Molisani nel Mondo/ Henry Carl Peco fu “medico di guerra”, con l’esercito canadese, durante la Seconda Guerra Mondiale. Era nato ad Acquaviva Collecroce

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*rubrica a cura di Geremia Mancini e Mariateresa Di Lallo

Il Molise è fatto da molisani, anche da quei molisani che sono emigrati, perchè costretti o per scelta, soprattutto a cavallo delle due Guerre mondiali, ma sempre con un pensiero rivolto alla loro terra, e che si sono distinti in vari settori nel mondo. Con questa rubrica vogliamo ricordarli ma anche ridare dignità ai nostri borghi, ai nostri talenti e nel contempo riaccendere l’attenzione su questo piccolo lembo di terra, non solo per storia, cultura e paesaggi ma anche dal punto di vista degli ingegni. Pultroppo il Molise come i molisani illustri, non sono presenti sui libri di storia, ma è giusto far conoscere ai molisani in primis, alle giovani generazioni, che i loro avi, si sono distinti nel mondo, con sacrifici, allontanandosi dai propri familiari, a volte non riuscendo a tornare nella loro terra d’origine. Di settimana in settimana racconteremo la storia di ognuno di loro, ricordando anche il paese di nascita molisano. Per questo abbiamo deciso di unire la storia dei “molisani” emigrati con la storia del paese di nascita.

Henry Carl PECO (in realtà in vero cognome era Peca) nacque ad Acquaviva Collecroce (CB) in strada Calvario, l’11 aprile del 1906, da Felice (ventiseienne – figlio di Carlo “proprietario” e di Giovina Valerio “contadina”) e da Mariantonia Silvestri (ventitreenne – figlia di Cesare “proprietario e Maria Berchicci “contadina”).

I suoi genitori si erano sposati ad Acquaviva Collecroce il 21 febbraio del 1904. Il padre, Felice, emigrò nel 1907 ed arrivò ad “Ellis Island” a bordo del piroscafo “Italia”. Dopo un breve periodo trascorso negli Stati Uniti il padre si trasferì a St. Thomas cittadina del Canada situata nella regione meridionale dell’Ontario. Henry Carl e la madre lo raggiunsero nel 1910. Henry frequentò la “Holy Angles” e poi la ”St. Thomas Collegiate”. Dopo il diploma ha frequentò la “Western University Medical School” di London in Ontario , laureandosi nel maggio del 1930. Lavorò come medico presso il “Brantford General Hospital” fino al giugno del 1931, lasciando l’Ontario per la prima pratica medica in Scotland sempre in Ontario.

Tornò successivamente a London al “Victoria Hospital”. Nel maggio del 1933 divenne ufficiale medico civile per il Dipartimento della Difesa Nazionale, lavorando nei campi di Longbranch e Lac Suel Project a Hudson in Ontario. Da lì si trasferì a Wallaceburg e lavorò come medico di famiglia dal maggio 1935 al dicembre 1940. Henry si arruolò poi con la “ The Royal Canadian Army Medical Corps” (RCAMC) e fu di stanza ad Halifax e Mulgrave nella provincia di Nuova Scozia. Con il grado di capitano Peco fu inviato all’estero nel settembre del 1942 dove prestò servizio nei teatri di guerra in Inghilterra, nel Mediterraneo e in Europa nord-occidentale fino alla fine della guerra. Ritornò in Canada nella primavera del 1945.

Dopo le sue dimissione dall’esercito, il Dr. Peco lavorò con il Dr. J.R.M. Martin di Chatham. Proseguì gli studi presso il “Royal Victoria Hospital” di Montreal e il “Victoria Hospital” di London dove ottenne la specializzazione in anestesia. Ritornò a Chatham nel 1949 stabilendo lì il suo studio privato. Divenne punto di riferimento per gli emigranti italo-canadesi. Sposò Evelyn Carolyne Cogliate (1916-2016) dalla quale ebbe tre figlie e un figlio. Collaborò con il “St. Joseph” a Chatham e presso il “Sydenham District Hospital” di Wallaceburg. Henry Carl PECO morì il 31 agosto del 1970.
( Foto in evidenza: un giovane Henry Carl Peco)

Acquaviva Collecroce – panorama

Acquaviva Collecroce (CB): È uno dei tre comuni molisani di origine croata (il nome in croato è Kruč). La presenza di popolazioni slave è testimoniata dal XVI secolo. Esse sono giunte in Italia contemporaneamente agli Albanesi, tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI secolo, provenienti forse dalla valle della Narenta, nell’attuale Bosnia ed Erzegovina e Croazia. La lingua, il croato molisano, è štokava-ikava, ed è tuttora parlata insieme all’italiano.

Chiesa Santa Maria Ester


Cultura e monumenti:
Chiesa di Santa Maria Ester: La chiesa è la sola nel paese, rifondata nel 1715 sulla vecchia struttura. L’edificio ha due facciate con il portale riccamente decorato, mentre la parte retrostante in piazza non ha entrate. Il simbolo del portale riproduce quello dei Cavalieri di Malta, che avrebbero avuto in possesso il paese in età medievale. L’interno si presenta a tre navate: la navata centrale presenta al centro il maestoso e predominante Altare Maggiore, di stile barocco del 1780 tutto in marmo con tre gradini, con i simboli del giglio della purezza e della palma del martirio. Dietro l’altare Maggiore vi è l’antico coro tutto in legno che veniva usato per la recita dell’Ufficio da parte dei canonici.
Nel suo interno, si trovano tele sei-settecentesche: ” l’Addolorata”, “S. Maria Ester”, “S. Michele Arcangelo”, il “Martirio di S. Biagio”, la “Madonna del Carmelo” e l’Addolorata”, nonchè le due statue di S. Michele e dell’Immacolata, opere del Di Zinno. Interessante anche il fonte battesimale del sec. XVIII, la cui parte inferiore, in pietra, è sormontata da una parte in legno di noce con un’aquila.

Merita attenzione una lapide con la formula SATOR, che può essere letta in tutte le direzioni.È uno dei quadrati magici, di incerta interpretazione, diffusi in diverse parti d’Europa e legati anche alla simbologia dei Templari. Il quadrato magico di Acquaviva Collecroce potrebbe essere una traccia della storia degli antichi ordini cavallereschi.

SATOR _ foto Franco Valente

“Questa pietra misteriosa, per i significati magici che vengono attribuiti alla frase che vi è scolpita, rappresenta certamente motivo di curiosità. Si tratta di un “palindromo” famoso in tutto il bacino mediterraneo e per il quale si sono scervellati decine di studiosi nel tentativo di capirne il significato…. ( arch. Franco Valente )

Le fontane
La presenza di abbondante acqua ebbe evidentemente a determinare sia la scelta del sito per l’insediamento sia il nome del paese, Acquaviva, cui successivamente fu aggiunto Collecroce oltre che per motivi storici, anche per distinguere il comune da altri esistenti in Italia con lo stesso nome o anche per il maestoso Calvario con tre Croci posto, da sempre, alle sommità del paese e quindi su di un colle. Nell’intero territorio del paese si trovano diverse Fontane. Nel lato ovest: nella parte bassa del Colle, la “Marmarica” e il “Pisciariello” (Pišaraj)’, nella parte mediana la “Fontana Vecchia” (Funda Stara) e la “Fontana Nuova” (Funda Nova) (1898) e, più a monte, La “Fontanella” (Fundica). Nel lato est: l’Okvavit (l’Acquavite) nella parte bassa, le “Trocche” (Kortij) (1870) nella parte mediana e più a monte la recente Kurtina al posto del precedente Kanalič. Vi sono altre 5 fontane sparse nella zona che prendono il nome dal soprannome dato ai proprietari terrieri con cui confinano. Alcune delle fontane sopra citate erano usate anticamente per fare il bucato e per potervi attingere acqua per uso domestico con le cosiddette Tine di rame. Negli anni ’70 è stata costruita, nei pressi della zona chiamata “Piazzetta”, una grande fontana zampillante, con tre vasche di diverse dimensioni e sopra un piccolo monumento in pietra consistente in un uomo di bassa statura che regge in mano un fiasco. Al lato di questa grande struttura vi è il “Fontanino”, con zampillo sempre attivo che permette al passante di dissetarsi di un’acqua molto fresca ricavata dall’acquedotto locale.

Maja di Acquaviva Collecroce

Festa del Maja: 1° maggio. In Molise la tradizione sopravvive in quattro paesi: Acquaviva Collecroce, Fossalto, Lucito, dove si svolge nella giornata del primo maggio e Colledanchise dove invece si svolge ogni prima domenica di maggio. La ricorrenza della pajara viene celebrata il 1 maggio ad Acquaviva Collecroce grazie alla collaborazione tra l’associazione culturalenNas Zivolt, la Pro Loco e il Comune. La tradizione vuole che un colorato corteo sfili per il paese, guidato dal Maja, il grande cono adornato di fiori, piante e ramoscelli, simbolo di fertilità, auspicio per un buon raccolto e celebrazione dell’arrivo della primavera. Dopo una ‘pausa’ di diversi anni, la tradizione è tornata in auge circa 20 anni fa grazie alla passione e all’impegno del professor Giovanni Piccoli con l’associazione “Nas Zivolt”. Da allora è diventata un appuntamento imperdibile e peculiare per la piccola comunità croata che richiama partecipanti anche da altri paesi.Il canto del Maja recita:”Ko je reka ka maja nimaša dokj? Jiskod vana ka ga vidiš prokj”.”Chi ha detto che maggio non sarebbe venuto? Esci fuori che lo vedi passare”

*Geremia Mancini – presidente onorario “Ambasciatori della fame”
*Mariateresa Di Lallo – giornalista pubblicista, appassionata di storia, usi e costumi medioevali e ricercatrice di tradizioni popolari molisane

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