Esiste ancora il Molise?

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di Massimo Dalla Torre

Con questa domanda, alquanto retorica si potrebbe obiettare, cercheremo di fare una breve disamina, da ignoranti a trecentosessanta gradi, su un argomento che tiene banco specialmente nei salotti dove “i perbenisti ben pensanti” purtroppo albergano, anzi bivaccano. Argomento al centro d’interviste, dibattiti, articoli e disquisizioni che vede quasi quotidianamente l’intervento di personaggi più o meno noti e di conseguenza forse affidabili, intellettuali, studiosi, politici, sociologi, scrittori e opinionisti che cercano di dare la spiegazione e di conseguenza l’indirizzo per fare chiarezza su di un “quid” di cui si parla da tempo. Il quale, per dirla con tutta franchezza, non appartiene alla gente, specialmente quella che non sa come arrivare alla fine del mese perché le vicissitudini del quotidiano li affligge. Argomento che è regolarmente scansato, ignorato perché la desertificazione morale e materiale è entrata nel DNA specialmente di chi è costretto a emigrare senza speranza di poter tornare.

Questa è l’amara realtà che fa della domanda – titolo un nodo non districabile perché non ci sono i modi e soprattutto i mezzi e la volontà per farlo, eppure si continua, almeno in certi ambienti a parlarne, senza però giungere a soluzione.

La quale, giustifichi l’esistenza di un territorio che muore ogni giorno di più dove il regionalismo, macroregioni, proposte di frazionamento territoriale, lavoro, sanità, infrastrutture, insediamenti produttivi, disoccupazione e disagi sono i mattoni di una costruzione decadente che si cerca, forse per orgoglio o per far rivivere un passato politico più o meno glorioso, aggiungiamo noi, da tenere in piedi, senza sapere che il tutto prima o poi crollerà lasciando solo ed unicamente polvere e calcinacci, pronti ad essere sgombrati per far spazio chissà a cosa? questo è un altro punto di domanda.

Realtà che rimane sulle pagine sbiadite di pubblicazioni relegate negli scaffali di “biblioteche della mente” di pochi aficionado che oggi non trova proselitismi, se non sporadiche commemorazioni o tavole rotonde, cui la gente non partecipa perché non interessata. Realtà che mostra come il “corridoio di passaggio” di cui abbiamo scritto tante volte, è quanto mai percorso da chi, pur apprezzando il paesaggio, solo quello, cerca altre opportunità, fa altre scelte, sbagliando pure, e non si ferma a pensare seriamente se è il caso di rilanciare di una realtà che potrebbe, usiamo il condizionale, essere l’opportunità che si cerca senza dover guardare altrove.

Invece no perché il Molise con poco più di 320.000 abitanti rimane un’entità geografica buona solo a far parlare di sé per le avversità meteorologiche che annualmente lo caratterizzano o per sporadici avvenimenti che si esauriscono nel giro di poche ore. Questo è il Molise di cui i Molisani sono vittime incolpevoli. Attori di un dramma scritto da chi falsamente dice di voler far risorgere l’identità territoriale che è pura utopia, illusione.

Un dramma che sancisce definitivamente la dura verità: SIAMO LA TERRA DI SCIZIA dove le aquile che un tempo volteggiavano alte se ne guardano bene a fare il nido, perché “le asperità” non lo permettono e questo per la ventesima regione dello stivale, forse a breve frammentata in due o più parti, non né bene né accettabile, ecco il perché del titolo interrogativo, foriero purtroppo di verità.

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