Termoli Bene Comune – Rete della sinistra scrive al ministro della salute Speranza

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Riportiamo il testo della missiva che il Movimento Termoli Bene Comune – Rete della sinistra ha inviato al ministro della salute Speranza:

Egregio Ministro, di fronte all’emergenza dovuta alla pandemia da covid-19, la Giunta regionale del Molise ha assunto iniziative tardive, ondivaghe ed inadeguate, quando non sbagliate, spesso in palese contrasto con il Commissario ad acta, nominato dal Governo per risanare il servizio sanitario regionale.


Nonostante che la nostra regione sia tra quelle meno colpite dal virus, la gestione balbettante dell’emergenza ha causato e sta causando pesanti ricadute negative sui molisani, che ormai dall’inizio di marzo non possono accedere ai servizi sanitari, se non per le urgenze. Il blocco degli ambulatori e dei ricoveri non in acuzie procura disagi e rischi anche gravi alla salute dei cittadini, nella diagnostica come nella cura. Ritardare la diagnosi e la cura può peggiorare il quadro clinico e comunque comporta il protrarsi di una condizione di sofferenza.


Soltanto pochi giorni fa l’ASReM ha comunicato che doterà gli ospedali di base pubblici di Termoli e di Isernia delle attrezzature necessarie a verificare i tamponi; attività cruciale, che è gravata e continua a gravare completamente sull’ospedale pubblico di Campobasso, DEA di I livello, con la conseguenza che i tamponi vengono centellinati agli stessi operatori sanitari, che sono i soggetti più esposti. Sempre e solo sull’ospedale pubblico di Campobasso è stato caricato il compito di fungere da centro regionale anti-covid, monopolizzando a tale scopo il reparto di rianimazione.
Il 5 marzo è stato bloccato l’ospedale di Termoli, che serve un distretto sanitario con circa 100.000 abitanti, in quanto sono risultati positivi al covid-19 due medici ed un tecnico di laboratorio. La riapertura, per le urgenze e per i trattamenti indifferibili, è avvenuta soltanto due settimane dopo, scontando lungaggini ed indecisioni sul da farsi.
Il 10 marzo l’ASReM ha emanato il “Piano aziendale per la gestione dell’emergenza coronavirus”: un documento inservibile, perché del tutto vuoto, sia dal lato della previsione dei possibili scenari che delle azioni conseguenti.
Le vicende legate alla pandemia si innestano su una già grave condizione del SSR del Molise.
Il SSR del Molise è entrato nella procedura di “risanamento” nel 2008 ed ancora non se ne vede la fine. I Presidenti di Regione che fino al 2018 si sono succeduti anche nel ruolo di Commissari del SSR hanno seguito tutti una medesima strategia di fondo, incardinata su tagli feroci al personale ed agli investimenti. Tale strategia non ha risanato i bilanci, ma è stata molto efficace nel disfunzionare la struttura e ridurre i servizi ai cittadini.


Nonostante i tagli, il SSR del Molise continua ad essere uno dei più spreconi d’Italia: dal 2011 al 2017 la spesa sanitaria annua pro capite in Molise ha oscillato intorno a 2.100 euro, contro una media Italia di quasi 1.900 euro; i 200 euro di spesa aggiuntiva non trovano riscontro in prestazioni maggiori o migliori offerte ai molisani, anzi è vero il contrario, dunque sono dovuti a maggiori sprechi, rispetto alla media nazionale. Gli sprechi – che appaiono incomprimibili – non sono mai dovuti al caso: dietro lo svantaggio per i molti c’è il vantaggio per i pochi.
Se prescindiamo dalle prestazioni “per natura” affidate a privati (medici di base, farmaci, riabilitazione extraospedaliera, ecc.), che assorbono il 23% della spesa del SSR (22% nella media Italia), il Molise si distingue per il peso debordante nell’assistenza ospedaliera e specialistica (visite ed esami) dei privati accreditati, che nel Molise raccolgono il 26% della spesa per ricoveri ed ambulatori, contro la media nazionale del 16%, che – tradotto in denaro – vuol dire un esubero di quasi 50 milioni.


Gli ospedali ed i centri diagnostici accreditati – complice l’accondiscendenza della Regione – orientano le loro attività verso le prestazioni che offrono un margine maggiore, non verso quelle che maggiormente servirebbero ai molisani. Da qui un doppio scandalo: il Molise è la regione al primo posto in Italia nelle percentuali della mobilità sia passiva che attiva.


L’indice di fuga (mobilità passiva) dal 2013 al 2018 è andato sempre in crescita, passando dal 23% al 29%, contro una media nazionale che era dell’8% ed è salita al 9%. In altre parole, quasi un terzo dei ricoveri di molisani avviene fuori regione. La mobilità passiva non comporta solo una perdita economica per il SSR del Molise (80 milioni nel 2018), ma rappresenta soprattutto un grave disagio per i circa 13.000 molisani e per le loro famiglie, che ogni anno sono costretti a cercare fuori i servizi che avrebbero diritto di ottenere in regione.
Si può credere che la mobilità passiva sia più che compensata da quella attiva (103 milioni nel 2018), dove il Molise è nuovamente in testa con un indice di attrazione nel 2018 del 31%, anch’esso in crescita rispetto al 27% del 2013. Il differenziale positivo tra mobilità passiva ed attiva (23 milioni nel 2018) è solo un’apparenza contabile, perché i due fenomeni sono economicamente e socialmente incomparabili. Sul piano sociale, il disagio dei molisani che devono rivolgersi fuori regione non si compensa con il disagio dei fuori regione che vengono in Molise. Sul terreno economico, il 94% dei ricavi da mobilità attiva finisce nelle strutture private accreditate. Se aggiungiamo che il SSR del Molise recupera la differenza attiva dopo circa due anni, mentre paga a 60 giorni i privati accreditati, salta fuori anche un costo implicito per anticipazioni finanziarie non inferiore ad un milione.
Il permanere della condizione deficitaria dei bilanci del SSR ha comportato l’innalzamento del prelievo tributario da devolvere obbligatoriamente al SSR; ma è emerso che la Regione dal 2015 al 2018 ha trattenuto illegittimamente un terzo delle maggiorazioni tributarie, per un importo pari a 29,7 milioni. Per il 2019 dovrebbero essere “maturati” altri 20 milioni di maggiorazioni, che la Regione ancora non versa al SSR.
Rompendo la “tradizionale” nomina del Presidente della Giunta regionale a Commissario alla sanità, il 7 dicembre 2018 il Governo nazionale ha nominato un Commissario ad acta “esterno”, che l’attuale Presidente della regione Molise non perde occasione di contestare (ha tentato, perdendo, anche la via giudiziaria). Si è arrivati così ad uno stallo istituzionale, tanto che deve essere ancora approvato il Programma operativo 2019-2021, che ormai andrebbe realisticamente messo da parte, per lavorare al Programma operativo 2021-2023.
Egregio Ministro, quanto illustrato impone un Suo intervento deciso e preciso, per fornire al Commissario ad acta gli strumenti atti a rompere lo stallo istituzionale che blocca il rilancio dei servizi del SSR. Diciamo rilancio, non soltanto ripianamento economico, ché un’ottica di ulteriori tagli sarebbe non solo economicamente illusoria, ma specialmente ingiusta.
Riteniamo pertanto necessario che vengano estese anche al Molise le disposizioni contenute nel Capo I del cd. Decreto Calabria (DL 35/2019, convertito con modificazioni nella legge 60/2019), che consentono al Commissario ad acta, all’esito di verifiche semestrali, se motivatamente negative, di rimuovere il Direttore generale dell’ASReM, sostituendolo con un Commissario straordinario, il quale, a sua volta, se del caso, può motivatamente rimuovere il Direttore amministrativo e quello sanitario.

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