Campobasso, la città dal pollice verde, ma all’ingiù

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Non tornerò sul parallelismo con la ‘ex’ città giardino, che sarebbe comunque pertinente, né ritengo che si debbano addossare tutte le colpe all’attuale amministrazione: ma sembra oramai evidente che a Campobasso da alcuni anni ci sia una tendenza ad abbattere alberi, a volte perché malati, altre perché danneggiano il senso estetico, altre ancora per favorire le procedure edili di costruzione. Almeno da due lustri il ‘portafoglio arboreo’ è stato intaccato, non sempre con spiegazioni convincenti. Riporto naturalmente l’ultimo caso, quello dell’intera fila di alberi lungo Via Trivisonno, di fronte l’ex-campo sportivo Romagnoli, perché avrebbero dato fastidio, con le loro radici, anzi a dirla tutta avrebbero causato problemi, ai lavori di costruzione di un marciapiede. Ora nel dubbio tra il favorire il marciapiede o l’albero io la penso evidentemente in maniera diversa rispetto all’amministrazione cittadina, ma io sono cittadino e non mi pongo certi problemi; voglio brevemente citare un’esperienza che dimostra che cittadini e istituzioni possono anche pensarla alla stessa maniera.

Anni addietro rimasi colpito da un’iniziativa intrapresa da un’amministrazione comunale in Emilia Romagna, dove ero in breve vacanza; notai che diversi alberi erano stati ‘liberati’ dal marciapiede perché con le loro radici lo danneggiavano creando delle gobbe. Orbene per risolvere la questione se salvare gli alberi o il manufatto, lì decisero di togliere ampi pezzi di pavimentazione, creando delle aiuole dove non c’erano, con l’albero al centro e recinti di ferro battuto: alla vista molto bello anche lo spettacolo delle radici che si ‘elevavano’ dalla soglia stradale, ma rimanendo nella terra. Sistema nobile ma suppongo anche costoso e quindi lo cito come esempio e non dico che a Campobasso avrebbero potuto fare ugualmente, ma che prima di abbattere gli alberi avrebbero potuto considerare qualche soluzione simile ma più economica.

Lo ripeto, non è un fatto di questa amministrazione, ma investe anche le precedenti. Vado a memoria: i lavori nella villa dei Cannoni hanno portato, già dalla loro realizzazione alla morìa di essenze di vario tipo, la storica sequoia nella piazza Cesare Battisti è stata abbattuta, pare perché morente e pericolosa, l’albero di fronte il palazzo ex-Inail (per il quale, come per la sequoia, in molti si chiesero se fossero stati fatti tutti i tentativi utili per salvarlo). E ancora: nella zona di Vazzieri anni addietro sono stati abbattuti decine di pini marittimi perché, si disse, portatori di problemi a chi soffre di allergie a tema, di recente in Viale Elena altri due alberi storici sono stati abbattuti e in linea di massima ogni zona della città ha visto molti abbattimenti di alberi e poche ricostruzioni del verde. Non parliamo poi delle iniziative private: lungo la strada che porta dal capoluogo verso Ferrazzano nella zona alta, l’intera fiancata di una collina è stata distrutta per creare lottizzazioni edilizie enormi che poi non sono neanche state completate; all’ingresso della città un piccolo boschetto ha lasciato spazio ad un palazzo, anche questo non completato, almeno per il momento. Per non parlare degli alberi abbattuti, a centinaia, dopo abbondanti nevicate perché risultati inevitabilmente danneggiati e pericolosi, solo in minima parte sostituiti da rachitici alberelli. Si potrà dire senza tema di smentite che molti sono stati ripiantati (è il caso di Viale Elena e traverse limitrofe o del centro storico); ma i nuovi sono fuscelli che avranno un aspetto simile ai predecessori fra una trentina di anni.

Non sono mancate le dichiarazioni di buone intenzioni da parte degli amministratori negli anni; ricordo ancora l’impegno dell’Amministrazione comunale a favorire l’immissione di un nuovo albero per ogni nuovo nato al Cardarelli; allora mi informai sommariamente ed emerse che avrebbero dovuto ripiantare, in un anno, diverse centinaia di essenze arboree e così a seguire negli anni successivi. Tenendo fede a quell’impegno ora dovremmo avere verde ovunque in città, forse una foresta. Impegno quindi, preso un po’ alla leggera o rispettato molto parzialmente. L’eccezione, come detto, è il centro della città: la zona tra Viale Elena, il Corso e Via Roma è da tempo oggetto di una maggiore attenzione, anche se con alcune temporali ‘dimenticanze’, in particolare nella gestione delle aiuole. Infine un inciso: quando in Emilia Romagna chiesi il motivo dell’imponente lavoro sulle aiuole, un cittadino disse che le radici dovevano ‘respirare’ e che la vita di un albero vale e fa bene alla città più di una comoda passeggiata sul marciapiede. Non aggiungo altro.

Stefano Manocchio

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