Nuove prospettive per la cura delle metastasi cerebrali alla Fondazione “Giovanni Paolo II”

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In Italia, ogni anno vengono diagnosticati circa 366.000 nuovi casi di tumore maligno (circa 1.000 al giorno), di cui circa 196.000 (54%) negli uomini e circa 169.000 (46%) nelle donne. I tumori rappresentano la seconda causa di morte (30% di tutti i decessi) dopo le malattie cardio-circolatorie (38%). Per il trattamento di alcuni tumori, il livello di utilizzo della radioterapia è notevolmente aumentato negli ultimi anni e la richiesta per questo tipo di terapia crescerà ancora a causa dell’invecchiamento della popolazione e, quindi, della maggiore incidenza di tumori. La radioterapia, insieme alla chirurgia ed alla chemioterapia, permette un gran numero di guarigioni.
I maggiori esperti di Radioterapia si sono confrontanti nelle scorse settimane a Barcellona in occasione del Congresso Europeo di Radioterapia Oncologica. Presente anche la Fondazione di Ricerca e Cura “Giovanni Paolo II” con le Unità Operative di Radioterapia e di Fisica Sanitaria che hanno presentato ben 23 contributi scientifici e  i risultati finali di uno studio, condotto a Campobasso,  sull’ “irradiazione delle metastasi cerebrali con tecnica ad intensità modulata e sovradosaggio simultaneo integrato (SIB-IMRT)”. Lo studio ha coinvolto 30 pazienti, con un numero limitato di metastasi cerebrali, che necessitavano di trattamento radioterapico. Dopo un’attenta valutazione clinica, si è deciso di applicare ai casi in questione la nuova tecnica di irradiazione SIB-IMRT che unisce le caratteristiche più avveniristiche della moderna radioterapia con il vantaggio di una erogazione del trattamento in tempi brevi. Uno degli aspetti innovativi è che gli organi sani intorno alla sede irradiata sono stati sensibilmente più protetti delle radiazioni e ciò si è tradotto in una minore tossicità cerebrale e cutanea. Dall’analisi della letteratura scientifica internazionale,  ad oggi la Fondazione risulta tra i primi centri al mondo ad aver applicato questa tecnica innovativa nelle metastasi cerebrali.
Il lavoro scientifico, sotto forma di comunicazione orale selezionata, è stato presentato durante una sessione plenaria del congresso dalla Dottoressa Gabriella Macchia dell’Unità di Radioterapia.
Ricordiamo che la Fondazione “Giovanni Paolo II”  e’ stato uno dei primi centri italiani a utilizzare la tecnica SIB-IMRT in diverse patologie. Dopo anni di studio, un lungo  periodo di implementazione e  una serie di simulazioni curate dal fisico dott. Savino Cilla, questa tecnica è stata applicata nella clinica. I risultati raggiunti finora sono molto incoraggianti.
Sempre nello stesso convegno, la dottoressa Macchia è stata coinvolta come docente nelle sessioni di contornazione delle neoplasie del pancreas che hanno contribuito alla formazione di giovani radioterapisti oncologi e tecnici di radioterapia provenienti da tutta Europa. “La possibilità di condividere le conoscenze acquisite rappresenta un volano culturale che non possiamo permetterci di sottovalutare” ha dichiarato la dottoressa Macchia “siamo onorati di aver contribuito, nel nostro piccolo, alla formazione di questi giovani che rappresentano il futuro dell’Europa”.
Il dottor Cilla che ha contribuito assiduamente all’elaborazione dei 23 contributi presentati al congresso internazionale ha dichiarato: “La radioterapia  rappresenta un’economica e sicura modalita’ per il trattamento dei tumori. Ha un ruolo curativo, spesso in associazione ad altre metodiche e un ruolo palliativo nei pazienti con malattia avanzata. Uno dei piu’ recenti sviluppi nei trattamenti tecnologicamente avanzati e’ rappresentato dalle tecniche a modulazione di intensità (IMRT e VMAT), che consentono di ottenere un’estrema precisione nell’indirizzare le radiazioni sul tumore in tempi molto contenuti. Questa tecnologia, che rappresenta a tutt’oggi lo stato dell’arte della radioterapia a fasci esterni, è attiva ormai da alcuni anni nella nostra routine clinica per la cura di numerose neoplasie, come i tumori del testa-collo, del sistema nervoso centrale, i tumori della prostata, del retto e della sfera ginecologica. In aggiunta, va ricordato che il Centro di Campobasso è stato il primo in Italia ad implementare questa sofisticata metodologia, che viene oggi utilizzata anche nei trattamenti con finalità ablativa in ambito radiochirurgico per la cura delle metastasi polmonari, epatiche, ossee ed addominali.”

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