“Il futuro passa per l’Amazzonia”, convegno diocesano

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“L’Amazzonia è nostra!”. Con questo messaggio preciso e diretto si è conclusa una serata interessantissima e molto vivace, tenuta in’aula gremita ed attenta, nell’Auditorium Celestino V, giovedì 10 ottobre 2019. La serata era stata organizzata dall’Ufficio missionario, dalla pastorale del lavoro e dalla scuola Toniolo, oltre che dalla Caritas diocesana.


Tanti organismi diocesani, uniti attorno ad un tema prezioso, necessario per cogliere il cammino della missionarietà attuale, specie nel mese di ottobre, con precisi riferimenti alla teologia, proprio mentre si difende il creato, ferito nelle foreste amazzoniche, per la devastante avanzata degli incendi.

E’ poi stata un preziosa occasione per essere informati direttamente sui lavori del Sinodo, che si sta svolgendo in queste settimane in Vaticano.
Il Sinodo dell’Amazzonia, infatti, è iniziato da qualche giorno, ma ha già innestato diverse polemiche, molte di queste frutto di ignobili prevenzioni. Con accusa di eresia, che la relatrice Ylenia Fiorenza ha con vigore smontato, una ad una, partendo proprio dagli scritti dello stesso papa Francesco. Infatti, il convegno diocesano ha permesso di prendere in mano l’Instrumentum laboris, cioè il documento con cui i padri Sinodali stanno lavorando, giorno per giorno. E’ stato lo stesso Vescovo padre GianCarlo a mettere in luce la ricchezza di questo documento, consegnando un fascicolo che puntualmente riassume tutta la vivacità della problematica sinodale. I punti teologici fondativi del testo sono costituiti da un quadrilatero: Vita, Territorio, Tempo e Dialogo.


Con queste dimensioni si è in grado di cogliere il duplice grido che sta salendo al Signore: il grido della terra ed il grido dei poveri. Proprio come insegna l’enciclica Laudato Si, citata tante volte lungo la serata. Infatti, se ascolteremo il grido dei poveri, saremo capaci di ascoltare il grido di dolore della terra amazzonica ferita da due nemici: l’attività estrattiva che rapina le risorse e dagli incendi che, favoriti anche da una stagione secca, stanno distruggendo tutte le bellezze di una biodiversità meravigliosa. Tale bellezza – annotano con riconoscenza i Vescovi – è stata custodita dalla cura proprio dai popoli indigeni, che ci hanno consegnato questo stupendo slogan: “Quando noi andiamo al mercato, dobbiamo spendere per comprare; quando invece entriamo nella foresta, abbiamo tutto, gratuitamente. E la foresta ce lo consegna con tanta maggiore abbondanza, quanto più noi la sappiamo amare e custodire!”.


Non è mancata nemmeno un riferimento diretto ad un tema scottante: la carenza di sacerdoti, nelle immense foreste amazzoniche. I popoli indigeni sono oggi svuotati dalla carenza dell’Eucarestia, per i pochi sacerdoti che vi si possono recare. Spesso si tratta di una visita liturgica rapida e fuggevole. Avrebbero bisogno, invece, di una presenza durevole. Ma questo sarà possibile – chiedono i vescovi dell’Amazzonia – se si modificherà l’attuale legge della Chiesa, creando la possibilità di ordinare preti anche uomini sposati. Ma solo per quella immensa regione! Ecco, perché il dibattito si è subito acceso, in Vaticano e nella nostra sala.


Interessante la riflessione che ci ha offerto la dottoressa Silvana Maglione, facendo notare che tante ingiustizie nel sud del Mondo sono prodotte dalla voracità dei popoli ricchi, di noi cioè, che sciupiamo, inquiniamo e distruggiamo. Per la logica perversa che il mio interesse è superiore al bene comune. Violando così il grande principio della dottrina sociale della Chiesa, che afferma: “Il nostro, viene prima del mio!”. Perciò, ci ha esortato a fare la spesa nel mercatino sotto casa, ad essere essenziali e sobri, a condividere i tanti doni che la vita ci pone davanti. A compare prodotti molisani. Ad essere veri!


Decisivo è stato il riferimento al numero 112 della Laudato Si, spiegatoci dalla professoressa Fiorenza Ylenia. Un numero che chiede la liberazione dal paradigma tecnocratico imperante, per creare una nuova sintesi, fatta di segni alternativi nella produzione e nel consumo. Ha poi fatto un preciso appello per il riconoscimento della donna, per una sua maggior leadership, specie in Amazzonia, dove la mamma ha un ruolo fondamentale nella trasmissione della cultura ecologica. Quasi maestre di vita, che vanno però garantite con spazi sempre più ampi e rilevanti nel campo della formazione. Per concludere con questo bellissimo slogan del Sinodo: “La chiesa accolga sempre più lo stile femminile di agire e di comprendere gli avvenimenti!” . Così i due sinodi, quello in Vaticano e quello nostro diocesano, si sono intrecciati, attorno alla parola chiave: TERRA ALLEATA! Un vero impegno socio-politico e una sfida culturale aperta.


E’ proprio vero quello che si percepisce, seguendo i lavori del Sinodo vaticano: una Chiesa che cammina in Amazzonia; e l’Amazzonia che parla alla Chiesa. Anzi, che insegna alla Chiesa tutta. Ed insegna cammini nuovi, nello stupore di un’ecologia integrale. Con una nota teologica finale. Se bruciano le foresta è perché ancora poco abbiamo creduto alla fondativa verità: il nostro Dio è il Padre, onnipotente, creatore del cielo e della terra. Tutto perciò è dono suo, gratuito, inviolabile. E Gesù Cristo è il Signore del cielo e della terra. Ponendo lui al centro, tutto diventa sacro e benedetto! Una verità che si deve trasformare in una autentica conversione ecologica, arrivando fino alla rilettura del Parco del Matese, per chiedersi, in chiarezza: se ci sono così tante resistenze, è forse perché ne abbiamo trascurato la base fondativa etica e spirituale?!

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