Un vino,un territorio/ Veneto- Valdobbiadene Prosecco Cartizze Brut di Ruggeri

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Pietro Colagiovanni*

Il territorio: Torniamo in Veneto e, come spesso ci capita, parliamo di un vino, o meglio uno spumante, che è universalmente noto: il Prosecco. E’ il vino più venduto al mondo, oltre 500 milioni di bottiglie l’anno di cui circa il 60% viene esportato.

Grazie ad un prezzo medio di gran lunga inferiore al blasonato Champagne, ad un’immediatezza e versatilità nel bere che lo rende adatto per qualsiasi momento conviviale il Prosecco nel mondo è diventato il vino del party, della festa, della spensieratezza. Il Prosecco di questa settimana proviene dalla zona (appena 106 ettari) più rinomata e conosciuta per la produzione di questo spumante, Cartizze.

Cartizze è una località compresa tra i borghi Fol/Follo, Saccol nelle rispettive frazioni del comune di Valdobbiadene, S.Stefano e San Pietro di Barbozza. La cantina Ruggeri, uno dei nomi più importanti nella produzione di questo spumante ha sede proprio a Valdobbiadene il cuore, la capitale del Prosecco. Le prime notizie certe di Valdobbiadene si hanno nel 1116 in un atto dell’imperatore Enrico V.

Cartizze -Valdobbiadene panorama

Nel medioevo il comune è stato al centro di numerose guerre tra signori e feudatari che di volta in volta l’hanno governato. Tra questi la famiglia di origine germanica degli Ezzelini, tra cui si ricorda, anche perché collocato all’Inferno da Dante Alighieri, Ezzellino III da Romano, detto il Terribile. Valdobbiadene entrò poi a far parte del dominio della Serenissima e ne seguì le sorti storiche e politiche.

Da segnalare il Duomo di Santa Maria Assunta edificato nella sua attuale forma alla fine del XVIII secolo. La viticoltura ha radici antiche in zone ma oggi Valdobbiadene è universalmente conosciuta per la produzione del Prosecco e nel luglio del 2019 l’Unesco ha riconosciuto le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene quale patrimonio dell’Umanità.

Il vitigno: il Prosecco è frutto, principalmente anche se non esclusivamente, di un vitignoa bacca bianca, la Glera. La bottiglia di questa settimana è prodotta con Glera al 100%. la storia del nome di questo vitigno è interessante per capire come una politica intelligente può valorizzare le tante eccellenze che ci sono in Italia. La Glera sino al 2009 si chiamava semplicemente Prosecco. Con un Decreto Ministeriale si decise di denominare il vitigno Glera attribuendo la denominazione Prosecco al territorio di produzione. In questo modo si è evitata la debacle che l’Italia ha subito sulla denominazione Tokaj (attribuita all’Ungheria e tolta all’Italia e al Friuli Venezia Giulia). Vitigno semiaromatico dai vivaci profumi fruttati infonde al Prosecco un sapore ed un profumo inconfondibile.

Il vino: nata nel 1950 la cantina Ruggeri della famiglia Bisol è una delle cantine più importanti e rinomate per la produzione del Prosecco. Una produzione di 1,6 milioni di bottiglie annue con la punta di diamante del Prosecco Cartizze, premiato più volte dai critici del settore. Il Cartizze Brut di Ruggeri ha un colore giallo paglierino delicato e ha i profumi classici del Prosecco e del suo vitigno di origine, la Glera. Profumi di mela e aromi di fiori d’acacia e glicine, il tutto ben amalgamato ed armonico. Al sorso questa armonia si matiene intatta ed elegante, cosa non sempre facile nella produzione del Prosecco, specie nelle fasce qualitative più basse. Ma questo è uno spumante di qualità, ben fatto e ben realizzato. Un sorso vivace ma mai esuberante, uno spumante che dà sprint ad un antipasto di pesce, a degli stuzzichini, a delle preparazioni festose senza essere mai volgare, eccessivo, debordante.

Valutazione: 4,25/5

Prezzo medio: 16 euro

Rapporto qualità/prezzo: favorevole

* fondatore e amministratore del gruppo Terminus, giornalista, sommellier Ais

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