#corpedelascunzulatavecchia/In ospedale c’è chi sta bene e chi sta male

Oggi voglio raccontarvi di un mio carissimo amico, era di un anno più grande di mio padre, amico di mio padre, ma io lo consideravo un mio amico. Ma devo dire anche lui, infatti in quei momenti di confidenza “tra amici” ha sempre detto: “… mi devi credere come un fratello”, mai mi ha detto come un figlio, cosa che sarebbe stata più naturale vista la differenza di età.


Il nome? Non l’ho detto? Eh, per me era un cosa tanto normale che non ho detto come si chiamava il mio amico: era Claudio Gianfagna.


Con Claudio abbiamo preso il caffè la mattina per anni, poi andavamo tutti e due al “lavoro”, ovviamente le virgolette sono per Claudio visto che era pensionato.
Ritornando a bomba: Quei dieci minuti del caffè della mattina erano un sunto di vita vissuta e di storia. Si andava dalla sua esperienza come agente di commercio per la Pavesi (trentacinque anni di lavoro e milioni di chilometri percorsi) sino ai racconti di quando lui ed il fratello furono arrestati ed imprigionati (non in senso figurato, ma in senso CIRCONDARIALE), ed alle numerose lotte fatte a Campobasso subito dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Un uno dei tanti racconti una mattina mi raccontò di quando i campobassani afflitti dalla penuria di sale sfondarono il portone della prefettura con un camion sottratto ai pompieri, oppure di quando affrontò il colloquio con il direttore vendite della Pavesi. Alla domanda del direttore se fosse vero che era comunista, il nostro Claudio rispose seraficamente: “volete assumermi per vendere i biscotti o per fare i comizi?” come detto fu assunto e ci lavorò sino alla pensione.


Oggi, incontrando il figlio di Claudio mi è tornato alla mente uno dei suoi racconti.
Il soggetto del suo racconto era L’Onorevole Nicola Crapsi, o come lo chiamava Claudio “don Nicola”.

Nicola Crapsi, nato a Santa Croce di Magliano, fu eletto sindaco di Santa Croce nel 1921, e nel 1922 in seguito alla marcia su Roma dei fascisti fu esautorato e dovette riparare a Giulianova dove visse gli anni del fascismo lavorando come elettricista, non si iscrisse al PNF e quando lo fece per avere un posto di lavoro gli fu negato. Tornato in “patria” dopo la seconda guerra mondiale il nostro “don” Nicola si dedicò anima e corpo alla lotta politica e sindacale con la CGIL abitando a Campobasso e fu nominato segretario provinciale del PCI da Botteghe Oscure.


Claudio lo frequentò in quel periodo e mi raccontava che spesso, in accordo con la moglie, la sera lo accompagnava a casa e si fermava a cena perché, come diceva la signora, “Nicola avrebbe cenato anche lui per far compagnia a Claudio, diversamente non avrebbe cenato”. Erano periodi neri, neri assai ve lo ricordo con un episodio, sempre raccontatatomi da Claudio: una mattina mentre stavano parlando Claudio notò che “don” Nicola indossava la camicia con il collo rattoppato. Non era moda come adesso con i pantaloni “sgarrati” era necessità. “don” Nicola si accorse che Claudio guardava il collo rattoppato della sua camicia dove campeggiava spavalda “la pezza” nemmeno tanto a colore, e disse accarezzandosi il collo: “Eh, certo adesso devo andare alla Camera dei Deputati, dovrò necessariamente comprare delle camicie nuove”. Ma non fu dato sapere che ci fosse o mneo la disponibilità per l’acquisto delle camicie.

Questo era “don” Nicola Crapsi, sindaco esautorato dal fascismo, prima ancora “ragazzo del 99” durante la prima guerra mondiale, elettricista per sopravvivere in terra marchigiana durante il fascismo per arrivare a sedere alla camera dei deputati come primo (e comunista) deputato molisano.


Il miglior racconto, però, delle “gesta” di “don” Nicola Crapsi, Claudio me lo fece una mattina di maggio, ricordo era il mio compleanno, e Claudio mi raccontò di quando Crapsi fu ricoverato in un Policlinico romano. Insieme a “don” Nicola nella stessa stanza, o forse camerata, ci capitò un signore di Campobasso, ed ebbero a fare conoscenza come (diremmo oggi) tra “terroni fuori sede”.

Tra un aneddoto ed un racconto i nostri due molisani riuscivano a far passare il tempo tra un esame ed una radiografia. Un giorno si presentò nella loro stanza un medico con fare trafelato. Si presentò, era il primario del reparto e chiedendo scusa al nostro “don” Nicola che nel frattempo era stato eletto Onorevole, chiede scusa, dicevo, per averlo sistemato in una camera con più letti. Si scusò un’altra volta ed invitò l’Onorevole Crapsi a seguirlo, aveva fatto in modo di fargli avere una stanza singola. “don” Nicola ringraziò dicendo di essere si Onorevole, ma prima di tutto un malato come tutti gli altri. Il nostro conterraneo, compagno di stanza di “don” Nicola, da quel momento abbandonò la Democrazia Cristiana per il Partito Comunista apprezzando il comportamento di un uomo di potere, ma di giusta visione della vita.


Ed eccoci giunti all’epilogo dello scritto. Tutto questo per dire che sono giorni che penso a chi si presenta al Pronto Soccorso facendosi scortare dal Direttore Generale Asrem (come si legge sui giornali non solo online) lascia il tempo che trova. E proprio perché lascia il tempo che trova mi viene da ricordare un altro proverbio: “chi semina vento raccoglie tempesta”. Questo perché se dopo sessanta anni qualcuno ricorda ancora l’operato di “don” Nicola Crapsi, un motivo ci sarà. Come sicuramente ci sarà un motivo se tra sessanta anni si ricorderanno gli epiteti sui social che si sta beccando questo Governo Regionale. I social, come diceva Umberto Eco, hanno dato voce agli imbecilli, ma se tutti scrivono le stesse cose non credo siano tutti imbecilli. Non credo!

A chiusura mi preme specificare che questo non vuole essere un articolo storico, solo dei ricordi di chiacchierate con una persona a me cara. Quindi, sempre con affetto e stima: statevi arrivederci.
Franco di Biase

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