Giornata mondiale per la pace: al via gli incontri con i genitori di Stefano Cucchi e Maria Lucia Avvantaggiato

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Avrà luogo a Campobasso sabato 12 ottobre, presso i locali della Curia arcivescovile di via Mazzini n° 80 con inizio alle 18.30, il primo di tre incontri in vista della 47° Giornata mondiale per la pace dal tema: “Fraternità, fondamento e via per la pace”, come da indicazioni di Papa Francesco.La “Fraternità” diventa chiave di volta che consente di promuovere la cultura dell’incontro e di superare definitivamente la cultura dello scarto. Di fronte ai numerosi e “molteplici drammi che colpiscono la famiglia dei popoli – povertà, fame, sottosviluppo, conflitti, migrazioni, inquinamenti, disuguaglianza, ingiustizia, criminalità organizzata, fondamentalismi – la fraternità è fondamento e via per la pace”.

 La promozione di questa serie di incontri vuole essere un primo passo in vista della marcia della pace del 31 dicembre 2013 a Campobasso: “Per aiutarci a superare “la globalizzazione dell’indifferenza”, sostengono i referenti di Pax Christi Molise, ed imparare un nuovo modo di vivere le nostre relazioni umane che ci porti ad una ‘globalizzazione della fraternità’”. Il primo appuntamento affronterà il tema: “Non c’è pace senza giustizia” e si arricchirà delle testimonianze di Rita e Giovanni Cucchi (genitori di  Stefano) e Maria Lucia Avvantaggiato, dirigente dell’Istituto penitenziario di Lanciano.“Il mondo produce le sue insicurezze e precarietà perché vuole offrirci la sua medicina: la sempre inossidabile “pax romana”, ma Gesù è venuto a portarci la pace vera , non quella del mondo, ma quella dell’amore e della fraternità”, evidenzia Antonio De Lellis, membro del consiglio nazionale di pax Christi per cui “La fraternità, via e fondamento per la pace” è accompagnata da una intuizione che “ci aiuterà a capire come  correlata è l’indissolubile legame presente in ogni autentico rapporto umano tra “ferita” e “benedizione”. Prima o poi ogni persona fa una esperienza che segna l’inizio della sua piena maturità: capisce nella propria carne ed intelligenza che se vuole sperimentare la benedizione legata al rapporto con l’altro deve accettare la ferita. Comprende cioè che non c’è vita buona senza passare attraverso il territorio buio e pericoloso dell’altro, e che qualunque via di fuga da questo “combattimento” e da questa agonia conduce inevitabilmente verso una condizione umana senza gioia all’origine della quale c’è anche la grande illusione che il mercato o l’impresa burocratica e gerarchica ci possano regalare una buona convivenza senza dolore, ci faccia incontrare un altro che non ci ferisce, che non combatte , ma semplicemente scambia innocuamente con noi”.
In effetti ci stiamo sempre “incontrando” in questo modo negli anonimi mercati post-moderni. Ma forse stiamo uscendo dal territorio dell’umano, se è vero che l’umano inizia con la gratuità, che è sempre un’esperienza di relazione interumana rischiosa e quindi potenzialmente dolorosa.La drammatica e tristissima vicenda di Stefano Cucchi ci racconta di persone che non si sono comportate come fratelli, che probabilmente hanno abusato del proprio ruolo e che non hanno riconosciuto in Stefano un fratello da rispettare nella sua dignità di persona. Stefano è il nome che diamo oggi ai tanti che subiscono violenze e soprusi proprio ad opera dello Stato e dinanzi ai quali dovremmo convertirci e convertire le stesse strutture di peccato.“La questione di Stefano – precisa De Lellis – s’inserisce nella più generale condizione di chi viene ristretto ed apre squarci di luce sulla attuale condizione carceraria. Dio chiede a Caino ovvero ad ognuno di noi, alla società: “Dov’è tuo fratello?” Dobbiamo rispondere a questa domanda e ricordarci che quando Caino riconosce in Abele suo fratello, chiede di poter essere perdonato per quello che ha fatto. Dio gli da una possibilità, quella di ricostruirsi, una famiglia, una città. Dio ci ricorda che “senza perdono non c’è società”. Perdonare non è cancellare l’ingiustizia che il reo ha commesso, ma offrire una possibilità di conversione a colui che ha sbagliato, affidandolo all’amore di Dio ed alla responsabilità  dell’uomo”.
È possibile contattare l’Ufficio Stampa del Movimento cattolico all’indirizzo mail [email protected]

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