Per la vera ripresa? Basterebbero tre cose fatte bene

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Se dagli Stati generali dell’economia uscirà un lungo menù, come il Piano Colao con oltre 100 pagine e 70-80 cose da fare saranno inutili e da perdita di tempo, solo se emergerà un’idea chiara, cioè due o tre priorità strategiche, ben definite, sarà utile e di prospettiva.

A parte scuola, trasporti e assistenza sanitaria, a chi oggi ne ha bisogno perché colpito duramente dall’emergenza Covid, per rilanciare davvero l’Italia in questo momento indicherei tre interventi chiave.

Uno: gli investimenti pubblici, perché con i finanziamenti che non mancheranno sono la forma di spesa pubblica in grado di sortire il maggiore impatto sulla domanda e sull’economia.

Due: la riforma della pubblica amministrazione per renderla più snella e con tempi di risposta più veloci ed efficaci.

Tre: la riforma della giustizia nei suoi tre comparti, amministrativa, civile e penale, perché senza certezza del diritto l’economia non funziona.

Credo ci sia stata la necessità di avere una strategia che renda più facile fare attività d’impresa in Italia, infatti nella classifica Doing Business della Banca mondiale l’Italia è da tempo oltre il cinquantesimo posto come facilità di fare impresa.

Nei decreti già varati dal governo abbiamo visto aiuti ad aziende decotte, bonus a pioggia, regali ad alcuni settori non necessariamente strategici, come i produttori di monopattini.

Il piano Colao è un menu, da cui il governo può partire e trasformarlo in una strategia, indicando priorità, tempi e costi di attuazione, non dà priorità che è compito della politica ma potrebbe essere uno strumento utile, alcuni punti mi piacciono, altri meno, come la nuova idea di condono, pomposamente e incomprensibilmente chiamata voluntary disclosure.

Se la crisi andrà avanti, bisognerà pensare a nuovi finanziamenti per autonomi e per la cassa integrazione, che potrebbero essere decisi, anche, più avanti.

Occorrerebbe prima di tutto una profonda semplificazione, il sistema fiscale è ormai una giungla, anche per i commercialisti sta diventando ingestibile, abbiamo ancora più di cento tasse: basterebbero 700 milioni per eliminare 30 di questi balzelli.

Chiudere i lavori avviati ad oggi neppure il ministero dell’Economia sa quanti sono i cantieri aperti, perché è difficile reperire questi dati all’interno della pubblica amministrazione. Non si sa perché certe opere siano ferme, quanto sia già stato realizzato e quanto manchi per completarle. Più o meno si sa che i cantieri aperti valgono tra i 60 e gli 80 miliardi di euro da spendere per chiudere ciò che è già stato avviato prima ancora di aprirne di nuovi.

Non esiste una programmazione,non esiste una pianificazione, abbiamo informazioni frammentarie, già questo dà l’idea che non ci stiamo muovendo nel modo giusto.

Viene montato un poco giustificato allarmismo sul piano occupazionale generato da numeri dati dal calcolo dell’Istat in maniera alquanto semplicistico e semplice: siccome tutti prevedono un calo del Pil del 10%, anche l’occupazione dovrebbe secondo questi calcoli scendere del 10%, il che si traduce nei 2 milioni di posti di lavoro in meno.

Non è detto che la caduta sia così forte, anche se nella migliore delle ipotesi potrebbe essere del -8% come prevede il governo.

La produzione industriale è crollata a marzo e aprile, ci sono ancora riaperture parziali e condizionate dai distanziamenti, interi settori come il turismo o la ristorazione sono bloccati e la domanda internazionale è in frenata.

Si spera nel 2021 in un recupero più veloce di quello che adesso analisti ed economisti prevedono.

Alfredo Magnifico

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