnici, non politici».

Non è dato sapere i dettagli del “Piano nazionale di riforma” che il consiglio notturno ha intanto approvato: dopo il piano Colao e i vari altri piani delle varie altre task-force, c’è solo l’imbarazzo della scelta tra cose ovvie e cose anche intelligenti. Il dramma sarà riuscire a farle, il dramma nel dramma convincere i soci europei che ci riusciremo.

I dati sull’erogazione di prestiti del mese di maggio, quelli della piena espressione del sostegno alla liquidità disposto dal Governo Conte,per un confronto: in Italia la crescita dei prestiti si è attestata al 2,2% di maggio contro il 2,1% di aprile; in Germania al 6,9%; in Francia, l’11,4%; in il Spagna del 9,5%.

Queste cifre illuminano la differenza tra politici seri e uniti e una classe politica italiana, inutile sprecare aggettivi. Il confronto è semplicemente umiliante.

A mio modesto parere siamo più alle sottigliezze da accademia della crusca, non da muscolarità inquisitoria, la giustizia italiana sfrutterà tutta la discrezionalità che aggettivo e avverbio lasceranno alle Procure, pertanto, se prima era certo che il diritto fosse invasivo; adesso il diritto resta invasivo, ma il perimetro di questa invasività è ancora più incerto perché ancor più discrezionale. Chi vivrà vedrà.

La vera SEMPLIFICAZIONE rivoluzionaria sarebbe un ritorno ai fondamenti del Corpus iuris civilis o Corpus iuris Iustinianeum (529-534), in italiano Corpus Giustinianeo, …che  per secoli è stata la base del diritto comune europeo, sino agli inizi del XIX secolo quando venne considerato superato dal codice napoleonico ,al quale sono state apportate modifiche che più che leggi sono stati imbrigliamenti della società.

Alfredo Magnifico

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