Si aiuta il settore “Industriale” ma è il commercio che paga il prezzo più alto della crisi

bonus-soldiIn Molise , per esempio, si potrebbero azzerare, congelare, rimodulare i finanziamenti concessi per il tramite della FINMOLISE agli operatori del commercio che sono falliti e rimasti disoccupati

La crisi economica che ancora investe il nostro Paese,tra recessione e austerity, ha fatto in modo che i lavoratori autonomi in generale e quelli del settore commerciale in particolare, risultino essere la fascia che, proporzionalmente, ha pagato il conto più salato di questi c anni di crisi, perdendo man mano circa 420 mila posti di lavoro e bruciando circa 70 miliardi di reddito disponibile. E’ da tempo che andiamo sostenendo che occorre quantomeno un momento di riflessione sulla vicenda, almeno dal punto di vista “del lavoro”.

Avevamo lanciato l’allarme – almeno da un paio di anni addietro – facendo rilevare come per i lavoratori autonomi, composti in larga parte da piccoli e micro imprenditori (in prevalenza del settore commerciale, almeno nella nostra realtà territoriale) fosse diventato insostenibile il “peso” che, tra fisco e recessione, stava finendo – come poi ha finito – di “schiacciare” la categoria. In verità, in taluni proclami, anche del Governo centrale viene riconosciuta l’esigenza di ridurre la pressione fiscale anche attraverso un piano di tagli della spesa pubblica inefficiente e improduttiva: ma ancora siamo in attesa di verificare come i tagli saranno portati avanti in modo coraggioso. E’ un dato certo e verificabile in qualsiasi momento (…. basta fare un “giro” per le strade storicamente votate al commercio della città capoluogo della Regione Molise: Via Mazzini, Viale Elena, il corso……) per rendersi conto che gli effetti della crisi sul “lavoro autonomo” (leggi commercio) si siano fatti sentire a partire dalle molte chiusure di attività in proprio e dai conseguenti effetti sull’occupazione. Si è trattato e si tratta di un “sacrificio” elevatissimo e, proporzionalmente, molto più alto rispetto al lavoro dipendente,che non è sostenibile, soprattutto in una realtà territoriale come il Molise che ha fin qui “vissuto” di terziario. Questo mix di crollo occupazionale (che, poi, equivale a dichiarazioni di “fallimento” per molte attività commerciale), insieme alla pressione fiscale sul “patrimonio” e sui servizi, ha determinato una pesante diminuzione ( se non completo azzeramento!!!!) dei “redditi primari” della famiglie che di attività commerciali hanno fin qui vissuto. L’ammontare dei “redditi smarriti” e che la “politica” (anche locale) non prova a far ritrovare ci ha portato al convincimento che servono – ora più che mai – interventi diretti a favorire la ripresa occupazionale e la crescita dei redditi delle famiglie che rappresentano una priorità , non solo per la politica economica del Paese, ma anche e soprattutto per le genti molisane. Le risorse necessarie vanno trovate, sicuramente, nei tagli alla spesa della “finanza pubblica” (….anche il Governo regionale!!!!!…) e, nell’intanto, come provvedimento immediato, visto che si è “finanziato” (con soldi pubblici) zuccherificio, “gallinificio”, “abitificio”, e……., si potrebbe, quanto meno intervenire presso la Finanziaria dell’Ente Regione ( la FINMOLISE) procedendo al “congelamento”, “rimodulazione”, “piano di rientro e o di abbattimento” dei finanziamenti a suo tempo concessi agli operatori del terziario che, allo stato, non sono in grado di “restituire” ed “onorare” in quanto “caduti nel fallimento” e nella cessazione di attività: rimanendo senza alcun reddito. Anche questa – che può sembrare provocatoria – è una proposta precisa che facciamo alla Regione Molise, nell’ottica di “cambiare rotta” e di andare ( prima volta nella storia) “incontro ai commercianti” e non solo e sempre ad altre categorie: un intervento di tale portata sarebbe veramente un segnale di vero cambiamento.

Luigi Zappone

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