Molisani nel Mondo/ Olindo Melaragno “La Voce del Popolo Italiano”. Era nato a Forlì del Sannio

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*rubrica a cura di Geremia Mancini e Mariateresa Di Lallo

Il Molise è fatto da molisani, anche da quei molisani che sono emigrati, perchè costretti o per scelta, soprattutto a cavallo delle due Guerre mondiali, ma sempre con un pensiero rivolto alla loro terra, e che si sono distinti in vari settori nel mondo. Con questa rubrica vogliamo ricordarli ma anche ridare dignità ai nostri borghi, ai nostri talenti e nel contempo riaccendere l’attenzione su questo piccolo lembo di terra, non solo per storia, cultura e paesaggi ma anche dal punto di vista degli ingegni.

Purtroppo il Molise come i molisani illustri, non sono presenti sui libri di storia, ma è giusto far conoscere ai molisani in primis, alle giovani generazioni, che i loro avi, si sono distinti nel mondo, con sacrifici, allontanandosi dai propri familiari, a volte non riuscendo a tornare nella loro terra d’origine. Di settimana in settimana racconteremo la storia di ognuno di loro, ricordando anche il paese di nascita molisano.

Olindo Melaragno “La Voce del Popolo Italiano” era molisano. Con il suo giornale fece opinione e condizionò la politica statunitense. Fu, per lunghissimi anni, il riferimento della comunità italo-americana. Era nato il 1 novembre del 1867 a Forlì del Sannio (oggi provincia di Isernia)
Olindo Melaragno nacque a Forlì del Sannio (oggi provincia di Isernia) il 1 novembre del 1867 (il padre, Leonardo, morì l’anno dopo la nascita del piccolo). Sin da piccolo mostrò una intelligenza vivace ed una straordinaria capacità allo studio. Ma era soprattutto nella scrittura che eccelleva. In Italia assolse il dovere militare. Immediatamente dopo sposò Barbara. Nel 1890 arrivò, Filomena, la sua prima figlia. L’anno successivo emigrò per gli Stati Uniti dove nel 1893 nacque Beatrice (sarà, da soprano, una affermata cantante lirica) .


Intanto Olindo era riuscito, nel breve, a conquistare la stima degli italo-americani e a collaborare con vari giornali. Poi nel 1904, con il cugino Fernando, coronò il suo sogno. Un giornale tutto suo. Nacque così: “La Voce del Popolo Italiano”. Il primo giornale italiano di Cleveland (Ohio) che inizialmente fu anche pubblicato come “L’Italiano” e “Il Progresso Italiano in America” prima di assumere, il 2 aprile del 1904, la sua denominazione definitiva.
Arrivò a vendere 50.000 copie e divenire un giornale in grado di fare opinione. Condizionò per lunghi anni la politica americana. Si sforzò sempre di promuovere un profondo senso di italianità. La sede del giornale era ai margine del quartiere “Little Italy”.


Il giornale promosse iniziative a favore degli emigranti e moltissime volte raccolte di denaro. Favorì il nascere di scuole per italiani. La linea editoriale fu, sin dall’inizio, vicina ai repubblicani e il suo interesse per le questioni europee aumentò, naturalmente, dopo l’entrata in guerra dell’Italia nella prima guerra mondiale. Nel 1921 morì Barbara sua moglie.


Qualche anno dopo, nel 1923, sposò Elvira Valentini dalla quale ebbe, nel 1926, il figlio Victor. Il giornale espresse, sempre, un quasi “viscerale” anticomunismo. Questa posizione indusse Olindo Melaragno, all’indomani della Marcia su Roma, ad assumere un benevolo atteggiamento verso Mussolini. Del resto anche i residenti di “Little Italy”, soprattutto all’inizio, sembrarono apprezzato la svolta italiana.


E fu proprio Mussolini a sollecitare Re Vittorio Emanuele a che concedesse a Olindo Melaragno l’importante titolo di “Cavaliere della Corona” (L’Ordine della Corona era un’onorificenza del Regno d’Italia). La Rivista “Il Carroccio”, in quella occasione, disse: “questo riconoscimento è andato a uno dei capi più intelligenti e autorevoli dell’Ordine dei Figli d’Italia”. Olindo Melaragno morì, a Cuyahoga Country, il 10 aprile del 1937.


La moglie Elvira, coraggiosamente, assunse la responsabilità di dare continuità al giornale. Dopo l’entrata in guerra dell’ Italia, come alleato della Germania, la “La Voce del Popolo Italiano” assunse una posizione di assoluta e dura condanna verso il fascismo. Poi, nel 1944, il giornale voluto, realizzato e diretto da Olindo Melaragno decise di chiudere definitivamente i battenti.


Forlì del Sannio
Il comune, in provincia di Isernia, è collocato nel cuore degli Appennini, nel punto in cui l’Appennino centrale cede il passo all’Appennino meridionale (Bocca di Forlì). È caratterizzato da un territorio totalmente montano, attraversato dal torrente Vandrella che nasce a nord-ovest alle Bocche di Forlì e confluisce nel Fiume Vandra, a sua volta affluente di sinistra del fiume Volturno.
Fino agli inizi dell’Ottocento appartenne all’Abruzzo Ultra, per poi venire ceduto al Contado del Molise. Nel 1970 passò alla neonata provincia di Isernia. Ha risentito nel corso degli anni del fenomeno dell’emigrazione che ha portato ad un calo crescente degli abitanti, a partire già dai primi del novecento con punte di flusso migratorio dopo la Seconda guerra mondiale.

Chiesa di san Biagio
L’edificio religioso e’ costituito da tre navate ed ha sette altari dei quali quello maggiore e quello liturgico sono alzati rispetto alla pianta della navata centrale. Sull’ingresso vi e’ collocato l’organo a canne. L’acquasantiera del ‘600 riporta l’effige del duca di Carafa. L’altare liturgico e’ di recente costruzione su proposta della pro-loco. Sulla facciata della chiesa vi e’ scolpito un orologio solare in pietra.
La chiesa principale è dedicata a S. Biagio ed è citata nella pergamena che papa Lucio III inviava nel 1182 a Rainaldo, vescovo di Isernia. Per la prima volta appare il nome attuale della chiesa: in Forulo plebem S. Blasti. Si tratta certamente dell’attuale S. Biagio più volte trasformata nel tempo ed oggi ben tenuta dal parroco don Franco. All’esterno il campanile quadrato accoglie ancora il quadrante di uno scomparso orologio all’italiana, con il piatto diviso in sei ore. Una rovinatissima epigrafe lo sovrasta per ricordare che fu posto nell’ANNO AB ORBI REDENTO 1711. Una delle ultime trasformazioni interne alla chiesa avvenne nel 1744, quando già aveva assunto un impianto planimetrico a tre navate. L’altare maggiore, del XVIII sec., è stato evidentemente saccheggiato. Mancano gli angeli dei capi-altari e la porticina originale del tabernacolo. (arch. Franco Valente )

Chiesa Beata Vergine della Pietà
La chiesa e’ collocata nella zona piu’ alta del paese su una piccola pianura di un pendio. L’edificio religioso viene raggiunto in processione dai fedeli nel giorno della passione di Gesu’. Internamente si presenta composta da un solo ambiente a pianta quadrata con le pareti in pietra affrescate.


Santuario Santa Maria delle Grazie
Nel Santuario Santa Maria delle Grazie si venera la statua della Vergine risalente al secolo XVIII posta in una nicchia al di sopra dell’altare maggiore, nella parte inferiore della statua erano posti degli angioletti che vennero trafugati in seguito. L’origine del santuario risale alla vecchia cappellina che venne in seguito ampliata.

Su un lato della piazza sottostante l’antico nucleo fortificato vi è il Monumento ai caduti . L’opera è del perugino Torquato Tamagnini (1886-1965), celebre autore di vari monumenti ai Caduti. Qui il premio ai martiri della guerra è consegnato da una donna in abiti liberty che solleva l’alloro. Sul fondo è posto un grande pannello di bronzo con Minerva sulla biga. Bella sul retro la protome dal capo laureato di una donna dalla cui bocca fuoriesce un serpente che caccia acqua.

*Geremia Mancini – presidente onorario “Ambasciatori della fame”
*Mariateresa Di Lallo – giornalista pubblicista, appassionata di storia, usi e costumi medioevali e ricercatrice di tradizioni popolari molisane

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