L’opinione/Il Molise è una regione europea?

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di Massimo Dalla Torre

Non giudicateci quelli dell’ultima ora, visto che di questo argomento se ne parla oramai da anni. Un argomento al centro dei discorsi della gente, sulle colonne dei giornali e nei telegiornali regionali. Un argomento che ci induce a porci una domanda che potrebbe sembrare banale e sotto certi aspetti inutile “il Molise è una regione Europea?

Una domanda scontata se si pensa che siamo in Europa e che ogni anno gli appartenenti all’Unione Europea aumentano, anche se il regno di sua maestà Britannica, ora in ansia per le condizioni di salute del principe Filippo, ha deciso di recidere il cordone con l’UE.

Eppure, è una domanda necessaria, perché la nostra realtà, nonostante è presente a Bruxelles con un ufficio di rappresentanza è ancora molto lontana, da quelle che sono le “idee” nate circa sessanta anni fa quando si posero le basi dell’Unione europea.

Idee che faticosamente cercano di farsi largo in una regione, nonostante che ci si affanni a farla apparire propositiva, è considerata da troppi, e questo non torna certamente a nostro favore, un semplice corridoio di passaggio per raggiungere altre realtà più redditizie, più ricche, più favorevoli. Vedete appartenere all’Europa non significa apparire, né tanto meno sfoggiare cultura, anche se la cultura rappresenta una branca importante su cui puntare, quello che conta sono i risultati che arrivano soltanto dalle attività produttive imposte dalla fredda e rigida logica dei numeri e del dio danaro.

Essere europei significa operare e vivere appieno la realtà europea. Noi siamo ancora lontani da quelli che sono gli obiettivi prefissati con l’entrata in Europa. Non ce ne voglia chi in questi anni ha lavorato, alacremente, di questo dobbiamo essere fieri perché il lavoro fatto è stato prolifico, per far attecchire un “modus operandi” europeo anche qui nella ventesima regione d’Italia. Con questo non ci si giudichi disfattisti perché sappiamo bene che dalle piccole realtà vengono i maggiori contributi. Piccole realtà che, a differenza di quelle più grandi, dispersive e non sempre oculate, colgono le sottigliezze e le particolarità ma soprattutto le opportunità che la grande famiglia europea offre.

Questo perché essendo il nostro un territorio ancora “vergine” è facile seminare per raccogliere. Peccato che da noi tutto questo è ancora allo stato embrionale o è appena germogliato. Uno status dettato da una non perfetta comprensione di quello che significa veramente essere “europeo”. Uno status forse, usiamo il forse, nato dalla mancanza di opportunità che si hanno a disposizione, frutto di una non ponderata osservazione di quello che l’Europa offre ai giorni nostri. Questa è la realtà; null’altro.

Ma allora quali i correttivi affinché anche il Molise possa esporre a pieno merito e non simbolicamente la bandiera blu dove svettano le stelle gialle? Di suggerimenti non sapremo darne anche perché la materia è talmente complessa che sarebbe estremamente difficile dare suggerimenti.

Fortunatamente a soccorrerci ci vengono alla mente le parole dell’ex assessore regionale alla programmazione Vitagliano: “Il Molise ha le capacità e le opportunità per fare quel salto di qualità che attualmente lo pone a metà strada tra le Regioni del Nord e quelle del Mezzogiorno per fare questo, però, è necessario che si punti tutto sulla ricerca e sull’innovazione”. Parole che riportiamo e che facciamo nostre con la speranza di poter dire un domani non lontano “Nous sonnes européens” – “We are european” “Noi siamo europei”.

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