Recupero del patrimonio di frutti antichi, presentato il libro di Michele Tanno

1961

Il 25 luglio scorso, presso il vivaio forestale regionale di Campochiaro, è stato presentato il libro – Frutti antichi del Molise – di Michele Tanno nel quale è riportato la storia delle piante di melo, pero, cotogno e sorbo una volta coltivate e diffuse sul nostro territorio. Oltre alla descrizione e illustrazione di 60 varietà di meli, 70 di peri, 3 di cotogno e 4 di sorbo, nel corposo volume sono ricordati i custodi e cultori dei frutti, da Don Damiano Petrone, parroco di Montagano all’inizio del Settecento, che promosse la coltura dei frutti, ai più giovani operatori e promotori dei tempi attuali. Completano il volume un capitolo dedicato alle Vicende e leggende dei frutti e un altro sul Paesaggio e Patriarchi dei frutti. Il libro vede la luce dopo un lungo e certosino lavoro di monitoraggio e di esperienze di Michele Tanno nel campo agricolo e frutticolo in particolare.
Già nel 1985, l’autore, allo scopo di promuovere uno studio preliminare sul patrimonio pomologico molisano, presentò all’Assessorato Regionale all’Agricoltura una proposta di recupero di antiche varietà di meli, peri e viti (tra cui la Tintilia, Moscato e Morese) ancora presenti sul territorio, sin d’allora in abbandono e in pericolo di estinzione. Il progetto, d’interesse generale e di modica spesa, era diretto anche alla costituzione di un vivaio di specie, varietà e vitigni locali – allora mancante nel Molise – ma non fu ritenuto degno di considerazione: i tempi, forse, non erano maturi per capirlo.
Dopo quattro anni di attesa e di solleciti fu eseguita un’indagine di massima sul territorio tesa a individuare alcune piante antiche di meli e di peri meritevoli di essere salvate. Il materiale rinvenuto e prelevato fu innestato e piantato in otto campi dimostrativi dislocati presso altrettante aziende agricole del Molise centrale. Il successo dell’iniziativa fu immediato, anche se alcuni campi non fornirono risultati apprezzabili per mancanza d’assistenza tecnica o noncuranza degli agricoltori.
Le prove ben riuscite suscitarono grande interesse tra i vari agricoltori.
Nel 2009, per ampliare e completare l’opera intrapresa, un gruppo di quattro appassionati professionisti fondò l’associazione Arca Sannita allo scopo di riscoprire e valorizzare semi, frutti e piante in via d’estinzione nel Molise e nel Sannio. Con la forza e la libertà delle proprie idee e azioni – e con il solo l’aiuto delle proprie tasche – convinti di fare cosa onesta e opportuna, il gruppo ha iniziato un primo e importante lavoro di ricognizione di ciò che di buono, sano e utile hanno coltivato, custodito e trasmesso generazioni di contadini e cultori di cose agricole e che la civiltà industriale moderna ha abbandonato e distrutto negli ultimi 30-40 anni. In circa cinque anni di vita l’Arca ha organizzato diversi eventi culturali con gruppi di amatori e incontri didattici con le scuole oltre che convegni, mostre pomologiche e serate di degustazione dei prodotti autoctoni. Inoltre, la stessa associazione ha promosso e realizzato la costituzione di giardini storici di piante antiche molisane sia presso fondi agricoli privati sia in suoli pubblici a scopo conservativo, produttivo, culturale e didattico. Nel 2010 l’Arca Sannita, per l’attività svolta ha ricevuto il premio nazionale “Bandiera Verde” conferito dalla Confederazione Italiana Coltivatori.
Nel 1913 la Regione Molise ha emanato un bando pubblico per recuperare il Patrimonio arboreo autoctono e naturalistico del Molise e possibile ruolo nei sistemi produttivi regionali.
Il bando di gara è rimasto aggiudicato a un vivaio privato di Ferrazzano che si è avvalso della consulenza ed esperienza dell’autore, Presidente dell’associazione Arca Sannita.
A questo proposito è stato compilato e pubblicato, oltre un apposito schedario pomologico delle specie e varietà recuperate e messe a dimora nel campo di conservazione regionale di Campochiaro, il presente volume monografico per far conoscere, riscoprire e valorizzare il patrimonio colturale e culturale frutticolo del passato al fine di preservare, tutelare e migliorare quello da trasmettere alle nostre generazioni future. (Silvia Cimino)

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