LARINascita: ”Il 17 aprile occorre andare a votare SI “

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Domenica 17 aprile gli italiani saranno chiamati ad esprimere il proprio consenso riguardo la durata temporale delle trivelle in mare. Le concessioni adesso durano 30 anni con possibilità di proroga fino all’esaurimento del giacimento. Il referendum vuole che, per il futuro e per le sole concessioni entro le 12 miglia, una volta scaduti questi 30 anni, non possano esserci proroghe. Il quesito riguarda una ventina di concessioni della Edison e dell’Eni che “scadranno” fra il 2017 e il 2027. Sono in Adriatico (Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Molise), in Sicilia e nel mar Ionio (Calabria). Di queste concessioni una è unicamente a petrolio, Rospo Mare in Abruzzo, le altre sono tutte a gas o miste. Le piattaforme fuori dalle 12 miglia non sono interessate.
Seppure il quesito così come è posto riguarda solamente una questione specifica, il voto del 17 aprile assume innanzitutto una valenza politica, è infatti l’occasione utile per quanti desiderano vivere in un ambiente pulito e sono favorevoli alla produzione di energie green per manifestare dissenso rispetto a chi crede ancora che sia possibile rimenere ancorati al passato, alle energie fossili e inquinanti che, come ammesso anche dal governo, “le riserve di petrolio nei mari italiani equivalgono a 7-8 settimane di consumi nazionali e l’estrazione di gas soddisferebbe i consumi di 6 mesi”.
Anche ad analizzare la tematica dal punto di vista della ricaduta occupazionale che deriverebbe dalla chiusura degli stabilimenti coperti da convenzioni in scadenza, è ormai noto che nell’ultimo decennio la tendenza mondiale di occupazione verde cresce. In Canada gli ex lavoratori del petrolio chiedono di essere riqualificati per il lavoro nell’industria delle rinnovabili, negli Usa il lavoro nelle rinnovabili ha superato quello nell’industria petrolifera. E la cosa bella del lavoro verde è che spesso si tratta di piccole industrie, e quindi di ricchezza distribuita invece che di colossi e multinazionali. Invece di fare la guerra al referendum, perché il governo di Matteo Renzi e del suo PD non fa più politiche per incentivare le rinnovabili? L’uso di automobili elettriche? Il risparmio energetico?
Mentre il nostro Premier più o meno velatamente invita ad astenersi dalle urne, le istituzioni e i partiti a livello regionale così come a livello locale vige il silenzio, non ci si espone in merito al voto per lo stop alle trivellazioni in mare. A Larino, il silenzio è ancora più tombale, la tematica non ha appassionato né il Sindaco Notarangelo né qualcun altro dell’amministrazione comunale marcatamente di sinistra e anche di ecologia seppur con poca libertà, tanto che non è dato conoscere la posizione politica a riguardo così come appare disinteressata, ma non è una novità, l’intero panorama politico partitico sia di centrosinistra che di centrodestra.
Per il movimento LARINascita il 17 aprile occorre andare a votare SI per un futuro sostenibile, per non lasciare che i nostri mari diventino un far west di petrolieri, mettendo a rischio il Mediterraneo e soprattutto per far capire al governo che il nostro vero petrolio è il patrimonio storico e artistico del territorio, il fascino incontaminato dei paesaggi rurali, la qualità delle produzioni agricole, la bellezza delle nostre coste, culla della nostra storia e della nostra cultura.
In tal senso, il Movimento LARINascita nel corso della rassegna cineforum frentanorum che vedrà il prossimo appuntamento giovedi 14, intende stimolare la discussione in maniera più ampia sulle tematiche ambientali e sullo sviluppo energetico futuro del nostro Paese. Nell’occasione verrà proiettato il documentario “Nero d’Italia – Il petrolio della Basilicata”, regia di Valeria Castellano, una fotografia sulla regione che paga il prezzo più alto del sistema petrolio che fa dell’Italia un paradiso fiscale per le trivelle, dove l’estrazione del petrolio ha portato ben poco guadagno per lo Stato e per le popolazioni locali portando, invece, disagi, inquinamento e sospetti sulla salute pubblica. “Qui capita che gli animali muoiano senza un’apparente ragione; che dopo anni si scopra che qualcuno ha nascosto rifiuti industriali tossici nelle terre coltivate; che i dati sull’inquinamento siano tenuti nascosti.”

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