L’opinione/ Dante aveva visto giusto

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di Massimo Dalla Torre

«Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello» così cantava nel purgatorio il padre della lingua italiana messer Dante degli Alighieri di cui quest’anno sono 700 anni della dipartita da questa landa desolata.

700 anni che, non hanno cambiato aspetto e maniere all’Italia e di conseguenza al Molise visto le continue dispute tra fazioni denominati partiti.

700 anni che avrebbero potuto far maturare i vari esponenti politici la cui unica esponenza è la presunzione e la incapacità di governare una realtà che è rimasta agli stati arcaici e di cui noi uomini della strada e non frequentatori dei palazzi del potere dobbiamo vergognarci per le incongruenze che quotidianamente si registrano.

700 anni di agguati, accordi disattesi, manovre bislacche e senza senso ai danni di chi si chiede il perché di tutto questo, ma principalmente perché sulla scena sono sempre ed unicamente presenti da anni personagetti, come li definirebbe il presidente della regione Campania De Luca. Maramaldi al soldo dei propri interessi che, sono capaci di rinnegare senza timore il mandato elettorale affidatogli con la speranza di risolvere le loro annose questioni che creano distonie al sistema Italia.

Un qualcosa che anche nella ventesima regione dello stivale è sempre più presente tanto da far registrare veri e propri terremoti all’interno delle coalizioni politiche sempre più incongruete, sempre più sbugiardanti e disattendenti le promesse fatte in campagna elettorale. Novelli Giano Bi fronte che, per uno scranno sono pronti o pronte a seconda i personaggi a pugnalare alle spalle chi gli a permesso di accedere nelle stanze dei bottoni dietro lautissimi compensi e prebende per non difendere le sorti della collettività.

La quale, alla luce dei recenti accadimenti, leggasi vicenda ritiro firma sulla mozione di sfiducia al Presidente della Regione, è sconcertata, schifata e soprattutto delusa perché ha creduto nel rinnovamento che, allo stato dei fatti non c’è stato, anzi ha resuscitato un modo di far politica che, i coevi dell’Alighieri, tanto per riallacciarci al discorso di apertura, usavano per screditare l’avversario che dopo aver costatato la beffa e l’inganno era costretto all’esilio in campagna, come accadde a Dante che, ironia della sorte avversa, morì lontano dalla sua amata augusta Florentia.

Cosa che oggi nei palazzi della politica molisana non è in uso, perché premiati e dove il voltagabbanismo torna utile Cicero pro domo proprio…

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